Un uomo morto in Cina per aver contratto l’Hantavirus dopo il morso di un ratto

Un uomo si è sentito male mentre andava a lavorare ed è morto nel giro di poche ore in Cina per un Hantavirus e si scatena il panico mondiale. Stiamo parlando di un nuovo parente del coronavirus che si aggiunge al disastro che sta provocando il Covid-19? No, per fortuna non è così.

Hantavirus: di che virus parliamo?

Gli Hantavirus rientrano nella famiglia Bunyaviridae e sono virus del diametro di 80-100nm, provvisti di envelope, il cui genoma è costituito da 3 filamenti di RNA a valenza negativa. Oltre ad essi, all’interno di questa famiglia troviamo diversi generi: Bunyavirus, Phlebovirus, Nairovirus, Uukuvirus.

Lo spettro d’ospite è rappresentato da diversi artropodi e vertebrati omeotermi, con la trasmissione che si concretizza tramite l’intervento di zanzare, zecche e flebotomi. Invece, per quanto riguarda in particolare gli Hantavirus, troviamo solo ospiti vertebrati, tra cui uomo e roditori. Il serbatoio animale cataloga le infezioni da Hantavirus come tipiche zoonosi.

Figura 1 - Hantavirus al microscopio elettronico
Figura 1 – Hantavirus al microscopio elettronico

Serbatoio e trasmissione

Sono proprio i roditori le specie serbatoio: ogni Hantavirus è associato specificamente ad una singola specie di roditore o ad un gruppo di specie strettamente correlate. Nello specifico: arvicole e il topo selvatico dal collo giallo in Europa, mentre topo cervino, ratto del cotone e il ratto del riso in America. L’infezione avviene per diretto contatto con feci, saliva, urine di roditori infetti o per inalazione, attraverso particelle di aerosol; rara la trasmissione con il morso. Comunque degno di memoria l’unico caso di trasmissione interumana avvenuto nel dicembre 2005 sulle Ande, in Sud America.

New and old World Hantaviruses

In America, gli Hantavirus sono conosciuti come i “New World hantaviruses” e causano soprattutto la sindrome polmonare (HPS), mentre in Europa e Asia sono conosciuti come “Old World hantaviruses” e causano generalmente la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS).

Il periodo di tempo in cui i roditori eliminano il virus tramite i loro secreti varia a seconda della specie Hantavirus/roditore. Ad esempio, gli Old World hantaviruses possono persistere costantemente nelle urine dell’ospite, mentre i New World hantaviruses vengono rilasciati per circa 70 giorni dopo aver contratto l’infezione. In ogni caso, è stato possibile osservare, a livello generale, come il virus persista nei tessuti per l’intera durata della vita dell’ospite/serbatoio, ma come questo venga escreto principalmente nei primi due mesi dopo l’infezione.

Dal punto di vista epidemiologico, rilevante importanza acquisisce l’esposizione in aree endemiche. Se inizialmente si pensava che categorie come agricoltori, soldati e abitanti di zone rurali fossero più a rischio, con gli ultimi studi è stato notato come anche nei distretti urbani si rinvengano infezioni da Hantavirus.

La sorveglianza negli Stati Uniti inizia nel 1993, a seguito del secondo outbreak proprio nella regione Four Corners, una regione degli USA occidentali (il primo outbreak avvenne durante la guerra in Corea, 1950-1953, in cui diverse truppe americane si ammalarono). Durante questi episodi epidemici si raggiunse una mortalità del 12% per HFRS e del 60% per HPS. Al gennaio 2017 si riportano 728 casi, tutti confermati da diagnosi di laboratorio.

È da sottolineare che gli Hantavirus sono ampiamente distribuiti nella popolazione di roditori, anche in quelle aree geografiche dove HFRS/HPS non è stata riportata.

Analizzando i fattori che possono consentire la diffusione di questi virus nella popolazione umana, preme dare notevole importanza, parlando di zoonosi, ai vari cambiamenti ecologici e soprattutto all’intrusione di animali domestici e dell’uomo in ambienti “selvatici”: fattori antropogenici come la deforestazione, lo sviluppo agricolo, l’urbanizzazione stanno sempre di più mettendo a rischio uomo e i nostri amici a quattro zampe, per diverse patologie trasmesse da vettori biologici e meccanici.

L’infezione nei roditori è generalmente asintomatica e non tutti gli animali positivi per i marcatori virali rilasciano attivamente il virus.

Hantavirus e malattie correlate

Le malattie da Hantavirus possono essere caratterizzate da coinvolgimento renale (nefrite) ed emorragie, oppure da una manifestazione polmonare.
Si tratta di malattie acute in cui l’endotelio vascolare viene danneggiato con conseguente aumento della permeabilità vascolare, ipotensione, manifestazioni emorragiche e shock. Esempi importanti, già citati sopra, sono:
• la febbre emorragica con sindrome renale – hemorrhagic fever with renal syndrome (HFRS)
• la nefropatia epidemica, una forma lieve di HFRS
• la sindrome polmonare da hantavirus – hantavirus pulmonary syndrome (HPS).

Attualmente, il trattamento di quest’infezione prevede terapia di supporto (controllo di pressione e saturazione, riequilibrio elettrolitico, idratazione), uso di antivirali (efficace la somministrazione endovenosa di ribavirina se nelle fasi precoci) e dialisi in caso di severa compromissione renale.
Non si conoscono vaccini registrati.

Hantavirus in breve: diffusione, sintomi e caratteristiche
Figura 2 – Hantavirus in breve: diffusione, sintomi e caratteristiche

Integrated Pest Management

La prevenzione consiste principalmente in corrette pratiche di igiene urbana, in particolare si sottolinea l’importanza dell’Integrated Pest Management, un approccio condiviso che riguarda la corretta gestione degli infestanti e che prevede diverse fasi: Pest proofing, Pest control e solo infine trattamenti specifici (es. attività di disinfestazione).
Il Pest proofing viene inteso come l’insieme di tutte le misure strutturali e non da adottare al fine di prevenire la proliferazione di roditori in aree urbane limitando la penetrazione e proliferazione di infestanti; una buona strategia di Pest proofing comprende misure come la rimozione puntuale dei rifiuti e la buona tenuta delle aree verdi esterne.
Il Pest control consiste in azioni che monitorano nel tempo la presenza e l’andamento delle infestazioni. Solo se necessario, infine, il trattamento vero e proprio dell’infestante con biocidi.

Gli step essenziali dell'integrated pest management (IPM
Figura 3 – Gli step essenziali dell’integrated pest management (IPM)

Nuovi patogeni emergenti

Credo sia importante sottolineare come l’emergere di agenti patogeni zoonotici sia ancora uno dei grandi misteri non totalmente risolti in biologia. Solamente nel secolo scorso, numerosi di essi sono emersi e riemersi con una frequenza stimata di un nuovo patogeno ogni 18 mesi.
Di queste “new entry”, la maggior parte ha origini zoonotiche, in particolare dalla fauna selvatica ed in particolare virus a RNA come SARS/MERS-CoV e SARS-CoV-2, virus Ebola, virus Nipah, virus Hendra, virus del Nilo occidentale ed anche l’influenza suina H1N1 del 2009.

Ecco perché si ritiene di fondamentale importanza che la medicina veterinaria venga estremamente considerata per la prevenzione delle zoonosi ed il controllo della sanità pubblica.

Si ringrazia The Medical Alphabet per la gentile concessione dell’articolo

Fonti:

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: