Fame zero, utopia o realtà?

zero hungry
Figura 1 – zero hungry [Fonte World Food Program]

Hungry emergency

Il pianeta sta affrontando la più grave emergenza alimentare del 21° secolo. Le aree del mondo in “emergenza fame” sono sempre più ampie e diffuse, la malnutrizione colpisce centinaia di milioni di bambini. Ad oggi, nel mondo, secondo il rapporto SOFI della FAO 2021, quasi una persona su tre (2,37 miliardi) non ha avuto accesso a un’alimentazione adeguata e continuativa, soprattutto per ragioni di carattere economico.

Questo parametro, conosciuto come “prevalenza dell’insicurezza alimentare moderata o grave”, era già in aumento dal 2014, ma si è accentuato nel 2020, crescendo nell’arco del 2021 tanto quanto nei cinque anni precedenti considerati nel loro complesso.
La situazione è in rapido peggioramento in 16 Paesi in Africa, 4 in America Centrale e 3 in Asia.

Dopo circa 20 anni di regressione la fame nel mondo è in aumento
Figura 2 – Dopo circa 20 anni di regressione la fame nel mondo è in aumento [Fonte Will Media]

Fame, obesità e disuguaglianze

Si stima che nel 2020 il 12% (dall’8,4% del 2019) della popolazione mondiale abbia vissuto uno stato di grave insicurezza alimentare, circa 928 milioni di persone, 148 milioni in più rispetto al 2019. Nel 2020 erano più di 149 milioni i bambini sotto i cinque anni con un ritardo della crescita, (altezza troppo bassa rispetto all’età), più di 45 milioni quelli deperiti (troppo magri rispetto all’altezza). La maggior parte dei bambini malnutriti vive in Africa e in Asia.

Sono circa 39 milioni, invece, i bambini in sovrappeso e obesi, questa progressiva diffusione, che prende il termine “globesity“, composto dall’aggettivo global (globale, mondiale) e dal sostantivo obesity (obesità), proprio ad indicare la diffusione dell’obesità come fenomeno globale che minaccia la salute delle popolazioni occidentali.

L’OMS segnala che in Europa, l’obesità è triplicata negli ultimi due decenni, secondo l’Atlante delle malattie e dell’ictus celebrale pubblicato proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’alimentazione non corretta e la sedentarietà, rappresentano i maggiori responsabili dei 17 milioni di morti per malattie cardiovascolari e celebrali, dopo il primato del fumo.

Un’alimentazione equilibrata e ricca di frutta e verdura, invece, viene associata alla riduzione di queste patologie in diversi studi scientifici.
Anche la disuguaglianza di genere si è accentuata, sottolinea la FAO. Nel 2020, infatti, l’insicurezza alimentare ha riguardato 11 donne ogni 10 uomini (con un aumento rispetto alle 10,6 del 2019).

Guerre, cambiamenti climatici e COVID hanno una forte ripercussione sulle economie nazionali
Figura 3Guerre, cambiamenti climatici e COVID hanno una forte ripercussione sulle economie nazionali [Fonte Will Media]

Fame, crisi climatica e covid-19

Si stima che 710 milioni di minori, vivano nei 45 Paesi a più alto rischio di subire l’impatto della crisi climatica. Inondazioni, siccità, uragani, incendi boschivi e altri eventi meteorologici estremi, avranno un impatto particolarmente profondo sui bambini vulnerabili e sulle loro famiglie.

Anche i bambini, le bambine e le/gli adolescenti nei Paesi considerati a “basso rischio” devono affrontare minacce e rischiano di soffrire la carenza di cibo, malattie e altre pericoli per la salute, come la scarsità o l’innalzamento del livello dell’acqua o una combinazione di questi fattori. Con l’arrivo della pandemia da Covid-19, sistemi sanitari ed economie già fragili sono stati messi a dura prova, provocato recessioni devastanti e messo a repentaglio l’accesso alle risorse alimentari.

Eppure già prima della pandemia la fame era in aumento e si registravano scarsi progressi sul fronte della malnutrizione, soprattutto nei paesi in preda a conflitti, eventi climatici estremi o altre difficoltà economiche.
Il calo dei redditi e la successiva crisi economica prevista provocheranno delle reazioni a catena il cui impatto sarà ancora più evidente negli anni a venire. Oggi, quindi, il binomio fame nel mondo e Covid-19 sta mettendo in serie difficoltà soprattutto le persone più vulnerabili, condizionando anche il loro futuro.

