Senape bruna: suoi Enterococchi, nostro Interferone.

Arcana σίναπι, egizia, indiana, ancòr che greca, da sempre presta nome e natura ad una fiorente varietà di piante erbacee della famiglia delle Brassicaceae. Viva matrice, oggi, di uno studio appena pubblicato, la Brassica juncea L., o senape bruna, in qualità di ospite prodiga di stipiti d’Enterococchi. Ed essi, con notevoli competenze immunomodulanti. Stimolatori genici d’espressione dell’interferone cellulare: audace segnalatore del nostro sistema immunitario innato.

Quanti ammettono che vi siano semi, prima delle salse in boccaccio, avranno ben chiara la sperimental mira di tale ricerca: la pianta, Sinapis juncea L., in Giappone (figura 1) naturalmente abitata da batteri lattici, LAB probiotici, con essi fermentata in salsa pickle, potrà fornire gustosa fonte di Enterococchi; induttori di una particolare classe di interferoni, gli IFN-λ; col che, assurgendo a sostenitori delle difese mucosali umane, contro attacchi virali.

Senape bruna wasabina: suoi Enterococchi, nostro Interferone. Dal pickle giapponese futuri antivirali batterici.
Figura 1 – Serigrafia. Fonte [samaradocet].

Pickle di senape bruna. Dono di fermentazione lattica.

Il pickle fa il paio, in India, col chutney. Salse speziate. A base di frutta e verdure fermentate. Diffuse dall’Africa all’Asia. L’origine è comprensibilmente antichissima; almeno quanto l’esigenza umana di conservare, e accantonar scorte di prodotti di natural racconta, prima, e poi di dura dedizione agricola, soverchie rispetto alle contingenti necessità.

Fermentazione, dunque. Spontanea coda di processo digestivo microbico, in luogo divenuto privo d’ossigeno. Un fervere di vite bacillari e non solo; un’esultanza monocellulare in faccia alle sfidanti condizioni micro-habitative. L’assenza d’ossigeno, già di per sé, non è accidente da poco.

Senape fermentata in Giappone: Brassica juncea L.

La Brassica juncea (figura 2), anche senape cinese, è frutto d’incrocio tra la varietà nigra L. -i cui primi semi risalgono all’età del bronzo-, ed una varietà rapa L. Ne risultano giunchiche piante d’alto fusto, pur erbacee, fino ad 1- 2 metri d’altezza. La juncea, origina da semi che pesano ben più di quelli della progenitrice nigra; ma come questi, ugualmente pungenti al palato.

Senape bruna, o indiana, o cinese, sempre sede di preziosi Enterococchi; che risvegliano l'interferone nostro, contro vil virali attacchi.
Figura 2 – Brassica juncea. Fonte [lizzieharper].

Son forzieri di molecole attivissime, queste Magnoliophytae: spiccano, tra i loro ardenti averi, i glicosinolati, glicosidi solforati, che per idròlisi enzimatica, liberano gli isotiocianati. Effettori d’antiossidante, sì, ma pur revulsiva, rubefacente e vescicante, azione, sui tessuti che raggiungono. Lacrimatoria, anche: la senape bruna è infatti appellata “wasabina“, non a torto. In fondo, la pasta radicale di Eutrema japonicum, qual wasabi, pure ha per locale soprannome “namida“, ancora “lacrime”. Nome, dunque, più che parlante, e redarguente sulla necessaria parsimonia d’impiego della sua sostanza.

Fermentazione: biologico gioco delle parti.

In principio è il sale, a sbarrare la strada alla proliferazione multigenere, su verdure da conserva. Appena aggiunto l’ingrediente, con piena dignità di strumento, infatti, sfavorirà molti ceppi del microbiota vegetale; esclusi così dalla scena, già al primo atto. Quando il sipario si riapre, sono pronti i microtolleranti del salino guazzo; ancor però richiedenti ossigeno, e consumanti questo, fin da render l’ambiente asfittico. Può trattarsi di Enterobacter cloacae, ed Erwinia erbicola.

