Posidonia oceanica: una barriera contro i patogeni

In un giorno d’autunno vi recate al mare per godervi una passeggiata in compagnia, magari anche da soli, o perchè no per un bagno fuori stagione. Arrivati sulla spiaggia però vi rendete conto che questa è occupata da enormi banchi di quelle che definireste alghe. Nella maggior parte dei casi, un po’ titubanti tornate indietro, nel migliore dei casi fate finta di niente e proseguite nei vostri intenti. In realtà quello che state osservando, sono enormi banchi di foglie di piante acquatiche, erroneamente scambiate per alghe. Le foglie della Posidonia oceanica, una pianta endemica dei nostri mari.

Le banquette

Il fenomeno a cui abbiamo fatto riferimento prima, è conosciuto come “banquettes”. Queste non sono altro che le foglie, caduche in autunno, della P. oceanica che formano queste strutture, accumulandosi unitamente a resti fibrosi o di rizomi sulle coste dei nostri mari.

Banquette di P. oceanica
Figura 1 – Banquette di P. oceanica [Fonte: wikimedia.org]

Vi starete giustamente chiedendo se queste abbiano un ruolo, o rappresentino semplice scarto organico del ciclo vitale della pianta stessa. Le banquette svolgono importanti ruoli per l’ecosistema, tra cui;

  • riduzione delle capacità erosive delle mareggiate
  • sito di nidificazione per alcuni uccelli marini
  • favoriscono il ricircolo dei nutrienti stimolando la biodiversità dell’intera fascia costiera

Quindi, in parole povere, sono di estrema importanza per mitigare disturbi naturali e antropici. La mitigazione avviene da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico per le attività umane dipendenti dal settore marino. Attività che subirebbero perdite o danni, in assenza di questi importanti elementi naturali.

Non è sufficiente, la Posidonia oceanica non la vogliamo

Sicuramente starete pensando che ciò non sia sufficiente per sopportare questi grandi accumuli di biomassa sulle nostre spiaggie. Tuttavia, contiamo di farvi cambiare idea.

P. oceanica e patogeni
Figura 2 – Prateria di P. oceanica [Fonte: www.grida.no/resources/13393]

La P. oceanica è una pianta che forma enormi praterie, occupando un territorio di circa 3.5 milioni di ettari nel nostro mare. Presenta delle foglie che possono raggiungere fino ad un metro e mezzo di lunghezza. Crea , inoltre, delle strutture sommerse chiamate “matte”, composte da sedimento, rizomi morti e radici. Tra le sue foglie si aggirano furtivi una moltitudine di organismi; pesci, ricci di mare, molluschi e piccoli policheti. Silenziosi sono invece quegli organismi sessili, come i briozoi o le spugne, che si sviluppano sulla base delle foglie invadendo lo spazio delle piante stesse. Invisibili, ma non troppo, i microrganismi che crescono invece sulla foglia stessa, in grado di creare delle vere e proprie comunità composte da batteri, diatomee e microalghe.

Ma i vantaggi?

I vantaggi, cari lettori, sono legati alle caratteristiche che vi abbiamo descritto. La P. oceanica è in grado di proteggere la moltitudine di organismi, che si aggirano nelle praterie, dai predatori. Essa è in grado di mantenere stabili i sedimenti che intrappola nelle strutture in cui si sviluppano le sue radici. Grazie a ciò rende più trasparente e meno torbido lo specchio d’acqua in cui si trovano.

Figura 3 – P. oceanica in habitat subtidale poco profondo [Fonte: Luigi Gallucci]

Sono inoltre tra i maggiori produttori primari dei nostri mari, se non del nostro pianeta, a parità di area considerata, infatti, risultano più produttive delle foreste. In aggiunta, come le banquette, proteggono le nostre coste dall’erosione dovuta all’idrodinamismo dei mari, ad esempio dall’azione delle maree. Infine, sono un ottimo indicatore dello stato di salute dei nostri mari, oltre che in grado di rivelarci con analisi chimiche la presenza di contaminanti dannosi per l’uomo e per l’ambiente.

Alt, i patogeni non passano

Potreste aver pensato che sia finita qui, ma non è così. La P. oceanica è in grado anche di ridurre l’esposizione a patogeni di varia natura. Durante il trattamento di liquami o acque di scarico vengono utilizzati sistemi di filtrazione naturale basati sull’impiego di piante. Le piante sono conosciute da questo punto di vista perchè in grado di produrre biocidi, interagire con biofilm batterici e altri fattori. Motivo per cui alcuni sistemi di trattamento adottano questo trattamento naturale come soluzione.

Questa pianta non è da meno, infatti, grazie alla produzione di importanti metaboliti è in grado di decimare i patogeni che potrebbero risultare da acque di scarico. Aggiungendo così un ulteriore ruolo funzionale alla già ampia lista che accompagna la P. oceanica.

Ricerca e numeri

Grazie ad un lavoro di ricerca svolto da Joleah B. Lamb, sappiamo infatti che la presenza di questa pianta può accompagnarsi alla riduzione di patogeni diffusi in ambienti marino. Secondo altre ricerche, questo tipo di trattamento previene la diffusione di malattie trasmesse tramite l’acqua. Le percentuali calcolate dagli scienziati, si sono rivelate decisamente alte, indicando una riduzione dell’abbondanza di microrganismi patogeni pari al 50%.

impianti di sversamento di acque reflue trattate
Figura 4 – Tubi di impianto di trattamento di acque reflue che confluiscono nell’oceano [Fonte: FEMA Photo Library]

Ma l’uomo non sarebbe l’unico a beneficiare dell’effetto di P. oceanica, poichè la sua presenza riduce l’abbondanza di patogeni pericolosi per i coralli e i pesci stessi. Infatti è stato dimostrato che grazie ad essa l’incidenza di malattie quali la white syndrome disease e la black band disease, come lo sbiancamento dei coralli, possano diminuire in presenza di praterie di P. oceanica o altre cosiddette “seagrasses”.

Ecosistema sano, umanità fortunata

Questo ci porta a comprendere come il ruolo di elementi naturali, apparentemente non apprezzati da tutti, possano apportare benefici che non immaginiamo. Lo stato di salute delle praterie di P. oceanica può essere ricondotto attraverso una fitta rete allo stato di salute dell’umanità. Mari e oceani sani, si traducono anche in introiti economici, crescita delle comunità in via di sviluppo e in un futuro più sereno per l’interà umanita. Il concetto di One Health, partendo dallo stato di salute degli ecosistemi che ci circondano, non è una moda lanciata sui social o un qualcosa di transitorio. La salute del nostro pianeta è strettamente collegata al nostro benessere, il che dovrebbe ricordarci che siamo ospiti in un pianeta martoriato dall’incessante e crescente bisogno di sfruttarlo sempre di più.

Luigi Gallucci

Fonti

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Luigi Gallucci

Sono laureato in Scienze biologiche e laureando in Marine Biology and Ecology presso il gruppo di ricerca Marine Symbiomes. Nel tempo libero NADD Diver e amante del mondo sommerso, che ha ancora tante meraviglie da rivelarci, dal mondo della microbiologia, di cui trattiamo, ai più svariati ambiti. Sono appassionato di simbiosi microbiche e profondità marine. D’altronde ”Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano”.

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