Il ruolo delle istituzioni

Nel settembre 2015, 193 leader mondiali sottoscrissero un impegno per il raggiungimento di 17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile.
Gli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, che rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo.

Il primo obiettivo per i MDGs e Il secondo obiettivo SDGs intendeva, entro il 2030, porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione, promuovendo l’agricoltura sostenibile. A causa delle crisi in corso e se non si interverrà con decisione, l’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite di raggiungere “Fame Zero” entro il 2030, diventerà sempre più lontano e verrà mancato con un margine di quasi 660 milioni di persone.

From MDGs to the SDGs
Figura 4 – From MDGs to the SDGs [Fonte UNDP Filippine]

È possibile sconfiggere la fame e le crisi climatiche con la genetica?

Con il cambiamento delle condizioni climatiche e una popolazione mondiale in rapida crescita che si stima raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050, l’umanità deve affrontare la seria sfida di aumentare la produzione alimentare di almeno il 70%. Il progetto europeo BRESOV (Breeding for Resilient, Efficient and Sustainable Organic Vegetable production) inserito nel programma Horizon 2020, accetta le ragioni di questa sfida globale. Esplorando la diversità genetica di tre delle colture orticole economicamente più significative (broccoli, fagiolini e pomodori), per migliorare la competitività di queste in un ambiente biologico e sostenibile.

BRESOV lavora su broccoli, fagiolini e pomodori poiché queste colture vegetali di base hanno un ruolo significativo nel raggiungimento del nostro obiettivo di sicurezza alimentare e nutrizionale globale e, in condizioni organiche, possono contribuire a immagazzinare carbonio e introdurre azoto migliorando la qualità del suolo organico.
La variabilità genetica delle colture è ampia poiché sono state utilizzate diverse varietà autoctone (LR) e colture selvatiche (CWR). Che sono state fornite dai partner per le attività di pre-riproduzione e allevamento previste.

Come lavora Bresov

Il consorzio ha l’obiettivo di aumentare la tolleranza delle piante agli stress biotici e abiotici. Quindi, adattare le varietà alle esigenze specifiche dei processi produttivi biologici e a basso input. E’ stato adottato un approccio innovativo. I tratti delle piante legati all’areale di origine, alla crescita e l’architettura della specie, sono state selezionate per alcuni caratteri di pregio, in modo da consentire una migliore interazione con il suolo organico e il suo microbioma. Il suolo non viene stravolto da tecniche agronomiche troppo invasive, a beneficio dei consumatori.

Questo approccio garantirà che le risorse genetiche disponibili e il germoplasma riprodotto, combinati con una visione agroecologica, possano migliorare l’efficienza e la produttività nell’uso delle risorse. Le cultivar di questo progetto serviranno per innescare la produzione di nuove sementi per il settore della coltivazione biologica. Il germoplasma fungerà anche da modello per la valorizzazione di altre colture.  

Campo sperimentale di un'azienda partner del progetto
Figura 5 – Campo sperimentale di un’azienda partner del progetto [Fonte Bresov]

Selezione e Applicazione

La selezione delle linee di pre-riproduzione/allevamento per le tre specie sarà effettuata in sistemi di agricoltura biologica, utilizzando uno schema di rotazione annuale delle colture. Nuove cultivar saranno selezionate per l’efficienza in condizioni di stress biotici e abiotici, come ad esempio piante coltivate in acqua salmastra o fitodepurata, alta temperatura e stress da azoto, o per la resistenza ad alcuni parassiti e malattie.

La selezione avviene anche per caratteristiche qualitative del prodotto desiderabili come gusto, aspetto visivo, prestazioni post-raccolta.
Questo lavoro sarà rafforzato dal coinvolgimento attivo di agricoltori, servizi di consulenza, istituti di ricerca, aziende di allevamento e trasformatori di alimenti provenienti da diversi contesti geografici/climatici in Europa e Paesi extra UE.

Screening varietale sulla peronospora del pomodoro
Figura 6 – Screening varietale sulla peronospora del pomodoro [Fonte Bresov]

Fonti


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