Chiarezza e dati concreti sul Coronavirus

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La profusione di dati e notizie sul Coronavirus (2019-nCoV) da parte dei media ha contribuito ad aumentare la disinformazione e la confusione, generando paura e psicosi, nonchè -purtroppo- episodi di astio verso la comunità cinese in Italia.

Facciamo chiarezza sul Coronavirus

Perciò è necessario esporre un quadro esaustivo della situazione, attraverso una corretta informazione, che sia supportata dai dati riportati dalle organizzazioni sanitarie e dagli esperti.

A quanto pare il Coronavirus ha un tasso di letalità che va dal 2 al 3% (secondo dati preliminari dell’OMS e degli studi più recenti, mentre 2,3% è l’ultimo dato pubblicato dall’OMS) quello della normale influenza è circa uno su mille. Sembrerebbe perciò che il nuovo virus sia molto più letale della comune influenza, ma ciò dipende dal fatto che si è maggiormente attrezzati per quest’ultima avendone il vaccino, diversamente per il Coronavirus, il cui vaccino manca e le cure prestate in Cina non sono certamente ai livelli europei. Inoltre la mortalità ha colpito soggetti già debilitati o in età avanzata.

Recenti dati epidemiologici cinesi

Un recente studio epidemiologico cinese pubblicato sul Chinese Centre for Disease Control and Prevention (CCDC), fa maggior luce sulla reale portata dell’epidemia: l’80,9% delle persone presenta solo lievi sintomi, nella provincia di Hubei (in cui è presente la città di Wuhan dove è scoppiata l’epidemia), il tasso di mortalità rilevato è del 2,9%, mentre nelle altre province cinesi è dello 0,4%.

Tra le fasce di età è interessante notare come non ci sia nessun decesso di bambini fino a 9 anni, mentre fino ai 39 anni il tasso non supera lo 0,2%, esso dimostra invece di salire con l’avanzare dell’età: rispettivamente dell’1,3% per i 50enni, 3,6% per i 60enni, l’8% per i 70enni e infine il 14,8% di mortalità per chi ha superato gli 80 anni. Nello studio si fa complessivamente riportare il tasso di mortalità del virus al 2,3%, che corrisponde al dato certificato anche dall’OMS il quale, molto cautamente, conferma per ora solo questo dato.

L’opinione di Matteo Bassetti

Secondo Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive al Dipartimento di Scienze della salute dell’università degli Studi di Genova e presidente della Sita (Società Italiana di Terapia Antinfettiva), “Il nuovo coronavirus sembra quindi meno aggressivo e meno letale rispetto alle precedenti forme cliniche, ma anche rispetto alle polmoniti che curiamo nei nostri ospedali“.

L’opinione di Gianni Rezza

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore della Sanità commenta: “Il coronavirus attuale sta mostrando una capacità superiore di trasmettersi rispetto alla Sars, quindi dà un numero di casi maggiore, anche se la letalità appare almeno al momento più bassa. Ad aumentare la contagiosità c’è anche il fatto che i sintomi spesso sono più lievi, e quindi, soprattutto quando ancora non si era consapevoli dei rischi, le persone contagiate circolavano maggiormente”.

Sempre Rezza afferma che “non deve creare allarme lo studio tedesco secondo il quale il nuovo coronavirus resisterebbe attivo sulle superfici”, in quanto il suddetto sarebbe ancora da dimostrare e condotto su altri coronavirus diversi da quello cinese.

L’opinione di Roberto Burioni

Anche il professore e medico Roberto Burioni dimostra quanto il virus sia molto contagioso (soprattutto rispetto alla SARS). Il professore inoltre, basandosi su uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, fa sapere che il contagio può avvenire anche attraverso individui infettati che non presentano ancora sintomi.

Il tasso di contagio R0 (numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare) è stimato infatti dall’1,4 al 2,5 dall’OMS, ma studi più recenti portano i dati dal 3 al 4. Il virus influenzale avrebbe un tasso R0 di 1,3.

Cosa possiamo concludere?

Sapendo già che la normale influenza causa un certo numero di morti (nel mondo si contano da 350 milioni a 1 miliardo di persone contagiate e da 250 a 500 mila morti), specialmente colpite le fasce più deboli della popolazione, un virus più letale (ma in misura minore della polmonite batterica) e più contagioso (ma molto inferiore rispetto al morbillo) è senz’altro un elemento di preoccupazione per la comunità mondiale, senza però scadere nel panico.

Difatti molti esperti si sono spesi per rassicurare e lo stato di emergenza indetto dall’OMS serve ad attuare tutte le misure di contenimento e controllo, soprattutto in quanto si hanno ancora poche conoscenze e nessun vaccino.

Anche alla luce degli ultimi casi riportati in Italia, i decessi avvenuti sono riferiti a persone anziane con problematiche pregresse: è bene la prudenza, seguendo le direttive di precauzione indicate dall’OMS, ma non bisogna entrare nel panico in quanto stanno venendo prese tutte le misure atte a contenere la diffusione del patogeno.

E in questi contesti è meglio eccedere piuttosto che deficere.

Fonti:

2 commenti su “Chiarezza e dati concreti sul Coronavirus”

  1. Il tasso di mortalità si calcola tenendo in conto il numero di decessi tra il numero di contagiati. Per la normale influenza, i vaccinati non vengono conteggiati tra i contagiati ovviamente per cui la frase introduttiva dell’autore (“Sembrerebbe perciò che il nuovo virus sia molto più letale della comune influenza, ma ciò dipende dal fatto che si è maggiormente attrezzati per quest’ultima avendone il vaccino, diversamente per il Coronavirus, il cui vaccino manca”) non ha alcun senso.

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  2. Scusi, lei sta confondendo tasso di mortalità e tasso di letalità. Ciò che indica come tasso mortalità è in realtà il tasso di letalità, ovvero la percentuale del numero di decessi sul numero totale dei contagiati. Diversamente, il tasso di mortalità, si riferisce alla percentuale di morti su un’intera popolazione definita.
    Ora, il tasso di mortalità fin’ora stimato per il COVID-2019 è del 2,3%, quello influenzale meno dell’uno per mille (circa lo 0,02%). Quindi maggiore per il COVID-2019.
    La letalità del virus, in questo senso, è probabilmente influenzata dai diversi livelli di servizi sanitari che si possono prestare ai contagiati.
    La presenza di un vaccino invece incide sul tasso di mortalità, coprendo la popolazione totale dal contagio.
    Spero che la tematica sia risultata più chiara, senza far polemica ciò è vantaggio per tutti.

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