I virus dell’influenza aviaria: una minaccia moderna

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La storia del virus dell’influenza aviaria inizia ad interessarci nel 1918, quando circa 50 milioni di persone morirono colpite da un ceppo dell’influenza A (H1N1). L’epidemia causata all’epoca accese i riflettori sui virus influenzali e, grazie alle moderne tecnologie e al sequenziamento genetico di questo virus, conosciamo oggi la sua origine e come esso si sia evoluto nel tempo. La minaccia di un’epidemia causata da tale virus è un problema moderno e a testimoniarlo sono proprio le notizie che corrono in questi giorni, durante i quali è stato confermato, in Cina, il primo contagio umano con il ceppo H10N3.

L’influenza A

Caratteristiche generali

Come tutti i virus influenzali, l’influenza A fa parte della famiglia degli Orthomyxoviridae. Essi sono virus a RNA a singolo filamento. Oltre all’influenza A abbiamo altre tre specie di virus influenzali (B, C, D). In particolare, quelli di tipo A interessano una vasta varietà di uccelli e mammiferi, a differenza delle altre specie che sono, nel contagio, maggiormente selettivi. Sono caratterizzati da un elevato tasso di mutazione, possono accumulare addirittura oltre 1000 mutazioni all’anno, ed hanno una mortalità molto elevata, vicina al 50%. Proprio a causa di ciò i vari sottotipi dell’influenza A restano dei sorvegliati speciali da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale si propone di seguire l’evoluzione del virus in modo da scongiurare la possibilità di trasmissione uomo a uomo.

Caratteristiche genetiche

I virus influenzali A, anche conosciuti con la sigla IAV, si caratterizzano perché presentano 8 segmenti genomici separati tra loro. Gli 8 segmenti genomici codificano dieci polipeptidi core, tra questi:

  • 3 proteine di membrana: emoagglutinina HA, neuroammidasi NA ed il canale ionico M2;
  • Una proteina matriciale M1;
  • Varie proteine non strutturali.
schema virus influenzale
Figura 1 – Schema generale dei virus influenzali. [Fonte: WikiLectures]

In particolare, le proteine antigeniche HA e NA sono suddivise rispettivamente in 18 (da H1 a H18) e 11 (da N1 a N11) sottotipi. Tali sottotipi, fatta eccezione per i sottotipi H17, H18, N10 ed N11 ritrovati solo in alcune specie di pipistrelli, sono stati ritrovati in specie aviarie e solo pochissimi sottotipi sono stati riscontrati nei mammiferi. Tuttavia, la circolazione nell’uomo è presente a causa della stretta connessione tra l’uomo e le specie aviarie stesse. I due ceppi di più recente interesse per l’uomo sono principalmente H5N1 e H7N9, i quali hanno causato infezione in essere umani, causando quella che comunemente conosciamo come “influenza aviaria”.

H5N5 influenza aviaria
Figura 2 – Cellule con infezione da H5N1 a microscopio elettronico. [Fonte: pixnio.com]

Breve storia dell’influenza aviaria

Il virus dell’influenza aviaria circola a partire dal 1800, quando si registrano le prime epidemie tra gli uccelli. Questi focolai vengono analizzati e caratterizzati ed il virus viene definito “peste degli uccelli”. Nel 1955 si determina che tale virus sia un virus influenzale di tipo A e si comprende che ha molte similitudini con l’influenza umana e suina. Da allora le ricerche e gli studi non si sono mai fermati e sono stati identificati vari ceppi, tra cui alcuni ad elevata patogenicità (HPAI). Si pensa che il serbatoio naturale del virus siano gli uccelli acquatici, tra cui gli anseriformi (cigni, anatre, oche) e i caradriiformi (gabbiani, sterne). In queste specie l’infezione è quasi sempre a bassa patogenicità e si può anche presentare in maniera asintomatica. Di particolare interesse, sono i ceppi presenti negli uccelli migratori, i quali, trasportando il virus lungo le rotte migratorie, lo trasmettono in nuove zone.

rotte migratorie influenza aviaria
Figura 3 – Rotte migratorie e diffusione dei virus aviari. [Fonte:ncbi.nlm.nih.gov]

Patologia nell’uomo

L’influenza aviaria si manifesta con sintomi clinici molto simili a quelli dell’influenza, tra cui:

  • Brividi;
  • Cefalea;
  • Febbre;
  • Dolori muscolari;
  • Mancanza di respiro;
  • Infezioni delle vie aeree più o meno gravi.

