Peritonite

Condividi l'articolo di Microbiologia Italia:

La peritonite è un processo infiammatorio che colpisce il “peritoneo”, ovvero la membrana di rivestimento della parete addominale e della maggior parte dei visceri dentro di essa contenuti; semplificando, possiamo immaginarlo come una sorta di sacca che avvolge gli organi interni alla pancia. La peritonite può essere mortale se non curata immediatamente.

Caratteristiche

Il peritoneo (Fig.1) è la più estesa tra le sierose del corpo umano, misura circa 170 cm2; altri esempi di sierose sono rappresentati dalla pleura (che riveste i polmoni) e dal pericardio (che riveste il cuore) e che a loro volta possono infiammarsi. Pur essendo una sola membrana contigua è in realtà suddivisibile a sua volta in due foglietti differenti, a seconda delle strutture che si trova a rivestire:

  • Il peritoneo parietale rappresenta il foglietto di rivestimento della superficie interna della parete addominale.
  • Il peritoneo viscerale, invece, rappresenta il rivestimento di alcuni organi contenuti all’interno dell’addome.

Proprio in base alla loro capacità di essere o non essere rivestiti dal peritoneo, gli organi addominali si classificano in:

  • Extraperitoneali, al di fuori del peritoneo;
  • Retroperitoneali; sono la categoria di più difficile comprensione, perché trattasi di una via di mezzo tra un organo intra- ed uno extra-peritoneale. Sono rivestiti soltanto su “parte” della loro superficie dal peritoneo;
  • Intraperitoneali, completamente ricoperti dal peritoneo.

Inoltre, la peritonite si distingue in:

  • peritonite primitiva: quando non c’è evidenza di un focolaio infettivo localizzato o in cui l’alterazione risulta propriamente a carico del foglietto peritoneale.
  • peritonite secondaria: per invasione batterica o azione di agenti chimici a partenza da un focolaio infettivo del tubo digerente, del sistema epato-bilio-pancreatico, dell’apparato uro-genitale; per necrosi o perforazione di un viscere cavo; per un trauma chiuso o aperto.
Aspetto del peritoneo
Figura 1 – Aspetto del peritoneo Fonte[ news-medical.net ]

Segni e sintomi

La peritonite è caratterizzata da un insieme di segni e sintomi abbastanza caratteristici e facilmente riconoscibili:

  • dolore addominale intenso,
  • tendenza alla posizione supina con le ginocchia piegate, che permette di ridurre la tensione addominale placando il dolore (cosiddetta posizione antalgica),
  • addome teso, “a tavola”,
  • segno di Blumberg positivo (tipico segno che permette di riconoscere il peritonismo, esercitando una pressione sulla parete addominale e rilasciando improvvisamente, il paziente salta per il dolore),
  • alvo chiuso a feci e gas,
  • distensione addominale diffusa,
  • nausea e vomito.

Eziologia e patogenesi

La più comune causa della peritonite è un’infezione che si sviluppa direttamente all’interno del peritoneo, i due maggiori fattori di rischio della peritonite sono:

  • cirrosi epatica;
  • dialisi.

Si calcola che il 20% delle persone con cirrosi che ha accumulato del liquido all’interno dell’addome, sviluppi anche la peritonite che, invece, è diventata meno comune fra i soggetti che si sottopongono a dialisi.

Una causa meno comune di peritonite è un’infezione o una lesione in un’altra parte del corpo che provoca l’infezione del peritoneo tramite batteri o funghi: i germi giungono a contatto col peritoneo attraverso molteplici vie e con meccanismi diversi: le vie seguite sono il contatto diretto e la corrente del sangue o della linfa. 

Altre condizioni che possono portare ad una peritonite sono:

  • una ferita addominale
  • un’appendice rotta
  • un’ulcera allo stomaco
  • un colon perforato
  • diverticolite
  • pancreatite 
  • malattie del fegato
  • infezione della cistifellea, dell’intestino o del flusso sanguigno
  • morbo di Crohn
  • procedure mediche invasive

La peritonite ha serie ripercussioni generali che si riassumono in ipovolemia (perdita o sequestro di liquidi) e sepsi (stato infettivo generalizzato).

L’ipovolemia insorge a causa di una perdita idro-elettrolitica nell’intestino, che causa un blocco o paresi intestinale; il richiamo di liquidi dal compartimento extracellulare aggrava disidratazione e ipovolemia. Si forma trasudato che talvolta muta e cambia in essudato, formando così ingenti sequestri di liquidi e proteine.

La sepsi (stato infettivo generalizzato) e l’accumulo di sostanze tossiche assorbite dall’organismo, possono così esercitare la loro azione, causando grave instabilità emodinamica (alterazioni della pressione sanguigna e della funzionalità cardiaca) sino ad arrivare ad un quadro conclamato di shock.

Diagnosi

Essendo spesso una condizione d’urgenza, il medico non dispone di molto tempo per accertare la diagnosi; il primo sospetto deve insorgere quindi già all’osservazione del paziente disteso e ripiegato su di un lato in posizione fetale. Alla visita vi sono alcuni segni, come quello di Blumberg, che nonostante non siano in grado di identificare la patologia sottostante, consentono una prima diagnosi approssimativa di peritonite.

Test strumentali e di laboratorio

Diversi altri test possono aiutare il medico a diagnosticare la peritonite:

  • Un esame del sangue, nel quale si possono riscontrare: aumento dell’ematocrito, azotemia, riduzione della natriemia, leucocitosi neutrofila, ipoalbuminemia, riduzione dei fattori della coagulazione, aumento degli indici di necrosi cellulare (GOT, GTP, LDH), iperbilirubinemia, aumento di gammaGT, fosfatasi alcalina, ipossiemia, alcalosi respiratoria, acidosi metabolica quando insorge shock ipovolemico o settico.
  • Un’emocoltura può aiutare ad identificare i batteri che causano l’infezione o l’infiammazione.
  • Se si ha un accumulo di liquido nell’addome, la coltura del liquido può anche aiutare ad identificare i batteri.
  • test di imaging, come le scansioni TC e i raggi X, possono mostrare perforazioni o buchi nel peritoneo.

Terapia

La terapia è nella maggior parte dei casi chirurgica e si basa sulla risoluzione delle cause specifiche che hanno portato a un quadro di peritonite, l’infezione correlata viene trattata con antibiotico o farmaci antifungini, a seconda della causa.

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti

Condividi l'articolo di Microbiologia Italia:

Lascia un commento