Morire al tempo di Atene

Vaso raffigurante Achille che medica Patroclo

Introduzione

“…E trovandosi loro da non ancora molti giorni nell’Attica iniziò per la prima volta a manifestarsi la peste per gli Ateniesi, nonostante si dicesse che anche prima si fosse abbattuta da molte parti e a Lemno e in altre zone; tuttavia non si ricordava che si fosse verificata in nessun luogo una simile pestilenza né una strage così di persone…”
(Thuc. II 47,2-48,3)

Con questi versi di Tucidide ci addentriamo all’interno dell’antica Grecia, epoca di eroi, di Dei, di poemi classici ma anche di malattie, guerre e morti.

In questo viaggio ci soffermeremo innanzitutto sulle pratiche mediche del tempo, utili per capire la mentalità dei greci, per poi parlare dell’argomento di maggior interesse nel campo microbiologico: la peste di Atene.

Medicina Greca, scienza o magia?

Raffigurazione di un serpente, simbolo della medicina nell’antica Grecia
Figura 1 – Raffigurazione di un serpente, simbolo della medicina nell’antica Grecia

Quando pensiamo agli antichi greci ci vengono in mente quasi sempre gli antichi Dei da essi venerati: Zeus, Era, Apollo. Erano figure di grande importanza che rivestivano un ruolo chiave nella vita di molti uomini. Non è quindi difficile intuire che anche la medicina era, almeno inizialmente, legata alla religione ed il concetto stesso di malattia era attribuito alla punizione divina (come si può anche osservare in opere come l’Iliade).

Fu solo grazie ad Ippocrate (460-370 a.C.), capo della scuola razionale, che la medicina assunse finalmente un carattere scientifico. Egli, ad oggi universalmente riconosciuto come “padre della medicina”, fu il fautore della cartella clinica e di concetti quali diagnosi e prognosi; l’attenzione che quindi era stata fino a quel momento incentrata sugli Dei, si spostava al paziente e lo scopo era quello di guarire il malato.

Se Ippocrate fu il padre della medicina ad Aristotele si deve certamente il riconoscimento più grande per la biologia, da lui considerata come parte integrante della fisica. Egli dedicò numerose opere all’argomento tra cui Historia animalium in cui descrisse ben 581 specie diverse.

Giuramento di Ippocrate, tutt’ora in uso da medici e odontoiatri
Figura 2 – Giuramento di Ippocrate, tutt’ora in uso da medici e odontoiatri

La peste di Atene

Dipinto di Michiel Sweerts raffigurante la peste di Atene
Figura 3 – Dipinto di Michiel Sweerts raffigurante la peste di Atene

La citazione riportata all’inizio è una chiara testimonianza di quello che avvenne ad Atene nel 430 a.C. nel bel mezzo della guerra del Peloponneso. Questa fu una delle più importanti guerre in epoca antica e vide come protagoniste le due città-stato di Sparta e Atene. Il risvolto di questa guerra si rivelò tragico per Atene che, nonostante si trovasse in un periodo particolarmente fiorente, commise un grave errore: nel 431 a.C. Sparta invase l’Attica alla ricerca di uno scontro diretto e Atene, guidata da Pericle, si rifugiò all’interno delle mura.

Questa mossa si rivelerà fatale in quanto sarà la scintilla che porterà alla diffusione della peste. Circa 200 mila persone entrarono infatti in una città che ne conteneva solo poche migliaia e in cui l’unica fonte di approvvigionamento era il porto del Pireo, veicolo stesso del virus mortale.

I sintomi

Con il termine peste si fa riferimento letteralmente a un’epidemia distruttiva (dal latino pestis ovvero distruzione, rovina, epidemia) e non alla malattia che oggi attribuiamo comunemente al batterio Yersinia pestis.
Il batterio o il virus causa della peste di Atene è infatti tutt’oggi sconosciuto, ma è stato possibile, nel corso degli anni, avanzare diverse ipotesi.

Un primo approccio in questo senso è stata l’analisi dei sintomi descritti dallo stesso Tucidide, e più tardi anche da Lucrezio. Egli racconta nel suo libro di come le persone subivano dapprima vampate di calore alla testa e bruciore agli occhi, dopodiché il male scendeva al petto provocando una forte tosse. Arrivato allo stomaco, era la volta del vomito e di un calore intenso che lambiva tutto il corpo, ricoperto quest’ultimo anche da pustole e ulcere. Infine, chi riusciva a resistere, veniva colpito da una violenta diarrea che portava dunque alla morte del malato.

Alla ricerca del virus della peste

Dai sintomi descritti si è pensato, come prima cosa, che dovesse trattarsi della peste bubbonica, ipotesi poi scartata a favore di malattie che meglio si adattano alle descrizioni fatte: tifo, ebola, morbillo, antrace.

La febbre tifoidea è tra queste sicuramente quella che meglio si adatta alla sintomatologia; essa è causata dal batterio Salmonella enterica e nella fattispecie bisogna prendere in considerazione i due sierotipi S. typhi e S. paratyphi, patogeni per l’uomo e responsabili della febbre tifoidea. Tra i sintomi dati da questo batterio ritroviamo la febbre alta, mal di testa, tosse, vomito, diarrea nella fase tardiva della malattia e in alcuni casi anche macchie nella cute.

Un secondo approccio per scoprire l’agente eziologico della peste è tramite l’analisi del materiale genico. In particolare, uno studio dello scienziato Powel Kazanjian sembra favorire l’ebola come virus della pestilenza.

Tracce del suo DNA sono state infatti rinvenute in diverse specie di topi, tra cui il topo della Norvegia. Quest’ultimo è però arrivato in Europa solo nel 1000 d.c. Inoltre Tucidide ci dice che erano anche gli stessi animali a morire per l’epidemia, evento che non si sarebbe verificato con un’infezione da ebola.

Nel 2005 invece, attraverso l’analisi della polpa di tre denti appartenenti ad Ateniesi, si sono scoperti batteri patogeni della febbre tifoidea, andando quindi ad avvalorare l’ipotesi di prima.

Infine, un’altra ipotesi da valutare, è l’esistenza di un nuovo batterio o un nuovo virus, oggi estinto, che avrebbe potuto provocare nel V secolo una tale epidemia.

Conclusioni

Nell’antichità batteri e virus erano soldati silenziosi e invisibili, responsabili di terribili cali demografici e di estremo dolore. Oggi queste testimonianze ci ricordano quanto sia importante la prevenzione, l’igiene e la ricerca.

Sono state infatti le condizioni di sovrappopolamento, la scarsa conoscenza della medicina (legata in modo pericoloso alla religione) e le terribili condizioni igienico-sanitarie a determinare la diffusione a macchia d’olio della pesta di Atene e a condizionare inevitabilmente una guerra il cui risvolto ha messo le basi per il mondo moderno.

Fonti

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