Il terzo atto è tutto per Leuconostoc mesenteroides, tollerante il sale ma già anaerobio, il quale avvia la sommazione di acidi nel mezzo liquido; riduce il pH e lo rende nuova barriera chimico-fisica, allo sviluppo di altri ceppi.

I protagonisti, infine d’opera, hanno bisogno di fondamentali pregressi viraggi ambientali: anossico milieu, atmosfera acida. I Lactobacilli, noti in acronimo LABs, proseguono infatti con i propri prodotti metabolici l’acidificazione del mezzo di crescita; chiudendo definitivamente la porta ad estranei e patogeni. Intanto, il loro metabolismo s’adopera in digestione dei tissuti vegetali: di glucidi racchiusi nelle fibre; quelle stesse fibre, note nutritive transienti, nel nostro grande intestino.

Enterococchi, e studio d’applicazione sull’interferone lambda.

I cibi fermentati come il pickle giapponese, oppure il miso, letteralmente infarciscono la cucina orientale tutta. E col progredire delle esperienze sperimentali, sono oggi considerati intingoli altamente sicuri dal punto di vista sanitario; ma anche ben più di questo. Il pickle, in particolare, viene fermentato impiegando i LABs, dei quali quindi diviene anche ottima fonte, per l’organismo che lo assuma.

Probiotici, per FAO e WHO, i LABs includono generi Lactobacillus ed Enterococcus, con all’interno notevoli variabilità funzionali tra ceppo e ceppo; non tutte vantaggiose per la salute umana ed animale. Alla luce di questo sinistro risvolto della provata fede lactobacillare, studi si annoverano da tempo, recanti l’opportunità di ricorso a batteri termostabilizzati, leggi “uccisi con alte temperature”; essi, infatti, rimarrebbero immunomodulanti, facilitando al contempo la gestione e la conservazione degli alimenti se, loro malgrado, li funzionalizzassero.

Effetti, su IFN-λ in cellule epiteliali enteriche umane, degli Enterococchi.

Lo studio condotto da Shohei Satomi e colleghi, ha valutato durante le preliminari fasi d’indagine 135 ceppi di batteri lattici. In particolare, i ceppi di studio sono stati isolati dalla già citata matrice fermentata, il pickle di senape bruna. Ceppo di controllo, Lactococcus lactis subsp. lactis JCM5805T. Ogni campione batterico ha sostanziato un inoculo in 10 mL di MRS liquido, con incubazione a 30°C, per 20 ore. Poi ancora un passaggio di 4 mL di ogni liquida crecita in 36 mL dello stesso terreno di coltura pulito e fresco; e identica incubazione. Quindi, le colture batteriche hanno subìto lavaggio con soluzione salina ed acqua, entrambe sterili, prima di affrontare centrifugazione a 2590 x g, per 10 minuti a 4°C.

I batteri termostabilizzati, quindi non viventi, invece, son provenuti da un passaggio in autoclave, a 100°C per 30 minuti, prima d’esser liofilizzati.

Saggio su cellule WiDr epiteliali di colon umano.

Per tale saggio, ogni ceppo che fosse liofilizzato è stato risospeso in DMEM a concentrazione di 10 μg/mL. Controllo positivo, adefovir dipivoxil (ADV), analogo nucleotidico ad effetto antivirale, noto stimolatore di interferone lambda, nella linea cellulare WiDr di colon umano. Controllo negativo DMSO 0.1%.

Le cellule di colon umano WiDr-Luc-IL28B hanno subìto trasfezione con pGL4.28, recante regione promotrice IL-28B. Mantenute in D-MEM supplementato con 10% di siero fetale bovino e 0.5% di igromicina B, a 37°C in incubatote a CO2 (5%). Tali cellule sono emerse, dai saggi di screening, e da quelli funzionali, essere le più potenti nella risposta d’induzione dell’INF lambda, su ben 5 linee cellulari di cancro al colon umano testate.

