Ganoderma lucidum: il fungo miracoloso

Sostanze naturali: possibile alternativa alle terapie standard?

bevanda con fungo

Ganoderma lucidum: la “medicina” innovativa

Per migliorare l’esito terapeutico di patologie difficili da debellare, si combinano spesso trattamenti convenzionali con medicine alternative, complementari e di supporto, derivate da fonti naturali come i funghi.

Rispetto alle piante, i funghi sono poco conosciuti in ambito terapeutico, ma le proprietà benefiche di Ganoderma lucidum (Figura 1), che contribuiscono a mantenere/ripristinare l’omeostasi dell’organismo, lo rendono uno dei funghi maggiormente utilizzati in medicina ed in fitoterapia.

Figura 1. Aspetto del Ganoderma lucidum nella fase di crescita attiva. Saprofita delle piante a foglie larghe come quercia e castagno, nell’immagine è ben visibile il cappello del fungo dalla forma circolare (o più spesso reniforme), di colore rossastro e brillante e con la superficie tipicamente increspata.

I funghi medicinali nella cultura asiatica

Nei Paesi asiatici, i funghi medicinali sono stati utilizzati per centinaia di anni per curare le infezioni batteriche. Recentemente però sono stati impiegati anche per il trattamento di patologie complesse, in combinazione con altri agenti terapeutici e rimedi farmacologici.

Quando parliamo di funghi medicinali non facciamo di certo riferimento a quelli che è possibile acquistare al supermercato, ottimi per un risotto ma poco utili per la micoterapia.

Un fungo medicinale, per essere definito tale, deve avere effetti benefici sulla salute di un organismo e le sue proprietà terapeutiche devono essere facilmente verificate in laboratorio e supportate da evidenze scientifiche.

Si ricorda però che, in ogni caso, i funghi medicinali non vengono considerati farmaci né una terapia vera e propria, pertanto nessun medico si azzarderebbe a prescriverli come cura ad un dato male. Tuttavia possono essere consumati, al pari di un integratore alimentare, per migliorare lo stato di salute generale poiché non sono stati riscontrati, nei diversi studi e test effettuati, particolari effetti avversi sull’organismo legati al loro consumo.

I funghi medicinali non sono molti: ad oggi sono riconosciuti tali solo 10 specie fungine, ognuna con le proprie peculiarità, modalità di utilizzo ed effetti benefici, accentuati nel corso del tempo dal popolo cinese e giapponese che li adoperava di consuetudine.

Le due specie più studiate sono Ganoderma lucidum ed Hericium erinaceus; quest’ultimo sembra essere particolarmente attivo nel combattere i disturbi dell’apparato gastrointestinale, specialmente se causati da un’infezione di Helicobacter pylori.

Hericium erinaceus, inoltre, grazie ad una combinazione di componenti bioattivi presenti nel micelio (Figura 2), presenta un effetto positivo sulla rigenerazione dei neuroni del Sistema Nervoso Centrale: diversi studi hanno dimostrato che una somministrazione orale giornaliera di questo fungo officinale favorisce la neurorigenerazione di un nervo leso ed il recupero della memoria dovuta a demenza senile.

Figura 2. Morfologia di un fungo. Nell’immagine è rappresentato un generico fungo con tutte le componenti strutturali più importanti. Il micelio, come si evince, è il corpo vegetativo di un fungo che, a diretto contatto col terreno, ne permette il sostentamento e dunque la crescita e la maturazione. Esso ha un aspetto fibroso perché effettivamente formato da filamenti di ife intrecciati tra loro.

Cosa ne pensa il mondo occidentale?

Ad oggi, parte della ricerca scientifica in Italia e nel resto del mondo è orientata sullo studio di queste sostanze naturali come possibile cura per le più disparate malattie: declino cognitivo, tumore, allergie, obesità, ipertensione, diabete, gastriti.

Alcuni di voi, leggendo queste parole, potrebbero essere scettici a riguardo e storcere un po’ il naso. “Un tumore curato con un fungo? Mah”, potrebbero esclamare.

Ma basti ricordare che l’uomo, fin dai tempi più remoti, ha trovato sollievo nell’utilizzo di impacchi e decotti di frutti, erbe e spezie, come cura per ferite ed infiammazioni di diversa natura: i cosiddetti rimedi casalinghi “della nonna” che non si sa né per come né perché funzionino.

