Takahashia japonica

Ci avrete fatto caso. In questo periodo primaverile – estivo è un fenomeno che non passa inosservato e che si trova tra le pagine di tutti i giornali locali: “Il parassita che sta infestando gli alberi di Milano” (milanotoday, 16/05/2022), “Cosa fare col parassita bianco sulle piante di Monza” (ilcittadinomb.it, 8/06/2022) e molti altri. Vi sarà sicuramente capitato passeggiando nei parchi e nei viali della vostra città, o mentre travasavate le piante stagionali nel vostro giardino all’ombra degli alberi di vedere dei lunghi filamenti bianchi a forma di anello pendere dalle foglie. Si tratta di Takahashia japonica o, per gli amici, cocciniglia dai filamenti cotonosi o cocciniglia asiatica. Facciamo la sua conoscenza.

Takahashia japonica: breve storia

Takahashia japonica è una cocciniglia di origine asiatica dal carattere estremamente polifago e di recente introduzione in Italia. Proprio per questo, non sono molte le conoscenze e informazioni su questo insetto, trattandosi appunto di un nuovo parassita ancora tutto da scoprire nel dettaglio.

La prima segnalazione della cocciniglia in Italia, infatti, risale al 2017 quando a Cerro Maggiore (provincia di Milano) venne ritrovata sugli alberi di storace americano (Liquidambar styraciflua) e di gelso nero (Morus nigra) di un parco comunale. L’insetto è stato così identificato morfologicamente come la cocciniglia descritta per la prima volta in Giappone e poi ritrovata in Cina, Corea del Sud e India.

Questa identificazione e le indagini territoriali hanno permesso di rilevare la sua presenza anche su alcune piante di altri comuni milanesi, quali Legnano, Rescaldina, San Giorgio su Legnano e Canegrate, in provincia di Varese a Castellanza, Busto Arsizio e Saronno, e nella città di Monza. Attualmente, i report e dati EPPO Global database (European and Mediterranean Plant Protection Organization) presentano i primi ritrovamenti in Italia, Regno Unito e Croazia.

È un insetto polifago, le cui ninfe per mezzo dell’apparato pungente-succhiante pungono i tessuti fogliari e si nutrono della linfa.

Descrizione della cocciniglia dai filamenti cotonosi

Takahashia japonica è un Emittero appartenente alla famiglia dei Coccidi.

RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumHexapoda
ClasseInsecta
OrdineHemiptera
SubordineSternorrhyncha
FamigliaCoccidae
GenereTakahashia
SpecieTakahashia japonica
Tabella 1: Tassonomia di Takahashia japonica.

Le femmine allo stadio adulto presentano lunghezza d circa 7 mm e larghezza di 4 mm, con una colorazione marrone chiaro che scurisce al raggiungimento della maturità. In quest’ultimo stadio la porzione dorsale risulta rugosa.

La principale caratteristica che permette di riconoscere questa cocciniglia è senza alcun dubbio il caratteristico ovisacco. Questo ha origine dal corpo della femmina di cocciniglia ed assume l’aspetto di un tubicino bianco di consistenza cotonosa. L’ovisacco è costituito da sostanze cerose e si allunga fino ad assumere una forma ad anello di 4-5 cm per contenere migliaia di uova.

Immagine 1: Ovisacchi ad anello di Takahashia japonica (photo: Vanessa Vitali).
Immagine 1: Ovisacchi ad anello di Takahashia japonica (photo: Vanessa Vitali).
Immagine 2: T. japonica adulto (photo: Vanessa Vitali)
Immagine 2: T. japonica adulto (photo: Vanessa Vitali).

Le uova sono molto piccole, di dimensioni di circa 0,5 mm di colore arancione. Gli ovisacchi possono essere trovati a diverse altezze su una pianta, in genere attaccati ai rami ma anche su tagli da potatura.

Ciclo biologico

Lo stadio utile per la dispersione naturale della cocciniglia è sicuramente quello di ninfa. In questa fase, infatti, l’insetto può facilmente spostarsi sulla pianta strisciando, oppure può lasciarsi trasportare dal vento o da altri animali. La diffusione su lunga distanza, invece, avviene grazie al trasporto delle piante in commercio.

Essendo una specie ancora in piena fase di studio, non sono molte le informazioni su Takahashia japonica. Dalle osservazioni finora eseguite pare che la cocciniglia compia una generazione all’anno. Nel periodo primaverile (fine aprile – inizio maggio), le femmine adulte si fissano sull’ospite privilegiando inizialmente i rami posti alla base della chioma, maggiormente riparati dal sole. Qui iniziano a produrre gli ovisacchi all’interno dei quali si trovano le uova.