Esiti ed effetti degli Enterococchi da senape bruna, sull’interferone lambda.

Su 135 ceppi di LAB valutati, i ricercatori hanno individuato due ceppi, Enterococcus casseliflavus KB1733 (KB1733) e Lactiplantibacillus plantarum KB1400, in grado di indurre nelle suddette cellule umane l’espressione genica di interferone -λ3; ben 1.5 volte più efficacemente finanche del ceppo di controllo, Lactococcus lactis subsp. lactis JCM5805T.

Anche l’attività luciferasica, risulta espressamente indotta dal ceppo Enterococcus casseliflavus KB1733; luciferasi, a funzione di reporter, per la valutazione dell’attività trascrizionale delle cellule trasfatte, come nel caso in questione.

Inoltre il ceppo KB1733, ha favorito l’espressione genica di interferone -λ1, -λ2 e -λ3, nelle cellule WiDr, sia a 24 che a 48 ore dall’inizio del saggio.

Valutazione degli effetti di concentrazione microbica, sull’efficacia d’induzione genica.

I ricercatori hanno, dunque, appurato anche effetti dose-dipendenti del ceppo KB1733, sulla espressione genica dell’interferone -λ1, -λ2, mediante tecnica ELISA, e -λ3 con CLEIA. A 48 ore dall’avvio del trattamento con Enterococcus casseliflavus KB1733, la quota di interferoni lambda, nel surnatante della co-coltura cellulare, ha raggiunto i 10 μg/mL, per interferone -λ1 e -λ3; non ugualmente per interferone -λ2.

Possibile anche l’identificazione di specificità, nella produzione in INF -λ1:

  • D-MEM, 120.3 ± 10.9 pg/mL;
  • KB1733, 302.0 ± 24.4 pg/mL;
  • JCM8723T , 114.7 ± 11.4 pg/mL.

Alcun dubbio, dunque permane sulla competenza, tra gli Enterococchi, del ceppo Enterococcus casseliflavus KB1733, isolato dalla salsa giapponese di senape bruna, sulla promozione d’espressione genica dell’interferone -λ1.

Doppia difesa, dai virus, si profila per noi all’orizzonte.

Nelle pieghe dello studio, inoltre, fa capolino una evidente stimolazione d’espressione genica, indotta dagli Enterococchi del ceppo KB1733, anche su geni ISG. Essi, in particolare Mx1, OAS1, ed ISG15, interferiscono con la replicazione virale; con ciò completando in modo diretto la nostra difesa, da tale costante minaccia.

La dinamica batterica, pur ancora non perfettamente chiara, si prospetta essere avviata dalla ingestione dei ceppi mediante senape in salsa pickle; raggiunto l’epitelio intestinale, gli Enterococchi in essa contenuti provvedono a stimolare la produzione cellulare di interferone; ed up-regolano anche i geni ISG. Assicurando d’ogni lato un’alta barriera antifettiva ed antinfiammatoria.

I rischi che restan sul tappeto.

Rischi, sì. Perché il ceppo che assurge a difensore immunocompetente, l’Enterococcus casseliflavus KB1733, in realtà afferisce al gruppo di Enterococchi che includono anche vettori batterici di virulenza, secondo studi ancora in auge. Minacciando così di disseminare, paradossalmente, durante un trattamento antivirale, geni codificanti acquisita antibiotico-resistenza, e geni patogeni, nelle nostre filiere alimentari.

Con tale pungolo in coscienza, il gruppo sperimentale si ripromette una prossima analisi genomica completa del patrimonio d’Enterococcus casseliflavus, affinchè singola salute, e comune salvezza, tornino sinaptiche sananti nella σίναπι.

Fonti

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