La luce a LED che elimina i virus: una scoperta tutta italiana

Cosa sta accadendo in Italia

Mentre i test clinici per il vaccino contro Covid-19 continuano, a Siena e a Roma vengono messe in atto ricerche fuori dall’ordinario. A quanto risulta dagli ultimi risultati in laboratorio, una particolare luce a LED è in grado di sanificare superfici e ambienti in modo sicuro per l’uomo.

esperimenti in vitro sulle proprietà sanificanti del LED
Figura 1 – Test clinici su batteri e virus con l’utilizzo della luce blu

Nell’Università di Siena, la Professoressa Maria Grazia Cusi spiega come la collaborazione con l’industria italiana di medical devices Emoled sia verificata efficace e sicura.

I precedenti utilizzi della luce blu: i trattamenti psichiatrici

La luce a LED blu fino a 100 mV è da tempo utilizzata in ambito medico e psichiatrico per curare alcune patologie. Tra le più eclatanti, vi sono il Disturbo Depressivo Maggiore, il Disturbo Bipolare, l’insonnia e la Sindrome Depressiva Stagionale. Tale luce, completamente innocua per l’uomo, simula la luce naturale e in questo modo consente di regolare il sonno, migliorare l’umore e curare le patologie depressive che spesso insorgono nei paesi Baltici, in cui per interi mesi il sole non sorge.

…e quelli per le malattie che provocano lesioni cutanee croniche

la luce blu in azione sulle ferite cutanee
Figura 2 – Test clinici su pazienti affetti da lesioni dell’epidermide

Dal 2006 la luce a LED blu emoLED ha assunto una svolta medica, prendendo parte a degli studi specifici sull’efficacia della foto-coagulazione. Tali ricerche, effettuate nelle Università di Pisa e Firenze, hanno dimostrato come l’assorbimento della luce blu da parte dell’emoglobina innalzi selettivamente la temperatura sanguigna e stimoli l’innesco della cascata coagulatoria.

Questo trattamento si è rivelato particolarmente efficace per i pazienti soggetti a malattie che rendono le lesioni cutanee più frequenti oppure per i pazienti con difficoltà di coagulo. E’ stata provata inoltre l’efficacia della luce blu non solo sull’innalzamento termico, ma anche per quanto riguarda l’interazione fotochimica dei tessuti. Essi, ricavando energia, stimolano i fibroblasti a produrre collagene, fondamentale nel processo di guarigione delle ferite.

I test clinici a Siena

luce blu in fase di testing
Figura 3 – Piastre di Petri illuminate dalla luce a LED

Tale luce è stata ripresa in contesto microbiologico dall’Università di Siena e la sua efficacia come battericida e virucida è stata testata in base a densità di energia, tempo e frequenza di esposizione. La Professoressa Maria Grazia Cusi, dopo diversi test clinici, afferma che una luce con densità di energia pari a 120 mV, tenuta accesa anche solo per 15 minuti sull’oggetto da sanificare, è in grado di uccidere la quasi totalità dei batteri Gram +, Gram – e dei virus. La sterilizzazione degli oggetti di studio è stata successivamente verificata con test di titolazione all’esposizione, che hanno dimostrato la straordinaria efficacia di questo nuovo strumento.

Come agisce la luce blu?

Sebbene non si sappia ancora con certezza la causa dell’effetto sanificante della luce blu, si presuppone che esso agisca sulle porfirine virali, eccitandole ed innescando un metabolismo ossidativo a cascata. Il virus, non più in grado di controllare il proprio metabolismo, continua ad agire anche quando non è più esposto alla luce. In poco tempo l’ossidazione continua danneggia le strutture primarie (vitali per la cellula, che ricordano molto le membrane batteriche) fino alla morte dell’organismo.

Certa è, invece, la totale sicurezza per l’uomo durante l’esposizione a queste luci. Infatti, la luce blu ha una lunghezza d’onda più lunga, ad esempio, dei raggi UV, che invece possono causare gravi danni al DNA. La luce blu dunque danneggia le cellule batteriche, ma non è in grado di danneggiare il DNA e, proprio per questo motivo, è stata dichiarata innocua dalla OMS.

test in laboratorio sull'efficacia del trattamento
Figura 4 – Colture in piastre di Petri dopo il trattamento con la luce blu

Biovitae: la luce a LED è tra le migliori 30 innovazioni dell’anno

La lampadina Biovitae, nome con cui tale luce verrà messa in commercio, danneggia inoltre il biofilm batterico, una delle maggiori fonti di resistenza per le grandi colonie batteriche. Biovitae è stata testata nel laboratorio del policlinico militare di Celio, a Roma, ed è stata verificata l’efficacia prevista. La lampadina non rende l’ambiente totalmente sterile (che potrebbe essere piuttosto nocivo per l’essere umano), ma elimina il 99,83% della popolazione batterica e virale.

L’oggetto in questione è stato brevettato da Rosario Valles e Marco Pantaleo, presidente della P&P Patents and Technologies, a cui è stato conferito un premio dell’ONU per aver prodotto una delle 30 migliori innovazioni mondiali dell’anno.

luce sterilizzante messa in commercio
Figura 5 – Biovitae, la lampadina sanificante

Il costo della lampadina, unica componente necessaria per questa nuova metodologia sanificante, si aggira intorno ai 25-30 euro, cosa che la renderà accessibile a tutti.

coltura virale in laboratorio accanto alla luce a LED
Figura 6 – Piastre di Petri in test clinico con – a destra- immagine del dispositivo clinico

Considerazioni finali

In un mondo in cui gli antibiotici non bastano più a causa della crescente diffusione di ceppi batterici resistenti, la sanificazione tramite una luce a LED, semplice, economica e senza effetti collaterali, potrebbe presto rimpiazzare tutte le altre pratiche di sterilizzazione. Confidando nell’accessibilità di questo mezzo innovativo, si prospetta davanti a noi un futuro più semplice e più sicuro e, soprattutto, molto meno pericoloso.

Francesca Buratti

Fonti:

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