Cristatella: briozoi d’acqua dolce

Il genere Cristatella rappresenta un gruppo filogenetico della famiglia Cristatellidae facente parte del phylum dei Briozoi. Essenzialmente è attualmente composto da un’unica specie, Cristatella mucedo (Cuvier 1798), tipico briozoo d’acqua dolce capace di formare statoblasti, caratteristica unica di questi animali. Fu descritto per la prima volta da Cuvier nel libro “Tableau Élémentaire de l’Histoire Naturelle des Animaux”.

Caratteristiche morfologiche

Come tutti i briozoi, questa specie rientra fra i celomati. I singoli individui chiamati zooidi, non superano generalmente i 0,5 mm di lunghezza. Essi tendono ad aggregarsi in colonie (Fig.1) che possono raggiungere lunghezze comprese fra i 5 e i 10 cm (anche 15 cm). Sono noti per la loro forma allungata, priva di colore e trasparente. A differenza di altri briozoi, le colonie sono formate da una matrice gelatinosa in cui sono immersi i singoli individui isolati gli uni dagli altri. In questo caso, quindi, non è presente la classica struttura dello zoecio, involucro che usualmente protegge il corpo molle di questi animali. Generalmente gli zooidi sono composti da una parte inclusa nell’involucro (qui assente) e una parte esterna, rispettivamente cistìde e polipìde.

Colonie di Cristatella mucedo briozoi
Figura 1 – Colonie di Cristatella mucedo. [Fonte: Marion Haarsma]

 Quest’ultimo include:

  • Lofoforo;
  • Tratto digerente;
  • Muscoli;
  • Centri nervosi

Caratteristica principale dei briozoi d’acqua dolce, in cui rientra la specie in questione, è il lofoforo con struttura ad U (detta anche struttura a ferro di cavallo). Il lofoforo è una struttura dotata di tentacoli (80-90), posti su due file e dotati di cilia.

Cristatella esemplari e statoblasti di briozoi
Figura 2 – Colonia di esemplari della specie Cristatella mucedo e suoi specifici statoblasti. [Fonte: wikimedia.org]

Questa specie è in grado come altri briozoi di produrre una forma capsulare, molto resistente a condizioni avverse. Questa è detta statoblasto (Fig.2), una forma di riproduzione asessuata che facilita la sopravvivenza delle specie in grado di produrla in habitat d’acqua dolce.

Filogenesi

RegnoAnimalia
CladeLophophorata
PhylumBryozoa
ClassePhylactolaemata
OrdinePlumatellida
FamigliaCristatellidae (Allman, 1856)
GenereCristatella (Cuvier, 1798)
Specie Cristatella mucedo (Cuvier, 1978)

Biologia

Gli individui del genere Cristatella sono circondati come già detto da una matrice gelatinosa (Fig.3). Questo fluido è prodotto da speciali cellule dell’ectoderma. Essendo privi di organi specializzati, i processi di respirazione, escrezione e irrorazione sanguigna avvengono per semplice diffusione. All’interno dei fluidi del celoma vengono conservati tutti i materiali di scarto dei processi metabolici.

Colonie di briozoi di Cristatella mucedo
Figura 3 – Macrofotografia di Cristatella mucedo. [Fonte: Marion Haarsma]

Per ciò che concerne la riproduzione, è una specie ermafrodita, come tutti i briozoi. Generalmente, nei briozoi d’acqua dolce, si ha la produzione di uova all’interno del corpo, più precisamente in una sacca interna alla struttura del cistide. Successivamente in una vescicola a parete doppia si sviluppa l’embrione da cui poi hanno origine due gemme di zooide. Infine, le larve vengono rilasciate dalle colonie, purtroppo in precisi momenti che durano poche ore e sono davvero rari da immortalare. Le larve poi sciamano formando le nuove colonie su un substrato o formando aggregati gelatinosi in delle strutture chiamate “bastoni”. In queste strutture si possono osservare ulteriori gemme o zooidi completamente formati.

Statoblasti: ancora di salvezza per la specie

Gli statoblasti (Fig.4) sono essenzialmente capsule biconvesse contenenti cellule germinative prodotte da individui del genere Cristatella tramite riproduzione asessuata. In linea generale, gli statoblasti sono avvolti in un involucro opaco, dal colore bruno scuro e composti da materiale chitinoso. Essi sono rigidi, con una particolare forma che ricorda una lenticchia appiattita e non superano il millimetro di diametro. Al centro della struttura presentano una camera d’aria.

