Le origini del male: qual è l’origine dei virus?

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La sfida più grande

Una delle sfide più grandi dell’umanità è sempre stata quella di capire le origini della vita, ovvero come e quando si sono sviluppati i nostri primordiali antenati. In alcuni casi siamo stati aiutati dalla presenza di fossili che hanno datato la nascita della vita a circa 3,5 miliardi di anni fa, in altri invece la ricerca è stata più ostica: microrganismi, se cosi li vogliamo chiamare, come i virus non possono infatti fossilizzare, con la triste conseguenza che ad oggi non esistono tracce del loro passato. Eppure, la loro origine è senz’altro molto antica e benché non abbiamo prove materiali della loro esistenza passata, antichi popoli ci riportano delle testimonianze inconfutabili.

Mummia di Ramesse V. è possibile osservare sul volto segni riconducibili al vaiolo
Figura 1 – Mummia di Ramesse V. è possibile osservare sul volto segni riconducibili al vaiolo

Che cosa sono i virus?

Rappresentazione dell’ancoraggio di alcuni batteriofagi ad un batterio
Figura 2 – Rappresentazione dell’ancoraggio di alcuni batteriofagi ad un batterio

Prima di capire quali possono essere state le origini dei virus è di fondamentale importanza capire come essi sono fatti.

I virus (dal latino veleno) possono essere considerati alla stregua di “zombie”, ovvero entità biologiche a metà strada tra la vita e la materia inanimata. Il motivo principale della loro permanenza in questa zona grigia è il loro comportamento parassitario, sono infatti definiti come parassiti intracellulari obbligati. Quando si trovano nell’ambiente esterno sono particelle inerti e prive di qualsivoglia attività metabolica, quando invece entrano in una cellula ospite sfruttano le sue strutture per replicarsi.

A livello molecolare sono invece composti da acidi nucleici (DNA o RNA) e proteine (capside), le quali rivestono il materiale genetico a formare il virione. Quest’ultimo presenta, nella sua totalità, architetture molto diverse che vanno dal virus filamentoso alla forma che ricorda una navicella spaziale classica del batteriofago.

Illustrazione contenente diversi tipi di virus (credit: Focus)
Figura 3 – Illustrazione contenente diversi tipi di virus (credit: Focus)

Ipotesi sull’origine dei virus

Vediamo quindi quali sono le ipotesi sulle loro origini (si tratta solamente di ipotesi poiché, non avendo fossili di alcun tipo, non è chiaro il modo e il tempo in cui si sono venuti a formare). Trattandosi di organismi parassitari la loro esistenza è correlata alla presenza di altre forme di vita che al contrario sono indipendenti da essi.

Ipotesi regressiva

Secondo tale teoria i virus non sono sempre stati come li conosciamo oggi ma erano bensì delle forme di vita cellulari che con il tempo sono andate incontro a un lungo fenomeno regressivo. Alla fine di tale fenomeno il genoma si è considerevolmente ridotto e si sono trasformati in organismi completamente dipendenti dalla cellula bersaglio. Ad avvalorare questa teoria c’è l’esistenza di alcuni batteri parassitari simili a quelli che possono aver dato origine ai virus. Un esempio di questi batteri è il genere Rickettsia di cui fa parte anche Rickettsia prowazekii, agente eziologico del tifo petecchiale.

Ipotesi dell’origine cellulare

Questa teoria ricorda per certi versi la teoria endosimbiontica che vede cloroplasti e mitocondri come batteri ancestrali che, fagocitati dagli antenati delle cellule eucariotiche, sono divenuti parte di esse.
I virus invece si sarebbero originati non dall’acquisizione di nuove parti ma bensì grazie ad una “fuga” di materiale genetico. Ci sono diversi elementi che avvalorano questa ipotesi, primo tra tutti l’esistenza degli elementi trasponibili e dei plasmidi. In particolare, il plasmide pR1SE contiene geni che gli permettono di creare vescicole capaci di trasportarlo all’esterno, con l’intento di trovare nuove cellule. Nonostante in pR1SE non sono contenuti geni riconducibili ai virus, questo meccanismo potrebbe comunque essere alla base dell’origine dei virus.

