L’ombelico come sede di un micromondo

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La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e, come tale, ospita una serie di microrganismi, non visibili ad occhio nudo. Questi permangono nonostante sottoponiamo la pelle a continui lavaggi. Non risulterà, quindi, difficile immaginare come anche il nostro ombelico pulluli di microrganismi.

Il micromondo del nostro ombelico

A tal proposito risulta molto interessante la ricerca condotta dalla North Carolina State University sui batteri che occupano il nostro ombelico (Figura 1), a nostra insaputa.

Figura 1 – Ombelico [Credits: greenme.it]

Lo studio è cominciato per gioco nel dicembre 2010, quando un laureando della suddetta università ha voluto campionare i batteri presenti nell’ombelico dei suoi colleghi per creare delle originali cartoline natalizie. Questo “gioco di laboratorio” è stato utilizzato come spunto per delle successive analisi condotte sugli ombelichi di volontari incuriositi e, talvolta, anche disgustati da quello che può nascondersi in una parte del nostro corpo, spesso estranea alle cure igieniche.

Cosa è emerso dall’analisi di questi tamponi?

Dall’analisi di 60 ombelichi, il team ha scoperto 2.368 specie batteriche, 1.458 delle quali potrebbero essere totalmente nuove. In alcuni ombelichi prosperavano 29 specie, in altri 107. La maggior parte, però, ne conteneva circa 67. Il 92% dei tipi batterici era presente in meno del 10% dei soggetti, e molti tipi di batteri erano “esclusiva” di singoli soggetti (Figura 2).

Batteri trovati nell'ombelico
Figura 2 – Alcune specie trovate nell’ombelico: Micrococcus (in alto a sinistra), Bacilli (in alto a destra), Staphilococcus (in basso a sinistra) e Clostridi (in basso a destra) [Credits: Zanichelli]

Un giornalista scientifico, ad esempio, a quanto pare ospitava un batterio che, in precedenza, era stato trovato solo in Giappone, luogo da lui mai visitato. Un altro soggetto, che non si era lavato l’ombelico da diversi anni, ospitava due specie di cosiddetti batteri estremofili, che di solito prosperano nelle calotte di ghiaccio e nelle sorgenti idrotermali.

Ombelico e biodiversità

Nonostante le diversità, sono emerse alcune caratteristiche collettive. Sebbene non sia stato trovato neanche un ceppo comune a tutti i soggetti, otto specie erano presenti in più del 70% dei casi. E ogni volta che una di queste specie era presente, lo era in gran numero. “Questo rende l’ombelico un po’ come le foreste pluviali” spiega Dunn, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto.

In ogni foresta, lo spettro della flora può variare, ma un biologo può sempre contare su un certo numero di specie arboree dominanti. “L’idea che alcuni aspetti del nostro corpo siano simili a quelli di una foresta pluviale secondo me è molto bello”, aggiunge “e ha perfettamente senso per me come biologo. So qual è il prossimo passo da fare, so come muovermi.”

Prospettive future

Questo è quindi il primo passo verso studi più estesi sul microbiota del nostro ombelico, in particolare, e del nostro organismo, in generale. La ricerca, infatti, ha naturalmente fini che vanno oltre la semplice curiosità su cosa si nasconde nell’ombelico di ogni essere umano. Confrontando i dati con altre informazioni sui soggetti, gli scienziati confidano di approfondire le loro conoscenze sugli effetti che particolari specie di batteri possono avere sulla nostra salute.

La loro non è l’unica ricerca che si occupa dei microrganismi che popolano anfratti e cavità del nostro organismo: diverse ricerche hanno dimostrato quanto questi minuscoli esseri influiscano sulla nostra salute e siano alla base di funzioni immunitarie o, per esempio, dell’insorgenza dell’acne e ancora della morbidezza della pelle. Resta però da chiarire perché si trovano dove si trovano e il loro funzionamento.

Emanuela Pasculli

Fonti

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