Poliovirus

Caratteristiche

Poliovirus (o virus poliomielitico) è un sierotipo della specie virale Enterovirus C, appartenente famiglia Picornaviridae, responsabile dell’insorgenza della poliomielite.

Se ne distinguono tre ceppi:

  • il Brunhilde;
  • il Lansing;
  • il Leon.

I poliovirus si distinguono per essere caratterizzati da un genoma a RNA ed un capside proteico. Nello specifico, il genoma è costituito da un singolo filamento di RNA di senso positivo lungo circa 7500 nucleotidi. In virtù del genoma corto e della struttura semplice è stato ampiamente riconosciuto come il più semplice dei virus con importanza patologica.

Filogenesi

DominioRiboviria
Regno Orthornavirae
PhylumPisuviricota
ClassePisoniviricetes
OrdinePicornavirales
FamigliaPicornaviridae
GenereEnterovirus
SpecieEnterovirus C

Morfologia strutturale

Il capside proteico caratterizzante tale virus è costituito da 32 capsomeri a formare nel loro insieme una struttura icosaedrica; in particolare vi distinguiamo 4 differenti proteine: VP1, VP2, VP3, VP4 (di cui VP2 e VP4 provengono dalla proteolisi di VP0) .

Poliovirus e la sua componente proteica
Figura 1Poliovirus e la sua componente proteica

In particolare, mediante microscopio crioelettronico è possibile apprezzare la forma tondeggiante del Poliovirus che costituisce una delle sue caratteristiche più evidenti.

Poliovirus al microscopio crioelettronico
Figura 2 – Poliovirus al microscopio crioelettrico

Patogenesi

Poliovirus è l’agente eziologico della poliomielite. Tali virus infettano le cellule umane in virtù del legame con un recettore Ig-like, il CD155, (il recettore poliovirus ) presente sulla membrana cellulare. Tale interazione induce nella particella virale un cambiamento conformazionale irreversibile necessario per permettere l’ingresso del virus nella cellula.

L’esatto meccanismo con cui i poliovirus entrano nella cellula ospite non è noto nei dettagli. In seguito al legame del virus sulla membrana cellulare della cellula ospite, l’ingresso del materiale genetico nella cellula si riteneva avvenisse con uno dei due seguenti meccanismi: a seguito della formazione di un poro nella membrana plasmatica attraverso cui l’RNA viene “iniettato” nel citoplasma della cellula ospite, oppure tramite endocitosi mediata da recettori. Recenti evidenze sperimentali sembrano confermare la seconda ipotesi e suggerire che il poliovirus legato al CD155 entri nella cellula mediante endocitosi. Subito dopo l’internalizzazione del virione avviene il rilascio dell’RNA virale.

Metodi di identificazione

L’identificazione può avvenire mediante:

  • Valutazione clinica;
  • Esame colturale o RT-PCR (reverse-polymerase chain reaction) con trascrittasi inversa real time.

Generalmente l’identificazione di tale agente eziologico è clinica, in ogni caso, la diagnosi di laboratorio avviene mediante:

  • Coltura del virus;
  • Rilevamento di RNA virale mediante (RT-PCR, reverse-polymerase chain reaction, trascrittasi inversa real time);
  • Meno comunemente, dimostrando la sieroconversione.

Terapia

La terapia standard della poliomielite è di supporto e comprende riposo, analgesici e antipiretici a seconda delle necessità. Una terapia antivirale specifica non è disponibile.

Durante la mielite attiva, possono essere necessarie precauzioni per evitare le complicanze dell’allettamento prolungato (p. es., trombosi venosa profonda, atelettasia, infezioni delle vie urinarie) e dell’immobilità protratta (p. es., retrazioni). L’insufficienza respiratoria può richiedere la ventilazione meccanica. La ventilazione meccanica o la paralisi bulbare necessitano di misure intensive di toilette polmonare.

Fonti

Giovanna Spinosa

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