Ipotesi della coevoluzione

Questa ipotesi si discosta molto dalle altre due, in questo caso infatti i virus si sarebbero originati in modo indipendente e parallelo agli altri organismi, grazie all’evoluzione di molecole complesse. È interessante a tal proposito parlare dei viroidi, entità biologiche composte dal solo RNA che si comportano esattamente come i virus. Essi potrebbero rappresentare un elemento chiave nell’evoluzione dei virus e in particolare collegare i virus ai satelliti.

Fonti

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6 commenti su “Le origini del male: qual è l’origine dei virus?”

  1. È supponibile che i virus siano il prodotto di scarto della respirazione cellulare che avviene nei mitocondri che oltre a rilasciare diossido di carbonio si viene a produrre una sorta di molecola aminoacida che definiamo virus e diventare agente infettivo quando per via esogena che entogena ?
    Felice Rao

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    • Un virus è formato, oltre che da proteine, anche da DNA o RNA, che non sono prodotti di scarto della respirazione cellulare. Non è quindi supponibile pensarlo.

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    • DNA e RNA possono senz’altro considerarsi prodotti di scarto della respirazione cellulare se si pensa che la concentrazione dei mitocondri nella cellula eucariota varia a seconda delle necessità nel giro di poche decine di minuti (non mesi) e che i mitocondri hanno il loro proprio DNA circolare ed uno specifico apparato enzimatico in grado di generare RNA . I virus in effetti non possono che essere generati nei mitocondri, ma dei mitocondri si è voluto dare una informazione del tutto incompleta, che non li rappresenta affatto pienamente!!

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  2. Di fronte alla stranezza del contagio da Covid si può pensare che si sia attivato qualcosa di dormiente nel nostro genoma? Si può inotre prospettare che più virus contemporaneamente siano la causa degli effetti letali in certi casi?

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  3. I virus che la medicina ufficiale spaccia come fossero gli agenti patogeni, microrganizzati e vivi, delle influenze e delle altre pestilenze moderne sono, in realtà, residui tossici di cellule autologhe e/o batteriche endogene, allogeniche e/o eterologhe e/o batteriche di origine esogena (vaccini) che di vivo conservano solo il lontano ricordo. I virus sono detriti metabolici di materiale non biocompatile, metaboliti di scarto, cataboliti. Come sporcizia cellulare mostrano resti di acidi nucleici, di filamenti di DNA nucleare e/o mitocondriale, e RNA ribosomiale, citoplasmatico e/o mitocondriale, e/o nucleare. La sindrome influenzale e le complicanze respiratorie che le vengono attribuite NON sono causate, quindi, dall’invasione di germi vivi e cattivi, bensì dall’accumulo di tossine che alterano i processi redox che regolano gli scambi tra la cellula e la matrice extracellulare e quelli intracellulari tra gli organelli e il nucleo.

    I VIRUS NON SONO MICRORGANISMI VIVI: non si replicano né contagiano.
    Non esiste la contagiosità virale dell’influenza né di altri virus, anche perché i virus naturali sono particelle organiche esauste, spazzatura di origine endogena proveniente dalla incompleta decomposizione di batteri e cellule a fine ciclo vitale digerite per fagocitosi immunitaria e apoptosi programmata, autolisi energetica e fisiologica autofagia intracellulare finalizzata al turnover molecolare e organellare citoplasmatico. Oppure i virus possono essere tossine esogene cellulari, spesso manipolate geneticamente, costruite sinteticamente su substrati cellulari organici, introdotti nell’organismo coi vaccini o con l’alimentazione a base di carni di animali precedentemente sottoposti a vaccinazione. Esistono anche virus che non presentano acidi nucleici – DNA o RNA – perché provenienti da molecole denaturate e decomposte e non da cellule.

    IL VIRUS CHE FA IL “SALTO DI SPECIE” È UNA BUFALA SESQUIPEDALE.
    La favola del VIRUS che salta allegramente di specie in specie.I VIRUS non saltano: non hanno gambe. I VIRUS non volano: non hanno ali. I virus non sanno fare il cosiddetto “salto di specie”. I virus sono entità inerti metabolicamente e fisiologicamente, perché non sono degli organismi vivi. I virus sono macromolecole composite, per lo più proteiche, consistenti di resti molecolari e/o cellulari autologhi, allogeni e/o eterologhi, in certe occasioni sofisticate con metalli pesanti e sostanze di sintesi, come avviene nel caso dei vaccini, e con geni modificati.

