Malassezia furfur

Caratteristiche

Malassezia furufur (noto anche come Pityrosporum ovale) è un fungo appartenente al gruppo dei lieviti che, essendo un commensale dell’uomo, vive tipicamente sulla cute della gran parte degli esseri umani. Tuttavia, in alcuni casi, il rapporto uomo-micete può alterarsi e possono manifestarsi alcune patologie a livello cutaneo o, molto più raramente, a livello extra-cutaneo.

È stata la prima specie ad essere identificata nel suo genere (Malassezia). La più vecchia e ormai inusuale denominazione di Pityrosporum ovale fu coniata da Bizzozero nel 1913.

Le cellule hanno tipicamente una forma “a bottiglia” o “a birillo” e presentano un piccolo collaretto a livello del “collo”. Le dimensioni sono di circa 1,5-4,5 x 2,0-6,5 μm (Figura 1 e Figura 2). Si dividono per blastogonia, ovvero per gemmazione unipolare della cellula figlia dalla cellula madre. Talvolta possono formare degli pseudofilamenti.

Cellule di lievito di Malassezia furfur su tessuto cutaneo

Figura 1 – Malassezia furfur al microscpio ottico. Crediti: Dr. Lucille K. Georg (Centers for Disease Control and Prevention – CDC)

Cellule di lievito di Malassezia furfur su tessuto cutaneo

Figura 2 – Malassezia furfur al microscopio ottico. Crediti: Dr. Lucille K. Georg (Centers for Disease Control and Prevention – CDC)

Filogenesi

DominioEukaryota
RegnoFungi
DivisioneBasidiomycota
SottodivisioneUstilaginomycotina
ClasseExobasidiomycetes
OrdineMalasseziales
FamigliaIncertae sedis
GenereMalassezia
SpecieM. furfur

Morfologia delle colonie

Dopo crescita per 7 giorni a 32° C su terreno YM/malt agar le colonie hanno un diametro di 45 mm, da opache a leggermente lucide, leggermente piegate, da butirrose a friabili e con un margine intero o leggermente lobato.

M. furfur cresce abbastanza bene su malto e su agar di Sabouraud contenenti acidi grassi (acido oleico su tutti) o in generale su qualsiasi terreno che contenga azoto amminico con una fonte lipidica (acido oleico). Si tratta pertanto di un microrganismo strettamente lipofilo. La temperatura ottimale di crescita è intorno a 34 °C, mentre quella massima è intorno a 41 °C.

Patogenesi

Nonostante sia un commensale dell’uomo, in alcune circostanze M. furfur può comportarsi da patogeno, provocando manifestazioni sgradite a livello della cute. Si ritiene che ciò possa essere dovuto ad alcune alterazioni fisiologiche della cute stessa, come l’eccessiva produzione di sebo, o ad immunodepressione, o ancora alla persistenza di umidità in alcune zone dell’epidermide.

Comuni manifestazioni a seguito di tali alterazioni sono dermatite seborroica e Pitiriasi versicolor (Figura 3). In casi certamente più rari, lo stesso organismo è stato riscontrato in infezioni extra-cutanee, come artriti settiche e sinusiti.

Tinea versicolor

Figura 3 – Manifestazione cutanea di Pitiriasi versicolor. Crediti: Dr. Lucille K. Georg (Centers for Disease Control and Prevention – CDC)

Metodi di identificazione

Indubbiamente il modo più efficace per identificare una specie o un ceppo è quello di affidarsi alle moderne tecniche molecolari. Tuttavia in ambito clinico, dove questo organismo riveste maggiore importanza, vengono utilizzati tre tipi di esami a carattere diagnostico ed identificativo:

  • Esame con lampada di Wood sui soggetti che presentano pitiriasi versicolor;
  • Osservazione microscopica diretta;
  • Esame colturale.

Nell’esame con lampada di Wood le lesioni vengono irradiate a 365 nm, restituendo una luce verde per fluorescenza. Si tratta comunque di un esame poco specifico.
Per l’osservazione microscopica diretta vengono prelevati campioni istologici (la provenienza dipende dal sito dell’infezione) e viene utilizzato KOH per evidenziare la presenza di cellule di lievito e pseudofilamenti.
Infine l’esame colturale consiste nel far crescere le cellule in terreno Sabouraud arricchito con olio d’oliva al 2% e polisorbato 20 allo 0,2%.

Terapia

Trattandosi di un commensale dell’uomo, non è possibile eradicare il microrganismo in maniera definitiva dalla cute. Pertanto la terapia in caso di Pitiriasi versicolor o di dermatite seborroica consiste principalmente nell’utilizzo di detergenti specifici e nell’applicazione di antimicotici topici.

Poiché inoltre le recidive sono frequenti in primavera, è in genere praticata a scopo preventivo una terapia con antimicotici topici (soluzioni schiumogene e creme), indipendentemente dall’osservazione delle lesioni cutanee in tale periodo.

Angelo Schirinzi

Fonti

  • Wikipedia, l’enciclopedia libera
  • mycobank.org, International Mycological Association (IMA)
  • Panzone M. (1 Ottobre 2018). “Cos’è la Pitiriasi versicolor?”. Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica. Estrapolato da adoi.it

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