Gianluca Pistore si racconta: dall’esperienza alla divulgazione scientifica

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Ciao Gianluca e grazie per averci concesso questa intervista! Per iniziare, ti andrebbe di raccontarci un po’ il tuo percorso formativo e come sei arrivato a diventare un appassionato divulgatore scientifico?

Buongiorno a tutti, sono Gianluca Pistore ed innanzitutto grazie a voi. Ho frequentato il liceo scientifico proprio perché ero incredibilmente appassionato di scienza, ma poi verso la maturità ho avuto qualche dubbio, e così mi sono iscritto ad Economia, tuttavia nel mezzo del cammin dei miei studi, ho ritrovato gli esami di matematica e statistica che mi hanno incredibilmente appassionato, e così oltre ad una Laurea Magistrale con lode in Economia, con tesi in Matematica Finanziaria, ho conseguito due Master, uno in Matematica Finanziaria ed un altro presso la Business School della Luiss su temi di contabilità e fiscalità.

Ma la passione per la scienza ho sempre continuato a coltivarla, dedicandomi allo studio autonomo, al confronto con tanti amici ricercatori, accademici e divulgatori e alla mia divulgazione tramite Instagram, Facebook e YouTube. Così sono stato uno dei primi in Italia ad occuparmi di Coronavirus.

Fotografia di Gianluca Pistore
Figura 1 – Fotografia di Gianluca Pistore

A proposito di nuove tecnologie e di comunicazione, tu sei molto attivo sul fronte dei social network: hai una pagina Facebook, un account Instagram ed anche un canale Youtube. Secondo la tua opinione e la tua esperienza, quali sono le differenze (se ci sono) tra divulgare la scienza attraverso l’editoria stampata ed appunto i canali social?

Ci sono, e sono moltissime. Sia per come vengono fruiti i contenuti, sia per il target che si raggiunge. Partiamo da Instagram: tutto viene comunicato tramite immagini o video, ma i contenuti devono essere brevi e bisogna rapire l’attenzione delle persone in poco tempo. Ci permette di raggiungere facilmente i giovani. Mentre gli adulti, per lo più si trovano su Facebook, dove invece oltre a video ed immagini, resistono i post, i testi scritti. YouTube è un mondo a sé, paragonabile ad una grande emittente televisiva dove ognuno ha il proprio canale e può sbizzarrirsi a creare contenuti brevi o lunghi, più o meno seri per raggiungere il proprio target di persone.

Io cerco di divulgare, come dice Piero Angela, con i contenuti della scienza ma con il linguaggio del pubblico, cioè in maniera estremamente semplice e chiara per tutti.

Parliamo un attimo di linguaggi e comunicazione: divulgare la scienza infatti non vuol dire solo spiegare come funziona il mondo intorno a noi, ma anche trovare il modo giusto per farlo, utilizzando magari parole semplici, esempi opportuni, immagini che rendano efficacemente un’idea, piuttosto che termini troppo tecnici o specifici. Dal tuo punto di vista, la divulgazione scientifica nel nostro paese funziona oppure come alcuni sostengono, resta sempre un gap di comprensione tra gli “addetti ai lavori” ed il pubblico al quale vorrebbero rivolgersi?

Esiste un enorme gap che stanno cercando di colmare tantissimi divulgatori, così come Piero Angela è il papà della divulgazione scientifica in televisione potremmo dire che Dario Bressanini è il papà della divulgazione scientifica sui social.

Sotto questi due mostri c’è un mondo di divulgatori che si impegnano a parlare dei singoli temi di cui sono esperti. Credo che questo però crei un problema di linguaggio. Il divulgatore a mio avviso non deve essere un esperto di quell’argomento, ma una persona curiosa, con una competenza di base, che studia un determinato argomento e sa raccontarlo. Io per esempio mi occupo della verifica delle notizie applicando il metodo scientifico, questa cosa mi permette di parlare oggi di coronavirus, domani di asteroidi, dopodomani di biologia. Non serve essere un dottorando con tesi in quell’argomento per divulgarlo, bisogna ovviamente studiarlo, conoscerlo ma soprattutto saperlo raccontare.

Come dovrebbe cambiare, secondo te, il modo di fare divulgazione scientifica, per risultare realmente efficace? E quali consigli ti sentiresti di dare, in base alla tua esperienza personale, a chi si occupa di divulgazione scientifica come noi per crescere e migliorare sempre di più?

La vostra community è fantastica, ed ha certamente un valore aggiunto da quando abbiamo iniziato una collaborazione per i video su YouTube! (Scherzo ovviamente!) ma ecco, inserire battute, non prendersi troppo sul serio, e metterci in sintonia con chi ci ascolta non rende meno seri i nostri contenuti ma piuttosto li rende più piacevoli per chi li ascolta.

Un'altra immagine del divulgatore scientifico Gianluca Pistore
Figura 2 – Un’altra immagine del divulgatore scientifico Gianluca Pistore

Il Coronavirus è una triste emergenza sanitaria e la tematica più sentita al momento dall’opinione pubblica: cosa ne pensi, del modo in cui i mezzi di comunicazione se ne sono occupati finora? In generale pensi che abbiano aumentato l’allarmismo oppure che abbiano reso un giusto servizio ai cittadini?

La maggior parte dei mezzi di comunicazione sul Coronavirus ha dato veramente il peggio di sé, facendo confusione sul tema che sia un’influenza, cadendo sulla verifica delle fonti e divulgando bufale e fakenews e dando spazio a persone che con la scienza non hanno nulla a che fare.

Chiaramente non tutti, alcuni hanno dato una corretta informazione, ma globalmente si è gestita male la comunicazione del rischio: inizialmente hanno fatto spaventare le persone quando i rischi erano bassissimi, provocando reazioni assurde come le corse a comprare mascherine (che oggi non hanno i sanitari) o nei supermercati. Poi si è iniziato a dire che in effetti l’emergenza era superata, che il coronavirus è una banale influenza per cercare di tranquillizzare, ed hanno fatto questo proprio quando il rischio era aumentato e andava invece comunicato per indurre le persone ad adottare comportamenti adeguati.

Insomma, pessima comunicazione del rischio, ma ci sono esempi virtuosi, ad esempio la dottoressa Roberta Villa su Instagram e nelle tantissime interviste veramente non ha sbagliato un colpo, guidando le tantissime persone che la seguono e i divulgatori come me che la prendono come punto di riferimento in un percorso di comprensione e lotta al virus veramente impeccabile. Ne approfitto per ringraziarla pubblicamente.

Quali sono i tuoi progetti futuri, ti va di condividere con noi qualcuna delle tue prossime idee magari già in cantiere?

La domanda è stupenda, perché soprattutto in questo momento dobbiamo riuscire a pensare al futuro. La prima cosa che farò quando tutto questo sarà passato è il MelanomaDay, un evento di prevenzione oncologica in memoria del mio papà del quale però vorrei parlarvi una prossima volta!

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