Uno studio italiano descrive la fisiopatologia della sindrome da distress repiratorio acuto associato a COVID-19


I pazienti con COVID-19 possono sviluppare la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)

La pandemia causata dall’infezione da SARS-CoV-2 ha colpito negli ultimi mesi milioni di persone e causato centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo. Sebbene alcuni pazienti con COVID-19 presentino una prognosi favorevole, la polmonite e l’ipossiemia grave possono portare alla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), associata ad un alto tasso di mortalitร .

Generalmente, con ARDS si fa riferimento ad un tipo di insufficienza respiratoria polmonare che puรฒ essere determinata da diverse patologie che portano all’accumulo di liquido nei polmoni e alla riduzione eccessiva di ossigeno nel sangue. Considerando queste premesse, la proporzione dei pazienti con COVID-19 a cui viene diagnosticato ARDS sulla base dei criteri di ossigenazione varia tra il 20% e il 67% se ricoverati in ospedale ed รจ del 100% nei pazienti ventilati meccanicamente. Queste informazioni sono molto importanti perchรจ hanno portato alla conclusione che l’associazione tra ARDS e COVID-19 porta a complicazioni a livello polmonare molto piรน rilevanti rispetto ad ARDS classica“, ovvero non correlata a COVID-19. Quindi, le tipiche pratiche di ventilazione potrebbero non essere indicate in pazienti con ARDS associata a COVID-19.

fisiopatologia di  ARDS associata a COVID-19
Figura 1- Fisiopatologia di ARDS associata a COVID-19

Lo studio

Uno studio prospettico osservazionale tutto italiano, che vede alla guida il Policlinico di Sant’Orsola (Bologna), ha coinvolto pazienti di etร  superiore ai 18 anni con COVID-19 confermato (degenti nei 7 ospedali coinvolti nel protocollo) che sono stati ricoverati in unitร  di terapia intensiva (ICU) tra il 9 e il 22 marzo 2020. Nello specifico, i criteri di inclusione nello studio sono stati i seguenti:

  • Presenza di tutti i criteri di definizione di ARDS;
  • Ricezione di ventilazione meccanica invasiva.

Lo studio ha dimostrato che il virus SARS-Cov-2 puรฒ danneggiare tanto gli alveoli polmonari quanto i capillari. Secondo i dati statistici riportati, quando il virus danneggia entrambi, circa il 60% dei pazienti muore. Quando, invece, il danno coinvolge o gli alveoli o i capillari la percentuale cala, raggiungendo poco piรน del 20%. Ad oggi, il fenotipo dei pazienti col “doppio danno” puรฒ essere identificato attraverso la misura di un parametro di funzionalitร  polmonare (la distendibilitร  del polmone < 40; valore normale 100) e di un parametro ematochimico (il D-dimero > 1800; valore normale 10).

I dati ricavati dallo studio hanno fornito due risultati principali: sebbene i pazienti con ARDS correlata a COVID-19 abbiano morfologia polmonare e meccanica respiratoria che corrispondono in gran parte a quelli dell’ARDS classica, c’รจ un sottogruppo di questi pazienti dove รจ stato riscontrato un drammatico aumento della mortalitร  principalmente legata a concentrazioni di D-dimero molto elevate.

Considerazioni conclusive

I risultati riportati dallo studio hanno importati implicazioni per la progettazione di studi clinici. Quando SARS-CoV-2 colpisce sia il parenchima polmonare che il sistema di coagulazione o vascolarizzazione, il tasso di mortalitร  a 28 giorni รจ estremamente alto. L’identificazione di questo fenotipo รจ importante per gli studi in corso di anticoagulanti o trombolitici. Inoltre, un rapido riconoscimento del fenotipo col “doppio danno” consentirร  unaย precisione diagnostica molto piรน elevataย e un utilizzo delle terapie ancora piรน efficace. Questo permetterร  di riservare a questi malati le misure terapeutiche piรน aggressive, quali laย ventilazione meccanica e la extra-corporeal membrane oxygenation (lโ€™ECMO). Diversamente, i pazienti con “danno singolo” verranno trattati con laย ventilazione non invasiva col cascoย e il ricovero in terapia sub-intensiva.

Fonti

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