Alla schiusura, che avviene a fine maggio, le neanidi migrano dagli ovisacchi alle foglie, dove iniziano a nutrirsi mediante un apparato boccale pungente-succhiante. Qui rimarranno fino al mese di ottobre quando, trovando riparo sul ritidoma, sverneranno come ninfa. L’anno successivo, a sviluppo completato, le femmine iniziano a produrre gli ovisacchi per dare il via alla nuova generazione.

Immagine 3: Ciclo biologico di Takahashia japonica (photo: Cecilia Panzetti).
Immagine 3: Ciclo biologico (photo: Cecilia Panzetti).

Danni causati da Takahashia japonica

Come già descritto nei paragrafi precedenti le neanidi di cocciniglia si nutrono sulle foglie pungendo i tessuti mediante un apparato boccale pungente-succhiante. Una forte infestazione può determinare il disseccamento delle foglie e dei giovani rami. I danni più gravi sono determinati dalle neanidi di prima età che quando si trovano sulle foglioline appena formate e sulle gemme fiorali ne causano il disseccamento, cui consegue una mancata produzione di frutti. I danni risultano peggiori quando la cocciniglia si trova in viali alberati o parchi dove la diffusione naturale è facilitata.

Immagine 4: Chioma di storace americano con abbondante presenza di Takahashia japonica (photo: Vanessa Vitali).
Immagine 4: Chioma di storace americano con abbondante presenza di Takahashia japonica (photo: Vanessa Vitali).

Piante ospiti

È stato riscontrato che questo insetto risulta estremamente polifago, ossia presenta una vasta gamma di piante ospiti: parliamo di 28 specie di piante di tipo arboreo. Nel territorio italiano i ritrovamenti hanno interessato le seguenti piante:

  • Il genere Acer, in particolare Acer pseudoplatanus;
  • Albizia julibrissin;
  • Cercis siliquastrum;
  • Carpinus betulus;
  • Morus nigra;
  • Morus alba;
  • Celtis australis;
  • Liquidambar styraciflua
  • Altre specie.

Di queste, A. pseudoplatanus, Albizia julibrissin, Carpinus betulus e Celtis australis sono nuovi ospiti rispetto all’areale di origine.

Immagine 5: La cocciniglia su gelso nero (Morus nigra) (photo: Vanessa Vitali).
Immagine 5: La cocciniglia su gelso nero (Morus nigra) (photo: Vanessa Vitali).

Nel Regno Unito le piante ampiamente colpite appartengono ai generi Acer, Albizia, Anlus, Citrus, Cornus, Cydonia, Juglans, Magnolia, Morus, Parthenocissus, Prunus, Pyrus, Robinia e Salix.

Prevenzione, monitoraggio e lotta

Le poche informazioni finora apprese sul ciclo biologico di Takahashia japonica e i regolamenti che limitano l’utilizzo di prodotti fitosanitari in ambiente urbano riducono non poco i metodi e tecniche utili per il controllo di questo parassita.

Una delle operazioni più importanti ai fini del controllo è sicuramente il monitoraggio dell’insetto sugli alberi di specie suscettibile in città. Dalle osservazioni effettuate negli anni si è visto che la cocciniglia predilige inizialmente i rami basali dell’ospite, probabilmente perché più riparati dalla luce del sole. È importante cercare di intervenire in questa prima fase con una potatura per eliminare i rami infestati in quanto risulta il metodo più efficace contro la cocciniglia.

Un valido aiuto è sicuramente dato dagli insetti coccinellidi e altri predatori, perciò può essere utile effettuare un rilascio di tipo inondativo di questi insetti.

In caso di pesanti infestazioni, in ambiente pubblico vengono effettuati trattamenti con insetticidi; si tratta di interventi eseguiti diretti da un tecnico esperto, eseguiti previo controllo e redazione di un atto fitoiatrico da parte di un dottore agronomo abilitato. Tale intervento viene eseguito mantenendo un certo riguardo nei confronti dei pronubi, spesso attirati dalla melata prodotta dalle cocciniglie. La distribuzione degli insetticidi dovrà quindi essere effettuata solo dopo un’attenta valutazione per evitare di intaccare gli insetti utili.

All’interno di contesti privati, invece, possono essere eseguiti trattamenti nei casi di abbondante infestazione. Si ricorda sempre che è importante affidarsi alla consulenza di un professionista che saprà consigliarci i trattamenti e le tempistiche più efficaci.

Fonti

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