Ludwig von Comini, “l’apostolo dello zolfo”

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Ludwig von Comini (Fig.1) è stato un conte austriaco, farmacista e agronomo, vissuto nel XIX secolo. Fu lui a scoprire lo zolfo come farmaco per combattere l’oidio, o “Mal bianco” una malattia piuttosto diffusa, causata da diversi agenti patogeni e che colpisce diverse specie di piante.

Immagine che ritrae Ludwig von Comini
Fig.1 – Ludwig von Comini (1812 – 1869). Fonte: amp.it

Biografia

Ludwig von Comini nacque ad Innsbruck, il 19 Giugno del 1812. Entrambi i genitori erano originari della Val di Non, situata nella parte nord-occidentale della provincia di Trento e molto nota per la produzione di mele.

Ludwig frequentò il Ginnasio ad Innsbruck, quindi si iscrisse all’accademia di Scienze Forestali di Mariabrunn, nei pressi di Vienna. Al termine degli studi, lavorò per molti anni come guardia forestale in diverse aree del Sud Tirolo.

Nel 1840 sposò Anna Maria von Tschiderer, nipote di un vescovo, dalla quale ebbe sei figli.

Pochi anni più tardi, la moglie ereditò una cantina vinicola con circa 4 ettari di terreno, alle porte di Bolzano.
Una volta ritiratosi, Ludwig si trasferì qui con la famiglia e si dedicò alla gestione dell’azienda.

Nel 1853 scoprì che le sue viti erano infestate dall’oidio, una malattia delle piante che si presenta con la caratteristica patina bianca polverosa sugli apparati esterni, quali foglie, germogli e frutti.

Dopo aver sperimentato alcuni farmaci, notò l’efficacia del trattamento con lo zolfo. Subito, scrisse di questa sua scoperta in diversi lavori, sia in tedesco che in italiano, che vennero pubblicati nel 1858.

Questa scoperta gli fece ottenere il nomignolo di “apostolo dello zolfo”

Nel 1861 venne eletto nei primi parlamenti di stato del Tirolo, carica che tenne fino alla sua morte, avvenuta il 18 Gennaio del 1869.

Focus: La cura delle piante contro l’oidio

L’oidio è una malattia che può interessare diverse varietà di piante, così come sono diversi gli agenti eziologici che la possono causare.

Ai tempi era già nota e piuttosto diffusa. Risulta di grande interesse una testimonianza del 1851 del noto botanico e naturalista fiorentino Adolfo Targioni Tozzetti che, nel suo “Opinioni e resultati degli studi sulla malattia dell’uva“, la descrisse con un approccio scientifico, “come i medici trattano le malattie stesse”.
Ludwig studiò la soluzione dello zolfo per curare le sue viti, ma sapeva che questo problema era diffuso e la soluzione applicabile su vasta scala.

Le due importanti opere di Ludwig von Comini, “Die Traubenfäule und ihre Folgen, mit besonderer Berücksichtigung ihres epidemischen Charakters in der Gegend von Bozen” (“Sul marciume dell’uva e le sue conseguenze, con particolare riferimento al suo carattere epidemico intorno all’area di Bolzano”) e “Lettera ai viticultori”, ponevano l’attenzione sulle sue scoperte, utili ovviamente a tutti gli agricoltori del tempo.

Nelle sue zone, in particolare, i produttori di mele erano molto interessati ai suoi lavori.

In quegli anni, e fino alla fine dell’800, la mela era un bene di lusso. Le varietà prodotte in Italia arrivavano nella maggior parte dei casi sulle tavole delle corti imperiali di Vienna, Berlino e San Pietroburgo.

Nuove tecniche di innesto, irrigazione e lavorazione avevano permesso una produzione maggiore, supportata da un miglioramento dei trasporti con la creazione della ferrovia nel Brennero (al confine tra Italia e Austria) nel 1867.

Naturalmente il Mal bianco portò ad una brusca frenata di questo commercio; se è vero che non tutte le piante erano colpite dalla malattia, d’altra parte la produzione diminuì in maniera cospicua.

Oggi sappiamo che, se nel caso delle viti l’agente eziologico è la Uncinula necator, nel caso dell’oidio delle mele (Fig. 2) si tratta della Podosphaera leucotricha. La cura, in entrambi i casi, risultò essere la stessa.

Foglie di melo colpite da oidio.
Fig. 2 – Oidio del melo

Lo zolfo, applicato nei giusti periodi, impedisce la crescita del fungo. Il suo meccanismo d’azione si basa sulla penetrazione entro le cellule fungine, essendo liposolubile e nella rottura della membrana, causando quindi disidratazione e morte cellulare.

Contributo scientifico

Le sue conoscenze, unitamente alla grande esperienza acquisita negli anni di guardia forestale, hanno permesso di trasformarlo in uno dei primi “farmacisti” delle piante.

Se si cercano le fondamenta della moderna fitopatologia, Ludwig rappresenta sicuramente un elemento importante.

Questa scoperta è stata di fondamentale importanza per salvare l’economia agricola del tempo, che stava espandendosi sia in termini di commercio che di nuove conoscenze. La sua idea permise di salvare un incalcolabile numero di coltivazioni in diverse aree d’Europa.

Infatti, anche altre malattie potevano essere evitate utilizzando dei farmaci a base di zolfo, come dimostrò Pierre Millardet e la sua “poltiglia bordolese”, con la quale curò le viti dalla peronospora.

Ancora oggi, molti farmaci in agricoltura sono a base di zolfo.

Premi e riconoscimenti

I suoi studi e le sue scoperte lo resero presto una celebrità. Aiutato anche dai titoli, ottenne un posto in parlamento nei suoi ultimi anni di vita.

Numerosi istituti, specie nelle zone in cui operò, sono dedicati a lui.

Fonti

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