Beauveria bassiana

Caratteristiche

La Beauveria bassiana è un fungo che appartiene alla famiglia delle Cordycipitaceae, facenti parte a loro volta della classe degli Ascomiceti.

Si tratta di un fungo endofita, cosmopolita e parassita di un cospicuo numero di insetti. Per tale motivo viene utilizzato ampiamente in agricoltura nella lotta biologica; inoltre è in fase di studio un suo utilizzo su larga scala per contrastare la zanzara Anopheles, vettore della malaria.

Le colonie in coltura appaiono di colore bianco e presentano un aspetto cotonoso.

Le germinazione delle spore, che avviene determinate condizioni ambientali e nutritive, avviene in tre fasi distinte, che sono il rigonfiamento della spora e la crescita e l’allungamento delle ife.

Filogenesi

RegnoFungi
PhylumAscomycota
ClasseAscomycetes
OrdineHypocreales
FamigliaCordycipitaceae
GenereBeauveria
SpecieBeauveria bassiana

Morfologia delle colonie

Le colonie appaiono di colore bianco (Figura 1). Lo sviluppo è lento e mostra delle colonie di aspetto lanoso-cotonoso. Si possono mettere in coltura in PDA (Potato Dextrose Agar), a cui si possono aggiungere antibiotici, o nel classico SDA (Sabouraud Dextrose Agar).

Aspetto di una colonia di Beauveria bassiana in piastra di petri.
Figura 1 – Colonia di Beauveria bassiana. Si può notare l’aspetto bianco e cotonoso

Proprietà entompoatogene

La Beauveria bassiana è un fungo antagonista, endofita ed entompoatogeno, scoperto nel 1835 dall’entomologo italiano Agostino Bassi, mentre stava compiendo delle ricerche su un misterioso morbo che colpiva il baco da seta, noto poi col nome “mal del segno”. Bassi fu in grado di capire che alcune sostanze contenute nel terreno venivano assorbite dai “bachi”, per poi essere causa di malattia.

Questo viene spiegato in particolare nelle sue testimonianze scritte, in cui racconta di un “eccesso di acidità”, che portava gli insetti a debilitarsi e a morire. Inoltre, in determinate condizioni di umidità, si ricoprivano di una patina bianca, simile a calce (da cui uno dei nomi della malattia, “calcinaccio”).

Studi successivi hanno poi chiarito che, quando il fungo rilascia le spore, queste possono adagiarsi nella cuticola dell’insetto e, in determinate condizioni, penetrarvi all’interno.


A questo punto, le spore vanno incontro prima a germinazione, dopodiché si espandono e si moltiplicano all’interno, per mezzo delle ife.

Se l’infezione non si arresta, le ife e le blastospore entrano nel sistema circolatorio, dove rilasciano le tossine che uccidono l’ospite nel giro di pochi giorni. In condizioni di umidità superiore al 90%, possono fuoriuscire all’esterno del corpo delle efflorescenze conidiche, visibili come una sorta di schiuma bianca.

Il micelio, a questo punto, rilascia delle spore che possono entrare in contatto con altri esemplari prima della morte dell’ospite.

Alcune specie di insetti hanno sviluppato delle difese naturali contro questo fungo, mentre molti altri sono ancora sensibili.

Metodi di identificazione

L’identificazione della Beauveria bassiana può avvenire in diversi modi.

Si possono mettere in coltura dei campioni in piastre di Petri, in terreno PDA (Potato Dextrose Agar) o SDA (Sabouraud Dextrose Agar); con la microscopia elettronica o tramite le metodiche di biologia molecolare.

In quest’ultimo caso si procede con l’amplificazione di microsatelliti (Inter Small Sequences Repeats), altamente polimorfici tra le diverse specie.

Utilizzo in agricoltura nella lotta microbiologica

Questo fungo non rappresenta un pericolo per l’uomo, ma è in grado di attaccare alcuni tipi di insetti e altri funghi che si trovano nel terreno.

Per questo motivo, è diventato comune il suo utilizzo in agricoltura, nella lotta biologica agli insetti che si nutrono di foglie delle piante ed ortaggi (tra cui il pesco, l’albicocco, il nocciolo, le verdure a foglia, le patate, le melanzane, i peperoni e molte altre varietà).

Sono a disposizione dei kit in commercio; il suo utilizzo prevede una diluizione in acqua per renderlo maggiormente in grado di penetrare la cuticola degli insetti.

Il trattamento è piuttosto semplice e risulta efficace in particolare contro afìdi, coleotteri, falene e formiche. La soluzione disinfestante viene applicata nelle prime ore del mattino o al tramonto, quando il grado di umidità è maggiore e gli insetti sono meno attivi. La quantità dipende naturalmente dall’insetto che si vuole combattere e dal tipo di pianta.

Si è osservato che non interferisce con altri trattamenti antifungini, quali lo zolfo, utile a contrastare alcune malattie delle piante causate da funghi.

Fonti

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