Statoblasti
Figura 4 – Statoblasti di individui della specie C. mucedo, in cui è possibile notare la zona centrale rigonfia in alcuni casi, dotata di aria in grado di farle fluttuare. [Fonte: wikimedia.org]

Le strutture a bastone, nominate in precedenza, sono presenti anche nei processi di riproduzione asessuata. Fondamentalmente, esse vanno incontro a degenerazione durante l’autunno, non sopravvivendo all’inverno. La conservazione di queste forme post-larvali/adulte, e quindi della specie stessa viene affidata agli statoblasti. Gli statoblasti, che si formano asessualmente, sono in grado di resistere a freddo e siccità anche a livelli critici per molte altre forme viventi. Quando le temperature ritornano nei range tipici di questa specie, si ha lo sviluppo di una gemma di zooide. Da qui lo zooide si estende dalla fessura creatasi nello statoblasto e per gemmazione dà origine ad una nuova colonia. In autunno i bastoni possono presentare un’elevata concentrazione di statoblasti. Gli statoblasti in grado di galleggiare vengono definiti anche “flottoblasti”.

Ecologia

L’unica specie del genere Cristatella è considerata bentonica, ma presenta discrete capacità di movimento a differenza di altri briozoi. Essi si nutrono principalmente di protozoi, in particolar modo di alghe verdi, diatomee, alghe ornate, ciliati, rotiferi e altri elementi principalmente del zooplankton. L’alimentazione avviene unicamente attraverso il movimento dei tentacoli, accessori della struttura del lofoforo (Fig.5). Il cibo viene in particolar modo raccolto nell’incavo delle due file di tentacoli (o corone) prima di essere spostato alla bocca.

Tentacoli di Cristatella
Figura 5 – Tentacoli nel dettaglio di C. mucedo. [Fonte: wikimedia.org]

Inoltre, questa specie, ospita in particolar modo alcuni cnidari parassiti, tra cui alcune specie del genere Tetracapsuloides, appartenenti al gruppo dei mixozoi. Individui di C. mucedo rappresentano anche una fonte di nutrimento per alcuni uccelli, tra cui in particolare la moretta (Aythya fuligula). Inoltre, i corpi morti di questi animali, alla fine del loro ciclo vitale, formano una gran quantità di sedimenti delle acque superficiali, contribuendo al ricircolo di materiale primario utile in particolar modo per i cicli biogeochimici di molti habitat.

Distribuzione ecologica

Come molti generi del phylum dei briozoi, anche questo è molto diffuso specialmente in laghi e fiumi. In particolar modo da alcune ricerche sembra che C. mucedo presenti una distribuzione circumpolare olartica. Individui di questa specie sono stati ritrovati essenzialmente in molte parti d’Europa. Le informazioni riguardo il livello trofico degli habitat in cui sono stati ritrovati esemplari di questo briozoo, sono altamente confuse. Apparentemente sembra che popolazioni floride siano presenti sia in acque eutrofiche che oligotrofiche. In alcune località sono stati ritrovati addirittura in torbiere di laghi acidi, anche se rappresentano un caso abbastanza isolato. Vivono in un ampio range di temperature, soprattutto a temperature superiori ai 15°C in un intervallo fra i 16° e i 20°C.  Inoltre, sembrano preferire acque leggermente acide, con un pH che si attesta intorno ai 6.1-7.0, mentre sono completamente assenti in acque con un pH inferiore a 5.4. Non sembra essere una specie particolarmente dipendente da altri fattori, ma si adatta ad una moltitudine di condizioni diverse. Questa elevata capacità di adattamento è dovuta principalmente alla loro capacità di formare statoblasti.

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Francesco Centorrino

Sono Francesco Centorrino e sono il creatore di Microbiologia Italia. Mi sono laureato a Messina in Biologia con il massimo dei voti ed attualmente lavoro come microbiologo in un laboratorio scientifico. Amo scrivere articoli inerenti alla salute, medicina, scienza, nutrizione e tanto altro.

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