Tularemia negli animali e nell'uomo

La tularemia è una patologia infettiva causata dal batterio Francisella tularensis, il quale infetta principalmente i lagomorfi (lepri e conigli) e roditori, ma può infettare anche altri mammiferi, uccelli ed artropodi (diverse specie di zecche, pulci e zanzare). F. tularensis è un coccobacillo (Fig.1), gram – , aerobio stretto, asporigeno, acapsulato, venne isolato nel 1912 da McCoy da scoiattoli morti per una malattia al tempo sconosciuta simile alla peste nella contea Tulare in California da cui prende il nome.

Aspetto microscopico della Francisella tularensis.
Figura 1 – Aspetto microscopico della Francisella tularensis.

Patologia e diagnosi

Dopo la penetrazione nell’ organismo, che può avvenire in svariati modi (tramite morso di vettori infetti, per ingestione di prodotti infetti, via aerosol) la Francisella migra ai linfonodi e da qui può disseminarsi in tutto l’organismo; la sintomatologia varia a seconda della sensibilità dell’ospite; infatti si possono avere forme iperacute fulminanti, cronico granulomatose e positività sierologiche senza segni clinici.

Negli animali le forme più diffuse sono la tifoidea, malattia sistemica con manifestazioni gastrointestinali e quella setticemica caratterizzata da shock tossico e stato comatoso ed esito quasi sempre letale.

La diagnosi di tularemia viene sospettata sulla base di un’anamnesi positiva per contatto con conigli e roditori selvatici o esposizione a vettori artropodi, e l’insorgenza improvvisa dei sintomi. I pazienti devono essere sottoposti a emocoltura e test sierologici e/o PCR.

Cura e prevenzione

Il trattamento prevede l’utilizzo di antibiotici, quello di prima scelta è la Streptomicina; in alternativa vi sono: Gentamicina, Doxiciclina, Ciprofloxacina

Per evitare la tularemia negli esseri umani o negli animali domestici si suggerisce di:

  • Evitare di toccare animali che non si conoscono;
  • Tenere il coniglio dentro casa;
  • Lavare bene le mani prima e dopo aver toccato il proprio animale domestico o altri animali;
  • Rispettare la frequenza dei trattamenti antiparassitari del coniglio e degli altri animali domestici.;
  • Se si nota qualsiasi anomalia nel comportamento o nell’aspetto fisico del coniglio, consultare il veterinario.

Epidemiologia

Sulla base di caratteristiche colturali, epidemiologiche e di virulenza sono riconosciute 4 sottospecie, di cui due sono considerate clinicamente rilevanti:

  • Francisella tularensis subsp. tularensis (Type A), diffusa in Nord America;
  • Francisella tularensis subsp. holarctica (Type B), diffusa in tutto l’emisfero Settentrionale, Europa ed Italia comprese.

La malattia nell’uomo

Il semplice contatto con animali malati o morti può provocare l’infezione e questo spiega la maggior frequenza della malattia in categorie come cacciatori, guardiaparco, agricoltori e veterinari.

Altre vie di contaminazione nell’uomo sono morsi e graffi, ingestione d’acqua, inalazione di materiale infetto.

Da un punto di vista clinico distinguiamo sei forme:

  • ulcero-ghiandolare: si presenta inizialmente una tumefazione linfonodale e dopo alcuni giorni compare una papula rossa e dolente in sede di drenaggio dei linfonodi coinvolti. La lesione va incontro a necrosi, e successivamente compare un’ulcera;
  • ghiandolare: caratterizzata da linfoadenopatia senza presenza di ulcere cutanee;
  • oculoghiandolare: i sintomi sono fotofobia, lacrimazione, ulcere congiuntivali;
  • faringea: è presente faringite o tonsillite essudativa con o senza ulcere;
  • polmonare: quadro polmonare con febbre, tosse, costrizione retrosternale, dolore toracico;
  • tifoidea: inizia con febbre, cefalea, nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, tosse. In un secondo momento possono insorgere disidratazione e modica faringite.

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti:

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