    I Virus hanno una certa attività biologica in quanto tossine e, come tali, non contagiano, bensì intossicano. Il VIRUS non è un microrganismo, ma una tossina macromolecolare eterogenea che può presentare una propria struttura genetica solo nelle tracce degli acidi nucleici del sostrato cellulare originario. Non ci sono tossine chimicamente ed elettricamente inerti, altrimenti non sarebbero molecole tossiche.

    Quando parlano di salto di specie alludono al racconto di un film di fantascienza dove immondi esseri alieni infestano i corpi umani. Nella realtà, l’unico salto di specie possibile è quello che può avvenire da animali a uomo per via alimentare o attraverso morsi o travaso di liquidi organici con le modalità dell’intossicazione e dell’avvelenamento. Può essere credibile che chi mangia della carne malata introduca nel corpo degli antigeni, molecole non self, che il sistema immunitario riconosce come estranei innescando la catena difensiva immunitaria che porta alla produzione di anticorpi e alla distruzione della molecola tossica. Questa reazione sintomatica prende il nome di malattia e porta alla guarigione.

    I VIRUS FISIOLOGICI sono aggregati macromolecolari di molecole endogene, la cui origine biologica fa riferimento a parti di cellule difettose e/o intossicate, distrutte per fagocitosi dalle sentinelle del sistema immunitario, resti cellulari di materiale organico decomposto e putrefatto nell’intestino e nei tessuti connettivi. I VIRUS ESOGENI possono essere SINTETICI – a volte con geni modificati, come nel caso del Corona Virus – o molecole virali fisiologiche alloctone, appartenenti ad altri individui o speci. I virus esogeni si trovano nei vaccini. Gli agenti cosiddetti “virali” sono patogeni solo nella misura in cui siano tossici. Le cose chiamate virus sono dunque scarti del metabolismo di origine autologa o esterna che si depositano intossicando dall’interno l’organismo, al pari delle altre tossine esogene come i metalli polverizzati nell’aria, i gas nocivi, le molecole proteiche delle carni animali o i mix organici, inorganici e sintetici con cui si preparano i vaccini. I sintomi che chiamano influenza, così come le sue cause, NON sono contagiosi. L’influenza è una reazione infiammatoria del sistema immunitario e crisi eliminativa omeostatica!

    NON ESISTE IL “PAZIENTE ZERO”, POICHÉ IL VACCINO È IL PORTATORE DEL VIRUS.
    Né le macroproteine virali né i batteri sono veicolati per via aerea dentro le bolle di vapore acqueo che espiriamo. L’aria non è il mezzo, né il respiro il vettore del contagio. Il portatore del “contagio” – o meglio, dell’intossicazione – potrebbe essere il vaccino antinfluenzale. I Virus sono cellule e molecole troppo pesanti e grandi. Tutt’al più, viaggiando disciolti nel liquido salivare, potrebbero penetrare dall’esterno così come fanno le molecole tossiche alimentari: per ingestione e non per inalazione. Ricordandosi che la biologia tende sempre alla perfezione, e che gli aggiustamenti delle funzioni non sono mai dei compromessi per la macchina biologica del Corpo, si capisce come l’influenza da virus sia un processo di depurazione che assume toni acuti e morbosi quanto più ampia sia la distanza tra la condizione biologica interna, chimicamente ed elettricamente alcalina, dei tessuti connettivi e quella reale acidificata. Maggiore è la correzione da fare, più traumatica sarà la regolazione funzionale finalizzata alla ricostruzione del terreno biologico e al ripristino del gradiente elettro-chimico tra le membrane e le matrici biologiche. Il manifestarsi dell’omeostasi in condizioni di forte cambiamento si chiama patologia. L’accumulo del patogeno dà luogo a una risposta immunitaria (infiammazione, febbre) e a crisi eliminative omeostatiche (eritemi, diarrea, vomito, tosse, catarro…). Questo vale anche per le malattie esantematiche di origine virale come la VARICELLA o il MORBILLO e per il loro parossismo definito dalla medicina allopatica come infettivo, epidemico e, appunto, virulento.

    L’UNICO VIRUS CONTAGIOSO CHE ESISTE È QUELLO INFORMATICO.
    L’unico VIRUS contagioso che esiste è quello informatico.