Quel che è vero è che alcuni di essi funzionano davvero, ad esempio l’infuso di rosmarino ampliamente impiegato durante i mesi invernali per alleviare i disturbi del naso congestionato.

Non si tratta di una perdita di tempo e/o uno spreco di risorse umane ed economiche, ma di un vero e proprio ambito di ricerca tutto da scoprire; una “medicina” alternativa, quasi priva di controindicazioni (tutto bio! Ma attenti sempre a non esagerare con le dosi: ogni eccesso è difetto), da affiancare alle più moderne tipologie di cura.

Lungi da chi ne parla come la panacea di tutti i mali o ne attribuisce virtù magiche: la micoterapia e la fitoterapia altro non sono che preziosi alleati di cui avvalersi in aggiunta alle cure canoniche, per mantenere/ripristinare l’omeostasi dell’organismo.

Ganoderma lucidum in chiave moderna

Ganoderma lucidum o Reishi, dalla cultura giapponese, è un fungo appartenente alla famiglia delle Ganodermataceae. L’etimologia dell’aggettivo “lucidum” è latina e sta ad indicare l’aspetto brillante, quasi verniciato, della superficie del suo cappello.

Esso è conosciuto fin dall’antichità per i suoi effetti terapeutici sull’organismo: sembra difatti che l’assunzione di questo fungo sia efficace contro moltissimi malanni e che l’effetto “miracoloso” di questo fungo sia di gran lunga superiore rispetto a quello del tanto decantato ginseng (Panax ginseng). Per tali motivi è impiegato come fungo officinale, specialmente nella medicina tradizionale cinese.

Visto l’enorme utilizzo, soprattutto nei Paesi asiatici, a partire dai primi anni ‘70 si sono avviate colture estensive di questo fungo che, in natura, cresce come saprofita (si nutre ovvero di materia organica in decomposizione) delle piante latifoglie come la quercia ed il castagno.

Il tutto in risposta alla crescente domanda, nel mondo occidentale, di prodotti naturali come cura alternativa dei tumori, la quale risulta essere aumentata negli ultimi anni a causa degli effetti collaterali delle terapie tradizionali. Ganoderma lucidum si è dimostrato utile, ad esempio, contro gli effetti indesiderati della radioterapia, promuovendo il recupero delle capacità del Sistema Immunitario in seguito all’esposizione dell’organismo alle radiazioni gamma.

A scopi terapeutici è utilizzata una polvere essiccata del fungo, che viene generalmente consumato come estratto, poiché non commestibile: è molto amaro e con consistenza legnosa. Già da qualche anno è disponibile, anche in Italia, sotto forma di integratore alimentare oppure lo si trova miscelato a bevande nutraceutiche con diversa formulazione: thè, caffe, tisane e cioccolato.

L’elisir di lunga vita

Nella cultura giapponese il Ganoderma lucidum era venerato al pari di un dio e legato indissolubilmente al concetto di regalità. Leggenda vuole che i re lo consumassero con la convinzione di poter acquisire l’eterna giovinezza, se non l’immortalità.

In effetti il fungo è stato impiegato ampiamente per promuovere la salute e la longevità poichè, alla base di dicerie frutto dell’immaginazione popolare, vi è un fondo di verità.

Infatti, biochimicamente parlando Ganoderma lucidum previene l’invecchiamento favorendo l’attività di diversi enzimi appartenenti alla classe delle ossidoreduttasi, come ad esempio la superossido dismutasi, (SOD) e le perossidasi, noti antiossidanti endogeni che prevengono l’invecchiamento e proteggono i componenti cellulari dal danno ossidativo, riducendo così il rischio di mutazioni e carcinogenesi.

Inoltre, il fungo sembra essere un toccasana per il nostro cervello: ritarda il deterioramento fisiologico delle facoltà intellettive (memoria, linguaggio, attenzione, percezione, capacità critica) ed aumenta il Q.I. In laboratorio è stato osservato come la componente polisaccaridica del Ganoderma lucidum determinasse un accrescimento delle capacità cognitive di un soggetto: nei topi transgenici che riproducono in una certa misura i danni causati dalla malattia di Alzheimer, si è osservato un aumento della neurogenesi nell’ippocampo ed un miglioramento delle prestazioni nel Morris Water Maze test (Figura 3) dopo trattamento cronico con gli estratti del fungo, indicando un’involuzione del deficit della memoria spaziale, un problema comunemente associato alle malattie neurodegenerative.

