Microbiota e cervello: una comunicazione a doppio senso

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La comunicazione tra intestino e cervello è fondamentale per la salvaguardia della salute umana. Negli ultimi due decenni, in particolare, è emersa l’idea che i trilioni di microrganismi presenti nell’intestino, noti come microbiota intestinale, siano tra i principali regolatori dell’asse intestino-cervello.

Molteplici studi hanno esaminato il modo in cui tali microrganismi intestinali comunicano con il cervello e hanno individuato una correlazione fra questi ultimi e disturbi psichiatrici e psicologici di vario tipo.

Alla scoperta del microbiota

Il microbiota intestinale costituisce la comunità microbica del tratto enterico ed è, quindi, un “meta-organo”, ovvero, un organo privo di corrispondenza anatomica; esso è fondamentale nella vita dell’uomo e rappresenta l’ecosistema più complesso della natura.

E’ composto da un numero di batteri pari quasi a tre volte il totale delle cellule dell’intero corpo umano e da almeno quattro milioni di diversi tipi di  batteri che vivono in stretto contatto “mutualistico” con la mucosa intestinale. I principali sono Bifidobacterium, Lactobacillus ed Eubacterium, ma ve ne sono di numerose altre specie e tutti insieme conducono funzioni per noi essenziali:

  • Favoriscono la bio-diversità dei nutrienti e la metabolizzazione delle calorie;
  • Sintetizzano diverse vitamine;
  • Regolano l’espressione del sistema immunitario nella mucosa intestinale;
  • Sostengono la peristalsi intestinale;
  • Proteggono la mucosa intestinale, dunque l’intero organismo, da aggressioni di microrganismi patogeni, prevenendo la comparsa di molte infezioni.

Quando queste comunità vivono in equilibrio vi è una condizione definita di eubiosi. Essa è molto importante perché permette alle varie componenti del microbiota intestinale di essere funzionalmente efficaci e soprattutto di essere sincronizzate tra loro e con gli altri componenti dell’ecosistema intestinale.

La condizione di disequilibrio è, invece, definita disbiosi ed è correlata a diversi disturbi e patologie quali diabete, obesità, problemi cardiovascolari, ma, anche morbo di Alzheimer, di Parkinson, depressione, ansia, schizofrenia, disturbo bipolare, ecc. Questo perché vi è una forte relazione tra cervello, microbiota ed intestino nota come: asse microbiota-intestino-cervello.

Asse microbiota-intestino-cervello

La comunicazione fra intestino e cervello avviene attraverso il nervo vago sulla base di neurotrasmettitori comuni, come la serotonina che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore e viene prodotta per il 90% dalle cellule enterocromaffini, o enteroendocrine, cellule epiteliali site principalmente nello stomaco e nell’intestino.

All’interno dell’intestino quest’ormone è in grado di mediare funzioni come la peristalsi, la secrezione, così come la sensazione della nausea. Ecco allora che, attraverso il nervo vago, questi segnali vengono veicolati dalla serotonina al cervello che li associa, ad esempio, al senso di sazietà.

Ulteriori studi dimostrano anche che il microbiota abbia un importante ruolo nell’attivazione dei precursori della dopamina (implicata nei circuiti del piacere e della ricompensa, ma anche nella genesi del morbo di Parkinson), e della noradrenalina prodotta nei casi di grandi stress psico fisici.

Poiché la relazione tra intestino e cervello è a doppio senso se è vero che lo stato di salute dell’intestino si riflette sul cervello, è vero anche il contrario: periodi particolarmente stressanti possono incidere sul normale funzionamento dell’intestino con alterazioni della peristalsi (e conseguenti episodi ad esempio di stipsi o di colite) e della produzione di acidi, di enzimi, di ormoni. Allo stesso modo dieta e disordini intestinali possono avere ricadute sull’umore.

Come varia il microbiota

Il nostro microbiota intestinale cambia costantemente nel corso della vita:

  • Subito dopo la nascita, esso è caratterizzato da un’elevata abbondanza di Enterobacteriaceae, Bifidobacteriaceae, Clostridiaceae e bassi livelli di Lachnospiraceae e Ruminococcaceae;
  • Dopo lo svezzamento, la sua diversità complessiva diventa comparabile a quella degli adulti;
  • Durante l’adolescenza presenta una maggiore abbondanza di Bifidobacterium e Clostridium;
  • In età adulta sebbene la sua composizione sia generalmente costante, la sua stabilità diminuisce in età avanzata: alcuni studi hanno, infatti, rivelato che nel corso dell’invecchiamento si verifica una riduzione sostanziale dei lattobacilli e dei bifidobatteri benefici.

La famiglia batterica Porphyromonadaceae è risultata associata al declino cognitivo ed ai disturbi affettivi, inoltre, uno studio condotto da Valles-Colomer, Falony, Darzi, Tigchelaar, Wang e colleghi sostiene che le persone affette da depressione siano caratterizzate dalla presenza, nel loro microbiota, di due popolazioni di batteri: Coprococcus e Dialister, mentre è stato osservato che le diete che prevengono la riduzione legata all’età di Bifidobacterium, hanno effetti positivi per la salute sia nei topi che nell’uomo.

Come prendersi cura di intestino e cervello

Il microbiota intestinale è influenzato da molti fattori, tra cui dieta, esercizio fisico, farmaci e, a sua volta, ha un forte impatto su paura, stress e comportamenti alimentari.

Molte condizioni come l’anoressia e l’obesità sono per esempio associate a un microbiota intestinale alterato e studi condotti sui roditori e sull’uomo suggeriscono che i cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale possono influenzare le funzioni cognitive.

Per prendercene cura è fondamentale una buona alimentazione, in particolare, prestare attenzione alla reazione del nostro intestino ad alcuni alimenti e bevande ci permette di notare cosa può irritarlo maggiormente per moderarne o evitarne l’assunzione.

Ci sono cibi poi che per loro stessa natura (ad esempio per un alto livello di acidità) tendono a sovraccaricare il nostro apparato gastrointestinale costringendolo a un superlavoro che aumenta il rischio di irritazione. Un’alimentazione leggera e con il giusto apporto di fibre permette di mantenere il giusto equilibrio della flora intestinale, senza però rinunciare al gusto!

Perché, come abbiamo visto, anche il cervello vuole la sua parte e diete troppo restrittive rischiano di alterare il nostro umore e aumentare il livello di stress.

Qualora poi l’alimentazione non bastasse, può essere utile ricorrere all’integrazione di prebiotici e probiotici, come Proflora, che aiutano a mantenere in equilibrio la flora intestinale contribuendo alla salute dell’intestino e a sostenere il sistema immunitario.

Molto utile è anche l’attività fisica che, oltre a migliorare il tono muscolare, migliora anche l’umore aiutandoci a ridurre lo stress e i suoi effetti sull’intestino. Anche il giusto riposo ci può aiutare a tenere sotto controllo tensione, stress e ansia.

Fonti:

Un commento su “Microbiota e cervello: una comunicazione a doppio senso”

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