Parvovirus canino

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La parvovirosi canina è una malattia diffusa in tutto il mondo e temuta nell’ambito medico sanitario poichĂŠ coinvolge soggetti giovani con manifestazioni clinico-patologiche spesso fatali. La sua natura contagiosa, associata all’elevata resistenza ambientale del virus che la sostiene, la porta ad essere una patologia infettiva epidemiologicamente importante.

Caratteristiche

La parvovirosi del cane è una malattia virale contagiosa caratterizzata da gastroenterite e, meno frequentemente, da miocardite. L’agente causale, il Canine Parvovirus-2 (CPV-2), è un Dna-virus appartenente alla famiglia Parvoviridae.

La malattia è comparsa verso la fine degli anni ’70 e in breve tempo si è diffusa in quasi tutti i Paesi del mondo. Il primo isolamento di CPV-2 in Italia risale al 1980. Tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80 sono comparse due varianti antigeniche del ceppo originario di CPV-2 (rispettivamente CPV2a e CPV-2b); il Parvovirus è particolarmente resistente nell’ambiente, è in grado di superare le gelate invernali nel terreno e molti disinfettanti ad impiego casalingo non sono in grado di ucciderlo. I cani infetti eliminano giganteschi quantitativi di virus con le feci. La dose media infettante per un cane non vaccinato è di circa 1000 particelle virali; un cane infetto elimina 35.000.000 di particelle virali in 28 grammi di feci.

In casa il virus perde la sua capacità infettante in un mese quindi sarà necessario attendere almeno un mese prima di introdurre un nuovo cucciolo nell’ambiente.
Se sono contaminati gli ambienti esterni è necessario calcolare sette mesi per le zone in ombra e cinque mesi per le aree con una buona esposizione ai raggi solari. Durante questo periodo le aree esterne vanno considerate contaminate. Il ghiaccio protegge il virus quindi bisogna attendere il disgelo per iniziare a considerare sicura un’area contaminata. Nonostante molti disinfettanti siano del tutto inefficaci, l’ipoclorito di sodio (candeggina) è efficace ad una diluizione di 1 parte di candeggina ogni 30 parti di acqua.

Aspetto microscopico Parvovirus
Figura 1 – Aspetto microscopico Parvovirus

Filogenesi

DominioMonodnaviria
RegnoShotokuvirae
PhylumCossaviricota
ClasseQuintoviricetes
OrdinePiccovirales
FamigliaParvoviridae
SottofamigliaParvovirinae
GenereProtoparvovirus

Morfologia strutturale

Il virus, assai piccolo, ha un diametro di 18-25 nanometri ed è privo di peplos. Per quanto concerne il capside esso presenta una simmetria icosaedrica ed è costituito da un variabile numero di proteine strutturali (da 2 a 3, dipende dai generi) conosciute come VP1, VP2 e VP3. Al suo interno la molecola di DNA contenuta è monocatenaria, lineare e di piccole dimensioni (5kb). Agli estremi 5′ e 3′ della stessa vi sono delle sequenze terminali palindrome (ripetute) di circa 115 nucleotidi che assumono una conformazione a forcina ripiegandosi su se stesse, essenziale per la replicazione del genoma.

Genoma Parvovirus canino
Figura 2 – Genoma Parvovirus canino

Patogenesi

La trasmissione naturale dei virus della parvovirosi canina, si verifica tramite il contatto diretto tra animale infetto e animale sano per via oro-nasale; oppure, attraverso le feci, vomito, saliva e urine di animali infetti, materiali e abiti contaminati, lo stesso pelo contaminato, dell’animale eliminatore può veicolare il virus.

E’ stata dimostrata anche una trasmissione per via intrauterina e/o perinatale evidenziando l’importanza della vaccinazione delle femmine gravide ai fini di una corretta profilassi. Il periodo di incubazione varia dai 7 ai 14 giorni circa. Il virus, dopo un eventuale guarigione, può essere eliminato per 13-30 giorni. La gravità dei segni clinici si basa su diversi fattori, quali:

  • anticorpi origine materna
  • stato vaccinale 
  • fattori stressanti, ad esempio sovraffollamento o scarsa igiene 
  • presenza di altri patogeni enterici
  • gravitĂ  e durata viremia

I sintomi caratteristici sono:

  • febbre
  • depressione
  • vomito
  • diarrea emorragica
  • disidratazione
  • leucopenia (riduzione globuli bianchi)

La forma miocardica si manifesta quando l’infezione del cane avviene nell’ultimo periodo di gravidanza o nei cuccioli di 3-8 settimane nati da femmine non infette e quindi senza anticorpi. E’ caratterizzata da una miocardite acuta.

Metodi di identificazione

La diagnosi si basa sui sintomi, storia clinica del soggetto e impiego di snap test ambulatoriali che permettono il rilevamento del virus. I metodi di identificazione utilizzati sono: isolamento virale su colture cellulari di fibroblasti di embrione felino, emoagglutinazione, utilizzando di emazie di suino, di varie specie di scimmia, di cavallo gatto, a pH 5,8-7,2 e a +4°C, Polymerase chain reaction (PCR) per l’ identificazione del genoma virale.

Terapia

Il trattamento consiste principalmente nelle cure di supporto:

  • somministrazione fluidi
  • impiego antibiotici ad ampio spettro
  • utilizzo antiemetici
  • interferone, nei casi di grave leucopenia
  • trasfusioni di plasma
  • trasfusione di sangue intero

Prevenzione

Da anni sono disponibili vaccini inattivati o vivi attenuati per la prevenzione della malattia. È importante sottolineare che la presenza di anticorpi materni nel sangue dei cuccioli interferisce con l’immunizzazione data dalla vaccinazione e può quindi sempre esistere una finestra temporale durante la quale il cucciolo può essere suscettibile al contagio anche se vaccinato secondo un corretto protocollo di immunizzazione.

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti:

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