Figura 3. Rappresentazione grafica del Morris Water Maze test. Il labirinto acquatico di Morris è una metodica utilizzata per dimostrare come, in topi e ratti da laboratorio, una lesione (fisica o indotta farmacologicamente) a livello dell’ippocampo sia correlata ad alterazioni dell’apprendimento spaziale. Il test è affidabile e correlato al concetto di plasticità sinaptica e funzionalità del recettore NMDA. L’esperimento, per essere funzionale, deve immancabilmente presentare 3 elementi: una vasca piena il cui fondo non sia visibile onde evitare stress al roditore, almeno una piattaforma a pelo d’acqua che rappresenti un porto sicuro per l’animale, punti di riferimento visivi riconoscibili. Il roditore, una volta nella vasca, inizierà a nuotare alla ricerca di una via di fuga (la piattaforma): il test consiste principalmente nel calcolare il tempo impiegato dall’animale a trovare la piattaforma, che dovrebbe diminuire nel corso delle ripetizioni successive dello stesso esperimento nella stessa vasca per consolidamento della memoria spaziale in assenza di danni ippocampali.

Il Ganoderma è inoltre efficace come palliativo di svariati disturbi tra cui l’insonnia, la stanchezza, lo stress; ma anche disturbi più gravi come l’artrite, le aritmie cardiache, i disturbi del sistema epatico, l’emicrania, le difficoltà digestive e l’intestino pigro, poiché è in grado di regolarizzare la secrezione gastro-intestinale, migliorando la peristalsi.

Il fungo è utilizzato anche in una terapia combinata con litio, perfenazina e triesifenidile per il trattamento della schizofrenia, dimostrando, in questo modo, non solo che il fungo non induce particolari effetti collaterali se controllato nelle quantità e nell’utilizzo, ma che può anche migliorare la risposta dei pazienti alla terapia.

L’azione farmacologica

I principi attivi del Ganoderma sono racchiusi principalmente nel micelio. I più utilizzati per la ricerca sono i polisaccaridi β-glucani ed etero-β-glucani e gli acidi ganoderici (triterpeni), generalmente ben tollerati e vantaggiosi per l’organismo umano.

I polisaccaridi, a cui in parte abbiamo già accennato, sono noti in particolar modo per le loro proprietà anti-tumorali ed immunostimolanti. L’effetto immunomodulatorio si esprime con diverse modalità: potenziamento del sistema immunitario, formazione di nuovi globuli bianchi ed eliminazione di radicali liberi, favorendo la proliferazione e la maturazione dei linfociti T e B, delle cellule mononucleate spleniche e delle cellule dendritiche, oppure promuovendo l’azione delle perforine e grandzime.

Per quanto riguarda i triterpeni del Ganoderma, alcuni sono considerati cardiotonici per la capacità di agire sulla regolazione della pressione arteriosa inibendo l’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), altri hanno proprietà antidolorifiche ed antinfiammatorie.

I triterpenoidi presenti nel fungo, derivati ossidati dei triterpeni, sono importanti nella prima linea di difesa del soggetto contro gli agenti patogeni. Essi infatti bloccano l’ingresso di numerosi microorganismi ed agiscono inoltre da potenti mucolitici, risultando particolarmente utili nelle infiammazioni bronchiali e delle prime vie respiratorie.

Ganoderma e tumori

Ganoderma lucidum si è rivelato ottimo, in vitro, nel contrastare la proliferazione delle cellule tumorali inibendo la secrezione cellulare dei fattori associati all’angiogenesi come il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF) ed il fattore di crescita trasformante TGF–β. In questo modo non solo si limita l’apporto di nutrienti, quali ossigeno e sostanze nutritive necessari alla crescita del tumore, ma anche la formazione di metastasi.

Il meccanismo d’azione prevede l’inibizione di Erk1/2 e delle vie di segnalazione di Akt: l’effetto di questo fungo è quello di migliorare l’esito terapeutico, in combinazione con agenti chemioterapici.

Ricordiamo che il fungo non può essere considerato un farmaco vero e proprio ed il suo impiego, qualsiasi sia la patologia, deve essere sempre limitato a complemento di terapie più complesse, al fine di migliorare la qualità della vita dei soggetti che ne fanno utilizzo.

Carla Caianiello

Fonti:

Informazioni su Carla Caianiello 7 Articoli
Neurobiologa laureata all'Università degli Studi di Pavia, appassionata dello studio del cervello e delle nuove tecnologie

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