Carie del legno (prima parte)

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Caratteristiche

Si! Anche gli alberi hanno le carie. Si tratta di vere e proprie alterazioni dei tessuti legnosi, causate da svariati agenti patogeni di tipo fungino che agiscono degradando le principali componenti del legno: lignina, cellulosa ed emicellulosa. Questa azione degradativa può comportare problematiche e sofferenza fisio-patologica, visibili sulla pianta attraverso numerose manifestazioni in chioma. Le caratteristiche riscontrate spesso possono essere un campanello d’allarme per le piante in città o in ambiente forestale. Scopriamo insieme quali sono i principali agenti eziologici delle carie del legno e come agiscono.

Agenti patogeni delle carie del legno

Diverse sono le specie fungine agenti di carie del legno. Queste appartengono a diversi generi, per lo più Basidiomiceti, spesso favoriti da condizioni di stress di varia natura, lesioni agli organi legnosi, senescenza e scarso vigore. Vengono generalmente considerati deboli parassiti in quanto solo l’intervento di fattori esterni predisponenti può favorire l’inizio del processo infettivo.

Gli agenti eziologici variano in base alla tipologia di carie. Tra questi citiamo alcuni esempi:

  • Armillaria mellea, Ganoderma sp., Ustulina deusta, agenti di carie bianca;
  • Laetiporus sulphureus, Daedalea quercina, Fomitopsis betulina, agenti di carie bruna;
  • Alternaria sp., Fusarium sp., Phialophora sp., agenti di carie soffice.
Foto 1: Carpoforo di Ganoderma sp. trovato sul fusto di un acero [photo: Vanessa Vitali].
Foto 1: Carpoforo di Ganoderma sp. trovato sul fusto di un acero [photo: Vanessa Vitali].

Sviluppo della fitopatia

La fase iniziale degli agenti di carie del legno può avere origine da spore, frammenti di micelio e conidi. Il patogeno entra nell’ospite attraverso soluzioni di continuità, come ferite dovute a potature, sbrancamenti e rotture di rami, lesioni da gelo o da insetti xilofagi.

I tessuti esposti agli agenti atmosferici per via delle lesioni (che la pianta non riesce a rimarginare rapidamente con legno di reazione) sono soggetti a maggiore disidratazione, che favorisce l’instaurarsi di funghi lignicoli. Il fungo è in grado di colonizzare i tessuti vivi tanto velocemente quanto più la velocità di reazione dell’ospite è compromessa.

Primi colonizzatori

Non tutti i microorganismi sono in grado di penetrare i tessuti legnosi e dare origine a un’infezione. I primi colonizzatori sono microorganismi che per agire utilizzano sostanze semplici dei contenuti cellulari. Crescono su substrati con alto contenuto di anidride carbonica e acqua e non subiscono l’azione delle sostanze utilizzate dalla pianta per ostacolarli. Tra questi microorganismi possiamo trovare i batteri e funghi come Aspergillus sp., Penicillium sp. etc. In seguito, possono intervenire funghi come Cladosporium sp., Phialophora sp., Alternaria sp. Fusarium sp., Phellinus ignarius, Chondrostereum purpureum, etc.

I primi colonizzatori “preparano il terreno” per quei funghi tipicamente lignicoli che attaccano i tessuti legnosi più interni. Questo processo preparatorio comprende:

  • neutralizzare le difese della pianta;
  • esaurire i metaboliti solubili;
  • diminuire l’umidità dei tessuti;
  • diminuire il pH dei tessuti.

Invasione di tessuti legnosi interni

I funghi agenti di carie del legno che attaccano i tessuti più interni dell’albero sono patogeni che preferiscono tessuto in gran parte morto. Questo non viene attaccato dai colonizzatori primari in quanto privo di sostanze nutritive prontamente assimilabili. Gli agenti cariogeni, invece, li prediligono in quanto utilizzano alcuni costituenti principali della parete legnosa: lignina, cellulosa ed emicellulosa. Il micelio invade i tessuti alterando le pareti cellulari, perseguendo un processo degradativo continuo passando di cellula in cellula. L’avanzata del micelio non si ferma con le basse temperature. In inverno, infatti, anche in un intervallo di temperature compreso tra 5 e 7°C il fungo continua ad espandersi nel legno, ma con minor velocità.

Lo sviluppo del micelio culmina nella formazione di un carpoforo, manifestazione visibile del patogeno, di dimensioni variabili, isolato o in gruppi.

Sintomi da carie del legno

I sintomi primari si possono riscontrare sul legno e variano a seconda del tipo di carie. Esistono tre tipologie di carie del legno: la carie bianca, la carie bruna e la carie soffice.

  • carie bianca: grazie ad enzimi ligninolitici, il fungo degrada la lignina. Rimane così la percentuale di cellulosa ed emicellulosa, che attribuisce una colorazione biancastra al legno. Grazie alle fibrille di cellulosa, il legno mantiene la sua elasticità. Le fibrille verranno degradate per ultime oppure alterate solo parzialmente;
  • carie bruna: i funghi producono enzimi cellulosolitici ed emicellulosolitici che alterano la cellulosa ed emicellulosa. Si tratta di fughi basidiomiceti parassiti che attaccano conifere e latifoglie, attribuendo al legno una colorazione rossastra. Ciò che rimane della frazione legnosa sono la lignina e le pectine.
  • carie soffice: (soft rot) consiste nell’alterazione contemporanea e lenta di lignina e cellulosa, generando un ammorbidimento dei tessuti.
Foto 2: Ceppaia in cui si può notare l'alterazione causata da Ustulina deusta, delineata dalle marcature nerastre visibili [photo: Vanessa Vitali].
Foto 2: Ceppaia in cui si può notare l’alterazione causata da Ustulina deusta, delineata dalle marcature nerastre visibili [photo: Vanessa Vitali].

I sintomi secondari possono essere riscontrati principalmente in chioma, che mostra deperimento, sofferenza fisiologica con microfillia e seccumi in chioma.

Foto 3: Profonda ferita con carie al colletto di un albero [photo: Vanessa Vitali].
Foto 3: Profonda ferita con carie al colletto di un albero [photo: Vanessa Vitali].

Piante ospiti

Le piante ospiti delle carie del legno sono conifere e latifoglie che possono essere allevate in ambito urbano e forestale, come tigli, cedri, etc. Anche numerose piante da frutto sono soggette a carie del legno, come olivo, melo e vite. Si tratta prevalentemente di piante che hanno subito lesioni (dovute per esempio a potature) o che si trovano in uno stato di sofferenza fisiologica, situazioni che indeboliscono i vegetali.

Prossimamente, nella seconda parte dell’articolo tratteremo i temi “prevenzione”, “controllo” e “lotta”.

Fonti

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