Il trapianto fecale

L’apparato gastrointestinale umano è colonizzato da numerose specie batteriche, le quali funzioni sono fondamentali per l’omeostasi dell’uomo: coadiuvazione alla digestione, maturazione dell’epitelio del colon, protezione dai patogeni, ecc. Quest’ultima funzione in particolare risulta di grande importanza: basti pensare che una alterazione del microbiota intestinale può predisporre all’insorgenza di differenti patologie, come ad esempio le gastroenteriti, le infezioni da Clostridium difficile o le malattie allergiche, ma può anche causare altre condizioni come disturbi del tratto gastrointestinale, sovrappeso, disordini comportamentali.

Microbiota del tratto gastrointestinale umano
Figura 1 – Microbiota del tratto gastrointestinale umano [credit: http://www.vincenzopiazza.it/microbiotica_intestinale_tiroiditi_malattie_autoimmuni.asp]

Trapianto di feci

Ad oggi sono disponibili molte strategie per risolvere suddetta situazione (definita “dismicrobiosi”), ma molte di queste non sono soddisfacenti dal punto di vista clinico, fatta eccezione per il trapianto di feci (FMT). Con trapianto di feci si intende il trasferimento dei batteri fecali (e di altri microbi) da un donatore “sano” ad un paziente che soffre di dismicrobiosi, col fine di normalizzarne la composizione del microbiota intestinale.

Cenni storici del trapianto di feci

Le prime tracce di un trapianto di feci derivano dalla Cina del quarto secolo: il materiale fecale, chiamato “zuppa gialla”, veniva usato per trattare la diarrea, e la procedura è stata poi estesa a pazienti con disordini gastrointestinali quali costipazione, dolore addominale, ecc. Nel 1958, Eiseman e i suoi colleghi trattarono con successo un paziente malato di colite pseudomembranosa con la FMT, e nel 2013 Els e colleghi dimostrarono che la FMT praticata in soggetti con infezione da C. difficile ricorrente dava risultati migliori, in termine di risoluzione dei sintomi, rispetto al singolo trattamento con antibiotici.

Infezioni di C. difficile a seguito di un decremento della diversità microbica (a sinistra), ed i risultati dell'incremento della diversità microbica in seguito al trapianto fecale.
Figura 2 – Infezioni di C. difficile a seguito di un decremento della diversità microbica (a sinistra), ed i risultati dell’incremento della diversità microbica in seguito al trapianto fecale [credit: https://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(15)00680-0/fulltext]

Come avviene il trapianto fecale

I donatori vengono selezionati mediante la somministrazione di un questionario, alla quale si aggiungono un’analisi del sangue e del materiale fecale a 4 settimane dalla donazione. Ovviamente, il tempo che intercorre dallo screening alla donazione dev’essere minimo: l’FMT French Group raccomanda che tale intervallo non deve eccedere i 21 giorni, così da ridurre il rischio di contaminazione. Il materiale fecale così prelevato deve essere lavorato entro 6 ore dalla donazione, e può essere conservato a temperatura ambiente fino alla successiva lavorazione. Circa 50 g di materiale fecale vengono mixati con 150 ml di soluzione sterile normale di cloruro di sodio. Il mix viene poi filtrato per eliminare il grande materiale particolato. Infine, il ricavato viene diviso in più siringhe da 60 ml (circa 4-5) e quindi infuso nel paziente.

Vie di somministrazione

Le principali vie di somministrazione includono l’esofagogastroduodenoscopia (EGD), un’intubazione nasogastrica, naso-digiunale o naso-duodenale, la colonscopia, un clistere oppure una semplice somministrazione orale. Uno studio ha dimostrato che la somministrazione attraverso il tratto gastrointestinale inferiore (colonscopia, clistere) ha un tasso di risoluzione clinica maggiore rispetto alla somministrazione attraverso il tratto gastrointestinale superiore (EGD, intubazione).

Terapia

Da un punto di vista terapeutico, molti studi hanno dimostrato l’efficacia della FMT nei confronti delle infezioni da C. difficile. Recentemente, sta nascendo un interesse nell’applicazione della FMT anche nei soggetti con IBD (malattia infiammatoria idiopatica intestinale) e sindrome dell’intestino irritabile, ma anche in pazienti con disordini extra-gastrointestinali, come obesità e sindrome metabolica, sclerosi multipla, autismo, infezioni da microorganismi con resistenza multi-farmaco, ecc.
Di contro, basandoci sulla corrente evidenza clinica, non ci sono ancora controindicazioni per la FMT.

Alessio Felici

Fonti

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