    Occorre un cambio del punto di osservazione scientifico. La vulgata dice che i VIRUS siano contagiosi, quando la stessa scienza istituzionale che lo afferma non è in grado di provare la dinamica del contagio e neanche il processo replicativo di queste unità, arrivando a inventarsele di tutte. Gli “scienziati” vagheggiano che i virus abbiano una forma di intelligenza parassitaria che li porta a replicarsi sfruttando la cellula ospite che li ha inglobati. Ma poi, sono le stesse fonti scientifiche a dover ammettere che queste entità non abbiano metabolismo alcuno, neanche silente. Parlano di contagio, ovvero trasmissione di malattie infettive tra le persone gli animali e le piante, di salti di specie che sembrano più dei tripli carpiati all’indietro. Le Teorie dei Germi e del Contagio di scuola pasteuriana presuppongono una forma di intelligenza cellulare che voglia penetrare in un organismo per moltiplicarsi e colonizzarlo. Parlano di infezione appunto: ovvero, di reazioni immunitarie di un corpo che sia stato invaso da questi microrganismi alieni che, a quanto pare, sarebbe meglio chiamare ultracorpi extraterrestri. Ma la verità dei fatti è un’altra: è accertato incontrovertibilmente che i VIRUS non abbiano metabolismo di nessun tipo, neanche energetico basale. Queste molecole sono perlopiù materiale metabolicamente inerte di origine cellulare, insieme a molecole ed elementi chimici biologici e/o di sintesi, sia di provenienza esogena (alimentazione, ambiente, vaccini, farmaci, integratori) sia endogena (autolisi, apoptosi, cataboliti). Si tratta di un accumulo di materia non bio-compatibile che il corpo non riesce, per molteplici ragioni ambientali, metaboliche e/o fisiologiche, ad espellere isolare o distruggere. I cataboliti che ne derivano presentano ancora una certa reattività anti-biologica, chimico-elettrica ossidoriduttiva, ma non una attività metabolica soggettiva, perché le membrane lipidiche che si riscontrano nei VIRUS sono cadaveriche, disorganizzate e inattive. Il metabolismo è requisito fenomenico esclusivo delle cellule vitali, non di quelle morte né, tantomeno, delle molecole.

    I cosiddetti virus NON sono vivi, NON sono microbi, bensì sono tossine. Il contagio è, in verità, intossicazione. I vaccini contengono detriti velenosi sia organici come frammenti di DNA allogenico e/o eterologo, sia inorganici come i metalli pesanti.

    La contagiosità NON è una qualità intrinseca molecolare, ma una proprietà di funzione dell’agente patogeno, data in via ipotetica e aprioristica come postulato, ammessa come criterio clinico e mai dimostrata: dovrebbe far parte di una fisiopatologia che, però, NON trova nessun fondamento concreto nei meccanismi della biologia. La carica contagiosa è una potenzialità attribuita in via esclusiva agli organismi, quindi una capacità che, come tale, non appartiene alle molecole ma solamente alle cellule.Sulla patogenesi che segue un presunto contagio, i sapienti della medicina ufficiale hanno costruito una eziologia su misura che altrimenti, stante ai costrutti della epistemologia allopatica che professano, non avrebbe mai potuto trovare una spiegazione logica né alcuna cura plausibile. La scienza si contraddice! Trattasi di una truffa colossale, sia intellettuale sia etica con tutti i crismi scientifici. Ma questi fatti sarebbero trascurabili se le conseguenze sui corpi delle persone non fossero reali. Il contagio virale è una modalità di diffusione della malattia che NON esiste nella realtà. La contagiosità è una qualità che NON appartiene neanche ai germi, figuriamoci se può essere attribuita ad un complesso di molecole che non sono una cellula vivente. Perché le cause della malattia sono evidentemente altre, la clinica e le terapie mediche moderne sbagliate sin dai presupposti filosofico-epistemologici. Sugli esiti di questo tipo di medicina mi astengo dall’esprimermi, per pudore di fronte alla sofferenza umana che ci circonda e che riempie gli ospedali.