Tali sintomi possono sfociare in complicanze più gravi e preoccupanti come polmonite, problemi cardiaci ed insufficienza respiratoria.

Trasmissione nell’uomo e fattori di rischio

La malattia viene trasmessa all’uomo tramite il contatto con uccelli infetti, oppure tramite il contatto con superfici contaminate dalle loro feci, piume ed escrementi vari. Molto spesso i mercati in cui si ritrovano uccelli mantenuti in pessime condizioni igieniche producono focolai di infezione e possono facilmente diffondere la malattia all’uomo. Il vero e proprio modello di trasmissione non è ancora chiaro, ad oggi non vi sono testimonianze concrete della trasmissione da uomo a uomo. Possibili mutazioni del virus potrebbero, però, consentire tale metodo di trasmissione aumentando la diffusibilità del virus. Uno dei fattori che concorre all’insorgenza dell’infezione è il consumo di pollame e tacchino poco cotti.

mercati di volatili
Figura 4 – Mercato di volatili a Kabul. [Fonte: Wikipedia]

Le pandemie nell’uomo

La più famosa pandemia influenzale causata da un virus aviario, in particolare dal ceppo H1N1, si è manifestata nel 1918 ed è passata alla storia come influenza spagnola. Questa ha causato la morte di circa 50 milioni di persone. Si sono poi verificate altre pandemie causate da un virus IAV: nel 1957 la cosiddetta influenza asiatica provocata dal ceppo H2N2, nel 1968 l’influenza di Hong Kong causata dal ceppo H1N1. Più recentemente, tra il 2016 ed il 2017, il ceppo H7N9 ha portato alla morte di circa 300 persone. Per essere più precisi, i virus dei focolai infettivi del 1957 e del 1968 derivavano da riassortimenti genetici sviluppatisi nel corso degli anni.

influenza aviaria asiatica
Figura 5 – Influenza asiatica del 1957. [Fonte: Wikipedia]

Il nuovo caso rilevato in Cina

I virus aviari sono molto diffusi nell’Asia Centrale, soprattutto in Cina, dove periodicamente si manifestano nuovi focolai di infezione. E’ recentissima la notizia di un caso umano di influenza aviaria. Niente di nuovo si potrebbe pensare! Il problema è che l’infezione è dovuta ad un ceppo, più precisamente H10N3, fino ad ora mai rilevato nell’uomo. L’uomo contagiato, di anni 41, proviene dalla provincia di Zhenjaing e solo dopo molti giorni di ricovero ha avuto finalmente la sua diagnosi. Non si sa ancora molto riguardo a come sia avvenuta l’infezione, fortunatamente le varie indagini epidemiologiche hanno confermato che nessun contatto dell’uomo è stato a sua volta infettato. Non esiste, quindi, indicazione di un possibile contagio da uomo a uomo e per ora la situazione resta sotto controllo.

Cosa sappiamo di H10N3?

Fortunatamente il ceppo H10N3 non è tra quelli ed elevata patogenicità, esso risulta essere molto raro anche negli uccelli stessi, ma bisogna ricordare che nella maggior parte dei casi i virus che hanno poche conseguenze nelle specie aviarie possono avere un impatto maggiore nell’uomo. A tal proposito resta comunque di fondamentale importanza effettuare le varie analisi genetiche per determinare se tale ceppo rappresenta un mix di virus diversi o assomiglia ai ceppi già esistenti.

Conclusioni

I vari casi di influenza aviaria che periodicamente si verificano destano preoccupazione perché sottolineano quanto sia pericolosa e persistente la minaccia dei virus influenzali. La loro elevata capacità di mutazione resta una delle preoccupazioni più grandi per gli scienziati. Fin quando tali virus aviari circolano tra gli uccelli possiamo stare tranquilli, il problema è il possibile riassortimento genetico che si può avere tra i vari ceppi che potrebbero rendere più facile la trasmissione nell’uomo. Tenere sotto controllo i vari ceppi e le loro mutazioni resta quindi la priorità per poter determinare quanto i nuovi virus che compaiono nell’uomo possano essere preoccupanti. Resta quindi l’allerta massima e si attendono ulteriori chiarimenti.

Greta Guida

Fonti

Fonti immagini

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