Scoperta una combinazione di farmaci immunoterapici per la lotta ad alcuni tipi di tumori

Gli scienziati della sezione di ricerca sul cancro del Royal Marsden NHS Foundation Trust (Londra, Regno Unito) hanno presentato gli ultimi dati relativi al progetto CheckMate 651 phase III trial, che coinvolge ben 947 pazienti malati di cancro. Questi risultati sembrano essere positivi. La speranza è quella di poter utilizzare farmaci non invasivi quanto chemio- e radioterapia, nello specifico nivolumab e ipilimumab, per la cura di determinati tipi di tumore. 

Le statistiche riguardanti il cancro

Il rapporto, dal titolo “Global Cancer Statistics 2020”, scritto in collaborazione dall’American Cancer Society (ACS) e dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) riporta che, a livello globale, una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita. Dunque, diciamocelo, non è proprio quello che ognuno di noi vorrebbe sentirsi dire. Eppure, è la verità.

Secondo le ultime informazioni, a detenere il primo posto, una volta occupato dal tumore ai polmoni, è il tumore al seno. Nonostante ciò, nel documento “I numeri del cancro in Italia 2020”, pubblicato a cura di Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM) e Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nell’ultimo anno sono state stimate 377.000 nuove diagnosi di tumore nel nostro paese. Le stime sono leggermente superiori per gli uomini (195.000) rispetto alle donne (182.000). 

Al di là di questi numeri, certamente importanti, ci sono altri aspetti che meritano la nostra attenzione. Tra questi c’è da tener conto del fatto che il cancro sia molto più diffuso nei paesi ricchi che non in quelli poveri. Questo perché un tenore di vita più elevato comporta l’allungamento della vita stessa. Ciò fa sì che le cellule che vanno incontro a processi di invecchiamento siano anche più facilmente soggette ad alterazioni del DNA; queste ultime, se non riparate, inducono la comparsa di tumori. 

Inoltre, ha un ruolo importante anche lo stile di vita che ogni persona conduce. Per “stile di vita” intendiamo l’alimentazione, il fumo, l’assunzione di farmaci, droghe, alcol e la periodicità con la quale si fanno controlli. Nei paesi sviluppati la vita può essere sicuramente più agiata, ma al contempo più frenetica e piena di cattive abitudini che influenzano negativamente anche la probabilità di manifestarsi di questa malattia. 

Le misure più aggressive adottate contro il cancro sino ad ora: chemioterapia e radioterapia

Per quanto riguarda la chemioterapia, essa prevede l’uso di sostanze chimiche che hanno lo stesso effetto che avrebbe un farmaco antivirale o antibatterico, ossia quello di impedire la replicazione della cellula, in questo caso quella cancerogena.

Il farmaco chemioterapico è costituito da una molecola che ha come target quell’elemento presente sulla cellula bersaglio che permette il riconoscimento e l’eliminazione di quest’ultima. Spesso, purtroppo, i farmaci chemioterapici prendono di mira anche alcune cellule del nostro organismo, come quelle dei bulbi piliferi, del sangue e della mucosa gastrica. Questo ci spiega il perché degli effetti collaterali più comuni di queste cure, quali perdita di peli e capelli, nausea e vomito, anemia. Negli anni, a questa terapia sono state associate cure palliative, in modo tale da attenuare tali conseguenze collaterali.

La chemioterapia viene usata per diversi motivi:

  • Eliminare definitivamente la malattia;
  • Ridurre il volume della massa tumorale (questo solitamente prima di un intervento per rimuovere il tumore);
  • Ritardare la progressione della malattia.

La radioterapia, invece, è una terapia localizzata, non invasiva, che si concentra principalmente sul debellare la massa tumorale. L’eliminazione delle cellule cancerogene in tal caso avviene grazie all’uso di radiazione e nello specifico di raggi X. Anche in tal caso la radioterapia può essere usata per diversi scopi, cioè come coadiuvante all’operazione, o per ridurre la massa tumorale prima dell’operazione. La dose di somministrazione dei raggi dipende molto dal tipo di cancro dal quale il paziente è affetto e dal tipo di risposta alla terapia.

L’effetto collaterale principale della radioterapia è che i raggi possono colpire anche le cellule sane dei tessuti limitrofi alla massa tumorale; questo può provocare diversi effetti indesiderati, dalla semplice irritazione a conseguenze più gravi. 

Nivolumab e ipilimumab: una “super combo” di farmaci antitumorali!

Come anticipato, i ricercatori del Royal Marsden NHS Foundation Trust hanno scoperto la funzionalità di una combinazione di farmaci immunoterapici contro alcune forme di tumore che colpiscono la testa ed il collo. I due farmaci in questione sono nivolumab e ipilimumab

Entrambi i farmaci agiscono attivando i linfociti T citotossici che hanno la funzione di aggredire le cellule del tumore. Queste ultime, al contrario, attivano degli inibitori di questi linfociti, riuscendo in qualche modo a mimetizzarsi e quindi a sopravvivere all’interno dell’organismo. Ma quali sono questi inibitori dei linfociti T?

Il primo è CTLA-4, che funge da inibitore dei linfociti-T immaturi mentre sono ancora nei linfonodi.

CTLA-4
Figura 1 – CTLA-4 [Fonte: en.wikipedia.org]

Il secondo è PD-1 (programmed death 1), che agisce più tardi e inibisce i linfociti-T iperattivi in ogni parte del corpo. Entrambi, quindi, si trovano sulla superficie dei linfociti-T.

PD-1 nivolumab e ipilimumab
Figura 2 – PD-1 [Fonte: pianetachimica.it]

Nello specifico, nivolumab agirà da inibitore di PD-1, mentre ipilimumab legherà CTLA-4 impedendo la sua funzione. Questi meccanismi bloccano la segnalazione inibitoria sui linfociti T citotossici. Questi possono proliferare ed infiltrare i tumori dove possono aggredire in gran numero le cellule tumorali. Tali farmaci hanno quindi la funzione di potenziare il sistema immunitario. 

I risultati della recente sperimentazione con nivolumab e ipilimumab

L’insieme di questi due farmaci immunoterapici ha aiutato alcuni pazienti con tumore avanzato della testa e del collo a vivere più a lungo; inoltre rispetto al trattamento standard, costituito da un cocktail aggressivo di farmaci chemioterapici, la cura ha determinato una minor percentuale di effetti collaterali. I risultati, al momento, non sono ancora statisticamente significativi. La nuova cura immunoterapica, però, ha portato comunque ad un trend positivo nella sopravvivenza dei pazienti. 

È interessante citare il caso di Barry Ambrose, 77 anni, al quale è stato diagnosticato un cancro alla gola nel 2017, poi diffuso anche ai polmoni. I medici dell’ospedale locale gli avevano presentato le cure palliative come sua unica opzione. Barry si è concesso un’alternativa con il progetto CheckMate 651 phase III trial, che ha causato la scomparsa completa del tumore alla gola. Nonostante stia ancora combattendo contro quello ai polmoni, si può dire che abbia vinto almeno una prima battaglia grazie ai progressi della scienza!

Fonti

Crediti delle immagini

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