Wendell Stanley, colonna portante della virologia

Wendell Meredith Stanley (Fig.1) è stato un importante scienziato statunitense, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1946.

Wendell Stanley
Figura 1 – Wendell Meredith Stanley (1904 – 1971), britannica.com

Biografia

Stanley nacque a Ridgeville, in Indiana, il 16 agosto del 1904; un anno decisamente scoppiettante per gli Stati Uniti. La terza olimpiade era in pieno svolgimento a St. Louis, il cono gelato fece il suo debutto nella stessa città e pochi mesi più tardi a New York verrà inaugurata la metropolitana.

In questo contesto di crescita e di tante invenzioni e scoperte, Stanley crebbe con i sui genitori, editorialisti del quotidiano locale.

Frequentò con profitto il college a Richmond, dove si distinse per gli ottimi risultati in matematica e chimica, oltre ad essere un buon giocatore di football. Il mondo dello sport lo affascinava tanto che pensò di intraprendere una carriera in questo senso, ma il suo professore di chimica, il dottor Roger Adams, lo persuase a proseguire gli studi e, infine, lo convinse.

I risultati brillanti non tardarono ad arrivare, coronati infine dall’ottenimento del dottorato nel 1929.

Il dott. Adams lo volle con sé anche nell’Università dell’Illinois; Stanley lo seguì, prima di un’esperienza a Monaco nel 1931.

Tornato in patria, venne nominato assistente all’Istituto Rockefeller di New York; il passo decisivo della sua carriera fu proprio qui, quando venne trasferito nel laboratorio di patologia animale e vegetale.

Gli studi sulle malattie causate dal virus del mosaico del tabacco (TMV) lo introdussero nel mondo della virologia. Dopo questa esperienza, aprì un laboratorio all’Università di Berkeley, dove rimase per gran parte della sua carriera. Oltre al laboratorio di virologia, aprì e diresse anche quello di biochimica.
Il 1946 fu l’anno della consacrazione: ricevette il premio Nobel per la chimica, insieme a John Howard Northrop e James Batcheller Sumner, per il loro lavoro sulla purificazione e cristallizzazione del virus del mosaico del tabacco.

Divenne presto un riferimento in tutto il mondo per quanto riguarda lo studio dei virus e del cancro; per anni, infatti, ricoprì il ruolo di direttore dell’American Cancer Society.

Il suo genio venne strappato all’umanità nel 1971; un attacco cardiaco gli fu fatale mentre si trovava a Salamanca, dopo aver partecipato ad una conferenza a Barcellona.

Contributo scientifico

Wendell è stato un grande chimico e patologo prima ancora di scoprire la virologia. Gli studi sul virus mosaico del tabacco si aggiungono ad una carriera intera di impegno per la promozione della salute e lotta contro il cancro.

Nella sua vita è stato membro del National Advisory Cancer Council e uno dei consiglieri sulle malattie virali della World Health Organization.

Focus: la struttura del TMV

Per risalire all’origine di questa ricerca serve fare un passo indietro, tornando nella Russia di fine ‘900. Qui, il botanico Dmitri Ivanovski fu in grado di capire che un’entità infinitamente piccola e sconosciuta era la causa della devastazione di piantagioni intere di tabacco che interessarono un’area che comprendeva le odierne Ucraina, Moldavia e Crimea. Lo capì perché questo agente eziologico era in grado di passare attraverso il filtro Chamberland, lo strumento più sofisticato dell’epoca. Tuttavia, non aveva ancora i mezzi per poter scoprire la vera natura di questa misteriosa entità.

Pochi anni più tardi, Martinus Beijerinck ripeté l’esperimento di Ivanovski ottenendo gli stessi risultati. Fu allora che si iniziò a parlare di “virus”.

Wendell stava lavorando in quel momento con John Howard Northrop e James Batcheller Sumner. Il primo era già stato in grado di cristallizzare la pepsina nel 1929; il secondo aveva appena creato un nuovo protocollo di cristallizzazione delle proteine.
Lo scopo era quindi quello di ottenere una forma tridimensionale di questo agente infettivo, per capirne la vera natura.

Wendell, dopo averne colto la struttura (Fig. 2), scoprì che il virus, diluito ed introdotto nelle piante di tabacco, era in grado di causare la malattia. Il successo del loro esperimento fu epocale, perché si rovesciò l’ormai assodato paradigma secondo cui solo gli organismi viventi potevano trasmettere le malattie .

Struttura del TMV, composto da un involucro proteico che contiene RNA.
Figura 2 – Struttura del TMV: l’acido ribonucleico è avvolto da una struttura proteica compatta (drexel.edu).



Dal punto di vista strutturale, Stanley affermò che si trattava di una nucleoproteina, ma ancora non aveva modo di comprendere che si trattava di una molecola ancora più complessa. Fu poco più tardi, che due scienziati inglesi, Frederick Bawden e Norman Pirie, scoprirono che questo complesso proteico conteneva anche dell’acido ribonucleico, o RNA.

Questi studi furono di grande importanza per la costituzione della moderna virologia.

Premi e riconoscimenti

Per la sua scoperta sulla struttura del virus del mosaico del tabacco, vinse il premio Nobel per la chimica nel 1946, insieme ai suoi colleghi Northrop e Sumner. Di fatto, si tratta del primo Nobel nel campo della virologia.

Ottenne anche l’onoreficenza di Cavaliere di seconda classe dell’ordine del Sol Levante.

Fonti

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