L’evoluzione della ricerca e delle cure nei linfomi

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By Roberta Maria Serra

I linfomi sono tumori che colpiscono i linfociti, cellule del sistema immunitario che ci proteggono dalle infezioni. I linfociti B producono anticorpi per neutralizzare batteri e agenti esterni, mentre i linfociti T regolano la risposta immunitaria e combattono le infezioni virali. Quando queste cellule si ammalano, non riescono più a svolgere la loro funzione e si moltiplicano in modo incontrollato, dando origine ai linfomi.

Le cellule tumorali possono restare confinate in un linfonodo oppure diffondersi in organi come la milza, il midollo osseo e altri tessuti. Per questo i linfomi sono considerati malattie “sistemiche”, capaci di interessare diversi distretti dell’organismo.

Si distinguono due forme principali: il linfoma di Hodgkin, riconoscibile per la presenza delle cellule di Reed-Sternberg, e i linfomi non-Hodgkin, molto più frequenti e suddivisi in numerosi sottotipi, da quelli indolenti a crescita lenta a quelli aggressivi che richiedono interventi rapidi.

In occasione del Lymphoma Awareness Day, una giornata dedicata alla consapevolezza sui linfomi e sull’impatto che hanno queste malattie sui pazienti, è bene puntare l’attenzione sui passi in avanti compiuti dalla ricerca scientifica nella cura dei linfomi, i cui tassi di sopravvivenza sono sempre più elevati.

Figura 1 – Tema principale del Lymphoma Awareness Day 2025. [Fonte: https://lymphomacoalition.org/]

Le nuove terapie: dalla chemioterapia all’immunoterapia

Per molto tempo la chemioterapia è stata l’arma principale contro i linfomi, associata al trapianto di cellule staminali nei casi più gravi. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha cambiato il panorama terapeutico grazie a farmaci biologici e immunologici che hanno migliorato notevolmente la prognosi di tanti pazienti.

Tra i più innovativi ci sono gli inibitori dei checkpoint immunitari, in particolare di PD-1, come nivolumab e pembrolizumab. Alcune forme di linfoma di Hodgkin riescono a nascondersi al sistema immunitario: questi farmaci gli permettono di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. In pazienti che non rispondono più a chemio e trapianto, circa sette su dieci ottengono una risposta positiva, offrendo benefici anche a lungo termine e con effetti collaterali in genere più tollerabili della chemio.

Un altro traguardo fondamentale è rappresentato dalle CAR-T, cellule immunitarie prelevate dal paziente stesso, modificate in laboratorio per riconoscere le cellule tumorali e poi reinfuse. Già approvate per linfomi B aggressivi come il DLBCL, le CAR-T hanno cambiato la storia clinica di persone che non avevano più opzioni. Studi recenti stanno sperimentando CAR-T dirette contro la proteina CD30 anche nei linfomi di Hodgkin, con risultati molto promettenti.

Parallelamente si stanno affermando gli anticorpi bispecifici, farmaci intelligenti che collegano la cellula tumorale a un linfocita T, facilitando l’attacco. Sono particolarmente utili nei linfomi B recidivati, anche per chi non può accedere alle CAR-T.

Infine, non mancano i farmaci mirati contro bersagli genetici specifici. Nel linfoma follicolare con mutazione del gene EZH2, ad esempio, il farmaco tazemetostat è in grado di bloccare la crescita tumorale. Nel linfoma mantellare, la combinazione di ibrutinib e venetoclax ha dimostrato di prolungare in modo significativo la sopravvivenza senza progressione della malattia.

Risultati clinici

Questi approcci hanno già dato risultati tangibili, con tassi di sopravvivenza elevati. Nei linfomi di Hodgkin recidivati, le terapie anti-PD1 funzionano in circa il 70% dei casi. Nei linfomi B aggressivi refrattari, le CAR-T offrono risposte in oltre il 70% dei pazienti, con remissioni che in alcuni durano anni. Nei tipi follicolari, le terapie mirate e gli anticorpi bispecifici raggiungono percentuali di risposta tra il 60 e il 70%. In quelli mantellari, i farmaci combinati hanno permesso di guadagnare mesi preziosi senza progressione della malattia, anche in pazienti ad alto rischio.

Verso cure sempre più personalizzate

La vera rivoluzione, però, è rappresentata dai progressi diagnostici e nella medicina personalizzata. Grazie alle nuove tecniche di sequenziamento del DNA è possibile identificare con più precisione i diversi sottotipi di linfoma e prevederne l’andamento. L’uso del DNA tumorale circolante (ctDNA), rilevabile con un semplice prelievo di sangue, consente di monitorare la malattia residua minima, valutare il rischio di recidiva e adattare la terapia in modo più mirato. Questi strumenti stanno aprendo la strada a cure sempre più su misura, con benefici concreti per i pazienti.

Inoltre, l’identificazione di particolari mutazioni fa sì che si possa optare per approcci terapeutici più mirati. Alcuni esempi sono particolarmente significativi: nel linfoma di Hodgkin, l’alterazione genetica che favorisce la produzione di PD-L1 spiega l’efficacia degli anti-PD1; nel linfoma follicolare la mutazione EZH2 indica una buona risposta a tazemetostat; nel linfoma mantellare, le mutazioni di TP53 segnalano un rischio elevato ma possono essere mitigate da nuove combinazioni di farmaci mirati.

Identificando i target specifici è possibile evitare effetti indesiderati che, altrimenti, coinvolgerebbero le cellule sane, aumentando inoltre le probabilità di successo delle cure.

