Cryptococcus neoformans

Caratteristiche

Il genere Cryptococcus comprende funghi il cui diametro non supera i 6 µm; una peculiare caratteristica di questi ultimi è la produzione di una capsula il cui ruolo è quello di aumentare il diametro totale della cellula fungina, fino a raggiungere un massimo di 25 µm. Quest’ultima è formata da un complesso polimero polisaccaridico, composto da glucuronoxilomannano e galattoxilomannano, il cui insieme è conosciuto come GXM. Cryptococcus neoformans è un fungo ubiquitario patogeno localizzato nel suolo contaminato da escrementi essiccati di uccelli ed eventuali sostanze in decomposizione, agente eziologico della criptococcosi. La maggior parte delle infezioni più gravi si riscontra nei pazienti immunocompromessi – immunodepressi; per questo è di facile riscontro nei pazienti affetti dal virus HIV, il cui quadro clinico va incontro ad un serio aggravamento sistemico.

In base alla specificità antigenica, se ne conoscono diversi sierotipi: i sierotipi A e B includono la variante C. neoformans var neoformans, mentre i sierotipi B e C comprendono la variante C. neoformans var gattii: quest’ultimo induce malattia anche negli immunocompetenti.

Questo fungo fu descritto per la prima volta nel 1890 ma fu scoperto a Chernobyl nel 1991, cinque anni dopo l’esplosione della centrale nucleare. Per questo, è conosciuto anche come “il fungo di Chernobyl“.

Cryptococcus neoformans al microscopio elettronico
Figura 1 – Cryptococcus neoformans al microscopio elettronico

Filogenesi

DominioEukaryota
RegnoFungi
PhylumBasidiomycota
ClasseSaccharomycetes
OrdineSporidiales
FamigliaSporidiobolaceae
GenereCryptococcus
SpecieCryptococcus neoformans

Morfologia delle colonie

I terreni utilizzati per la crescita e l’isolamento di Cryptococcus neoformans sono generalmente il Sabouraud Dextrose Agar + Cloramfenicolo (CAF), terreno d’elezione per la crescita dei miceti ed il Bird Seed Agar, selettivo per la crescita del C. neoformans.

Colonie di Cryptococcus neoformans su SAB + CAF
Figura 2 – Colonie di Cryptococcus neoformans su SAB + CAF

Le colonie sul Sabouraud appaiono generalmente di consistenza filamentosa e cremosa tipiche dei funghi, di colore giallo – giallo chiaro e di medio diametro. Una caratteristica delle colonie è la loro lucidità. Il terreno viene incubato per 24 ore a 37 °C, ma il tempo di incubazione può essere prolungato a 48 e 72 ore. Sul terreno selettivo, invece, le colonie possono apparire marroni, per via della produzione dell’enzima fenolossidasi, necessario alla sintesi di melanina; quest’ultima, si è visto, contribuisce alla virulenza del micete.

C. neoformans su Bird Seed Agar
Figura 3 – Colonie di C. neoformans su Bird Seed Agar

Patogenesi

L’infezione da Criptococco avviene tramite inalazione delle spore presenti nell’ambiente; da qui raggiunge gli alveoli polmonari, potendo successivamente causare patologie principalmente polmonari e meningee: la polmonite si riscontra come malattia primaria. La malattia disseminata è invece la meningite cronica.

Il principale fattore di virulenza di questo fungo è dato dalla produzione della capsula polisaccardica: quest’ultima agisce creando un deficit immunitario: le proprietà anti-fagocitarie, l’inibizione della produzione di citochine e l’interferenza con la risposta anticorpale specifica rientrano tra i maggiori meccanismi che riesce ad alterare. A tal proposito questo fungo colpisce principalmente gli immunocompromessi, ed è il patogeno presente con maggior frequenza nelle persone affette dal virus HIV che presentano una alterazione dei linfociti T CD4.

Nonostante l’infezione avvenga per inalazione, colpendo in primis i polmoni, il fungo ha un tropismo particolare per il sistema nervoso centrale, attribuibile alla sua capacità di oltrepassare la barriera ematoencefalica innescando un quadro di encefalite – meningite cronica, con comparsa di lesioni multifocali cerebrali. I sintomi riscontrati nel coinvolgimento cerebrale riguardano la comparsa di febbre, mal di testa, nausea, vomito, alterazioni dello stato di coscienza, confusione e letargia. Il quadro clinico di meningite criptococcica può essere letale e va trattato con diverse terapie combinate.

In alcuni casi può essere presente anche un coinvolgimento dermatologico con comparsa di lesioni nodulari ed ulcere.

Lesioni cerebrali conseguenti all'infezione criptococcica
Figura 4 – Lesioni cerebrali conseguenti all’infezione criptococcica

Metodi di identificazione

Generalmente, assieme all’isolamento sul terreno selettivo precedentemente descritto, l’identificazione del fungo e la sua successiva diagnosi vengono eseguite su diverse matrici, la cui più frequente è il liquor cefalorachidiano, campione d’elezione in caso di meningite ma possono essere richiesti anche campioni di espettorato e sangue. La tecnica di laboratorio principale per evidenziare eventuali componenti capsulari di C. neoformans è la colorazione negativa con Nigrosina o con inchiostro di China, a cui verrà aggiunto il sedimento del CFS ottenuto per centrifugazione. Oltre alla colorazione, spesso è raccomandata anche la ricerca dell’antigene GXM nel liquor o nel siero, attraverso saggi di agglutinazione al lattice o tecniche immunoenzimatiche che hanno una elevata specificità e sensibilità.

Inoltre, è bene ricordare che nel liquor di pazienti affetti da meningite criptococcica sono presenti elevati valori di proteine totali (proteinorrachia).

Terapia

Nonostante molti dei pazienti trattati presentino comunque danni neurologici residui, la terapia d’elezione è la somministrazione di amfotericina B con flucitosina, assieme al fluconazolo, antimicotico facente parte della categoria dei farmaci azolici.

Priscilla Caputi

Fonti

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