    DUE PAROLE SULLA MODALITÀ DI REPLICAZIONE DEI VIRUS.
    Facciamo un po’ di chiarezza sulla replicazione dei virus fisiologici e dei virus di sintesi come il Corona Virus. La versione scientifica ufficiale è: il virus viene inglobato dalle cellule che utilizza per la sua replicazione come fosse un parassita. Con tutto il rispetto, a me scappa da ridere. Gli scienziati trovano tracce multiple del DNA e RNA virali perché il virus che hanno inventato è progettato per interferire con il DNA immortale delle staminali, nel momento della trascrizione o con la traduzione RNA>PROTEINA. Non modificano il DNA immortale delle staminali pluripotenti. Non sono in grado. Mi sembra più credibile che i virus vadano a mutare, in fase di trascrizione, la sequenza genica o nucleotidica che codifica ai ribosomi per la sintesi di certe proteine piuttosto che altre. Una cellula autologa endofagocita una molecola di virus e dei suoi componenti interferiscono epigeneticamente con la proteosintesi dei ribosomi che si ritrovano a produrre delle proteine virali che intossicano la cellula, che poi viene distrutta dai macrofagi o si autofagocita. Oppure sono proprio i frammenti di RNA virale che una volta portati dentro la cellula interagiscono ingannevolmente coi ribosomi come fosse RNA autologo. Queste proteine virali che i ribosomi cellulari producono potrebbero venire espulse nella matrice extracellulare per esocitosi, avvelenando il connettivo interstiziale. Questa è una replicazione plausibile, ma si tratta piuttosto di sintesi di molecole tossiche e non di moltiplicazione microrganica cellulare.

    I processi di differenziazione replicazione e proliferazione cellulare per mitosi delle staminali madri sono selezionati e diretti non dalle cellule mature dell’organo, ma dalla matrice dei tessuti di origine mesenchimale, stromatici in particolare, e parenchimatici. Le nuove cellule mica si formano per scissione dalle cellule somatiche, eventualmente “contagiate” dal virus, ma dalle staminali madri che sono per forza di cose vergini. La matrice biologica del tessuto connettivo mesenchimale guida la differenziazione delle staminali progenitrici: la staminale figlia che si differenzia e diventa cellula somatica di uno specifico tessuto. I virologi insinuano il terrore parlando di replicazione del virus come se esso fosse capace di mitosi. Solo una cellula viva può scindersi per duplicarsi. Non esistono virus che siano cellule vive, ovvero che esistano fuori dal corpo che hanno avvelenato e che abbiano membrane cellulari funzionali proprie, bensì hanno solo tracce metabolicamente inerti delle stesse, una sorta di ricordi molecolari chimici ed elettrici delle membrane lipidiche cellulari.

    Perché trovano il CORONA VIRUS nei tessuti del corpo umano.
    Vi è una falsa realtà descritta dalla teoria scientifica dei virus. Le epidemie e le pandemie virali, qualsiasi sia il virus che le scateni, sembrano più una macchinazione scientifico-mediatica ai massimi vertici del potere internazionale. E vi spiego il perché. Il CORONA VIRUS è un virus a bassa mortalità, inferiore anche alle precedenti influenze, l’allarme non è giustificato dai numeri e la pandemia, stando ad i numeri, è solo televisiva. Molecole di Corona Virus sono, molto probabilmente, coperte da brevetto farmaceutico, in quanto usate per la preparazione di vaccini antinfluenzali. Si tratta di virus sintetici esogeni e, forse, modificati geneticamente.

    Perché trovano il virus nei tessuti del corpo? Una ipotesi potrebbe essere che rintracciano la sequenza genica del virus nelle cellule degli organismi che sono stati vaccinati coi vaccini antinfluenzali e che ne presentano gli anticorpi. O forse, il virus sintetico che viene introdotto per via vaccinale nel corpo vivente è in grado di modificare il fenotipo in qualche modo. Provo ipotizzarne due modalità:

    attraverso l’inserzione di codice genetico estraneo (artificiale, allogenico e/o eterologo manipolato) nel genotipo (improbabile, ma non impossibile);
    alterando l’attività delle molecole di natura proteica della cromatina che compatta il DNA e/o interagendo con le basi azotate dei nucleotidi, attraverso agenti ambientali come molecole-segnale, ormoni, enzimi, proteine, fattori di trascrizione ecc. Questi fattori epigenetici presenti nel tessuto dell’organo in cui il virus si è depositato potrebbero cambiare la proteosintesi che trasforma la staminale in cellula somatica quel tanto che basta per pregiudicare certe funzioni senza cambiare la morfologia. In questo caso non vi sarebbe mutazione e/o cancro, poiché il fenotipo rimarrebbe quello istologico.
    Le molecole tossiche dei virus innescherebbero delle alterazioni funzionali della cellula parenchimatica dell’organo che determinerebbero una fisiologia patologica dovuta alla reazione immunitaria dell’organismo con i sintomi della malattia influenzale: raffreddore, polmonite, bronchite, febbre, tosse ecc… Certo, se così stessero le cose, il passo che divide il cagionare una reazione influenzale parossistica, come una polmonite, dallo stimolare reazioni anabolizzanti che portino alla formazione di neoplasie, è veramente corto e incontrollabile. Questi ricercatori a cottimo che lavorano per le multinazionali del farmaco si stanno muovendo su un terreno davvero tremendo e folle. Con il loro lavoro stanno seminando per un raccolto di morti innaturali, seguendo un pensiero antibiologico che esotericamente si potrebbe definire maligno. Il vero virus è il terrore, la paura irrazionale che vanno a scatenare, la perdita di fede, il rifiuto del proprio Corpo e della Vita stessa. Gli “scienziati” sono andati a cercare quella specifica macromolecola di virus e la sequenza di DNA che conserva, dove già sapevano di trovarla. L’intossicazione da Virus è avvenuta per via vaccinale. Certo che potrebbe succedere anche per via alimentare anche se, in questo caso, appare più difficile che la tossina conservi la sua reattività biologica e il potenziale citotossico resistendo alla digestione e alle reazioni immunitarie dell’organismo. Tuttavia, il patogeno potrebbe comunque in qualche caso arrivare fino ai tessuti connettivi integro e sedimentarvisi. La sequenza del Corona Virus che dicono di aver isolato, la conoscono bene, perché è il DNA residuale delle cellule che hanno usato come sostrato di coltura per sviluppare i vaccini in vitro. Per quanto riguarda l’AIDS le connessioni logiche e le prove scientifiche mancano del tutto. Nessuno ha mai fotografato il virus dell’HIV, che si presume essere la causa della sindrome da immunodeficienza acquisita, perché questo virus non esiste come organismo vivente e addirittura neanche come residuo cellulare o ammasso molecolare specifico correlato alla sindrome. A differenza del corona virus non sono stati in grado di purificare il virus dell’AIDS e, quindi, neanche di isolarlo, né di individuare gli anticorpi tipici. Per l’HIV non sono neanche in grado di mostrare una sequenza genica, figuriamoci una parvenza cromosomica, che sia coerente con il racconto della dinamica di contagio e con la relativa eziologia. L’AIDS non è imputabile ad una specifica molecola tossica, né ad un microrganismo ma, piuttosto, ad uno stato di esaustione organico dovuto ad eterogenei fattori velenosi acquisiti con comportamenti e pensieri antibiologici, stili di vita sbagliati, conflitti emotivi e sensi di colpa, cibi non biocompatibili e ambiente esterno malsano. Anche i test diagnostici di sieropositività non sono attendibili e rischiano di marchiare a fuoco persone totalmente sane. La positività ai test può essere data da cicatrici immunitarie che ricordano passate intossicazioni oramai definitivamente risolte.

    Il processo di eziopatogenesi virale non ha niente a che fare con ciò che viene chiamata infezione o contagio: cioè, con la penetrazione dentro i tessuti viventi di microrganismi patogeni, batteri o funghi, capaci di moltiplicarsi e invadere l’ospite. I virus non si trasmettono con modalità attiva. I Virus NON sono contagiosi, poiché il VIRUS, non essendo un organismo vivente, non può moltiplicarsi né adattarsi all’ambiente, né sviluppare una intelligenza motoria prima ancora che tale funzione.

    I virus NON pensano. Qualcuno pensa per loro. I virus NON mutano: neanche fanno omeostasi, perciò non hanno fisiologia.

    I virus sono tossine che reagiscono con la matrice, ma non hanno meccanismi di azione. Hanno degli effetti biologici, questo sì, ma reattivi, come tutte le molecole dotate di carica elettrica e chimica. I virus determinano reazioni antibiologiche ed effetti metabolici se le molecole che li compongono sono valutate dall’intelligenza cellulare come materia non biocompatibile e inutilizzabile nei processi vitali dell’organismo. Sono tossine, punto. Che possono dare adito ad intossicazioni anche gravi, quanto i sintomi manifestano. Nessuno dice che i virus NON esistano, anzi: esistono eccome. Esistono in quanto tossine e non come germi.

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