Il ruolo della Fondazione Italiana Linfomi (FIL)

In questo scenario di continua innovazione, la Fondazione Italiana Linfomi (FIL) è diventata un punto di riferimento per la ricerca e la cura dei pazienti nel nostro Paese. Nata nel 2010, FIL ha creato una rete che oggi coinvolge oltre 150 centri di cura e ricerca, dagli ospedali agli IRCCS fino alle università, coprendo l’intero territorio nazionale.

Logo della Fondazione Italiana LInfomi (FIL)
Figura 2 – Logo della Fondazione Italiana LInfomi (FIL). [Fonte: https://fondazioneitalianalinfomi.it]

Il lavoro della Fondazione è ampio e articolato. Ogni anno promuove e coordina studi clinici, sia sperimentazioni di nuovi farmaci sia ricerche osservazionali. Solo nel 2024 sono stati avviati 11 nuovi studi, portando il totale a 108 dall’inizio dell’attività. Nello stesso anno oltre 1.000 pazienti sono stati inseriti gratuitamente nei protocolli di ricerca, contribuendo così allo sviluppo di nuove conoscenze senza alcun costo per loro. Complessivamente, quasi 15.000 pazienti hanno preso parte a studi FIL in questi anni, un numero che testimonia l’impatto nazionale della Fondazione.

La Fondazione non si limita alla ricerca clinica. Ha sviluppato infrastrutture innovative come il MRD Network, una rete di laboratori dedicati allo studio della malattia minima residua, cioè le cellule tumorali che possono persistere anche dopo le cure e causare recidive. Si avvale, inoltre, della collaborazione di centri di revisione centralizzata per i campioni istologici e per le immagini PET/CT. Questo lavoro riduce le disparità geografiche e consente ai pazienti di ricevere diagnosi uniformi e di qualità in tutta Italia.

La sensibilizzazione sui linfomi

Un altro aspetto fondamentale è la diffusione della conoscenza scientifica. Nel 2024 la Fondazione ha pubblicato 20 articoli su riviste mediche internazionali di alto livello e ha avuto una presenza significativa ai principali congressi onco-ematologici, portando l’esperienza italiana al confronto globale.

Fondazione Italiana Linfomi (FIL) a sostegno della ricerca per la lotta ai linfomi
Figura 3 – Fondazione Italiana Linfomi (FIL) nelle campagne di sensibilizzazione. [Fonte: https://fondazioneitalianalinfomi.it]

Ma FIL si distingue anche per l’attenzione ai pazienti. In collaborazione con AIL, ha dato vita al Gruppo Pazienti Linfomi, uno spazio in cui pazienti e familiari possono confrontarsi, ricevere informazioni chiare e aggiornate e trovare supporto. Questo contribuisce non solo a migliorare l’approccio alle cure, ma anche a sostenere il benessere psicologico di chi affronta la malattia.

La Fondazione inoltre, insieme ai volontari distribuiti in tutto il territorio nazionale, si occupa di sensibilizzazione e raccolta fondi per la cura dei linfomi, attraverso eventi, campagne nelle piazze, mobilitazioni social. Sappiamo che non esiste prevenzione per i linfomi, ma la diagnosi precoce può sempre fare la differenza nelle cure e nella guarigione dei pazienti.

Conclusioni

I linfomi, un tempo considerati patologie da trattare quasi esclusivamente con la chemioterapia, oggi sono al centro di una medicina che evolve verso terapie mirate, biologiche e personalizzate. Immunoterapia, CAR-T, anticorpi innovativi e farmaci intelligenti hanno già migliorato la vita di migliaia di pazienti, aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa.

Per questo è importante continuare a finanziare la ricerca scientifica anche tramite associazioni o fondazioni come FIL. Per aumentare i tassi di sopravvivenza e per arrivare ad avere cure sempre più efficaci, personalizzate al singolo paziente in modo da avere meno effetti collaterali possibili.

Fonti

  • https://fondazioneitalianalinfomi.it
  • https://www.msdmanuals.com/it/casa/disturbi-del-sangue/linfomi/panoramica-sui-linfomi
  • https://filinf.it/wp-content/uploads/2025/06/Bilancio-sociale-2024_per-sito_2.pdf
  • Ansell, S. M., Bröckelmann, P. J., von Keudell, G., Lee, H. J., Santoro, A., Zinzani, P. L., Collins, G. P., Cohen, J. B., de Boer, J. P., Kuruvilla, J., Savage, K. J., Trněný, M., Provencio, M., Jäger, U., Willenbacher, W., Wen, R., Akyol, A., Mikita-Geoffroy, J., Shipp, M. A., Engert, A., … Armand, P. (2023). Nivolumab for relapsed/refractory classical Hodgkin lymphoma: 5-year survival from the pivotal phase 2 CheckMate 205 study. Blood advances,7(20), 6266–6274. https://doi.org/10.1182/bloodadvances.2023010334
  • Schimmoeller, C. J., Bastian, C., Fleming, J., & Morales, J. (2023). A Review of Hodgkin Lymphoma in the Era of Checkpoint Inhibitors.Cureus,15(7), e41660. https://doi.org/10.7759/cureus.41660
  • Meng, F., Xiang, M., Liu, Y. et al.Safety and efficacy of anti-CD30 CAR-T cell therapy in relapsed/refractory classic Hodgkin lymphoma: a systematic review and meta-analysis. BMC Cancer25, 78 (2025). https://doi.org/10.1186/s12885-024-13400-5

Crediti immagini

  • Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/laboratorio-analisi-chimica-ricerca-2815641/
  • Figura 1: https://lymphomacoalition.org/world-lymphoma-awareness-day/
  • Figura 2 e 3: https://fondazioneitalianalinfomi.it

1 commento su “L’evoluzione della ricerca e delle cure nei linfomi”

  1. Non conoscevo FIL e quanto la ricerca continua a fare per combattere i linfomi e dare migliori aspettative hai pazienti . Complimenti, bellissimo articolo .

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