Un’arma virale contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una rara malattia neurodegenerativa, a carico del Sistema Nervoso Centrale e Periferico.

I motoneuroni superiori e inferiori sono implicati nella degenerazione della Sclerosi Laterale Amiotrofica
Figura 1 – La SLA causa la degenerazione dei motoneuroni superiori e inferiori. Fonte: [https://en.wikipedia.org/wiki/Amyotrophic_lateral_sclerosis#/media/File:UMN_vs_LMN.png]

Ad essere danneggiati sono i motoneuroni della corteccia motoria primaria del tratto corticospinale e del midollo spinale, ovvero cellule responsabili della contrazione della muscolatura volontaria, la cui degenerazione provoca una progressiva paralisi dei muscoli innervati e compromissione delle funzioni vitali quali deglutizione, fonazione e respirazione, risparmiando quelle sensoriali, sessuali e – nella maggior parte dei casi –  cognitive.

Eziopatologia

L’eziopatologia della Sclerosi Laterale Amiotrofica è particolarmente complessa e, per alcuni aspetti, ancora piuttosto sconosciuta, a causa della multifattorialità dei meccanismi molecolari che ne caratterizzano lo sviluppo.

Meccanismi molecolari implicati nella genesi della Sclerosi Laterale Amiotrofica
Figura 2 – Meccanismi molecolari implicati nello sviluppo della SLA. Fonte:[https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:ALS_Mechanisms.png]

Sono coinvolti: aminoacidi (glutammato), radicali liberi, mitocondri, e mutazioni genetiche, il ché la rende una patologia ancora priva di una terapia efficace.

Un vettore virale come promettente arma nella lotta contro la SLA

Alla voce “cura”, tuttavia, si fa spazio una nuova speranza chiamata virus adeno-associato (AAV), contenente una piccola molecola di RNA (shRNA – short hairpin Rna) in grado di silenziare o spegnere SOD1, un gene che codifica per la superossido dismutasi 1, ovvero un enzima che normalmente ha il compito di contrastare lo stress ossidativo, rimuovendo i radicali liberi dell’ossigeno. Tuttavia, l’accumulo dell’enzima nell’organismo umano, a seguito di una mutazione del gene che lo codifica, è causa della degenerazione dei motoneuroni, fino a provocarne la morte.

Lo studio e prime evidenze sperimentali

Un team di ricercatori guidato dalla University of California San Diego School of Medicine, come descritto su nature medicine, ha effettuato l’iniezione del vettore AAV9 a livello cervicale e lombare nei topi aventi una mutazione del gene SOD1, vale a dire un vettore che è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica e veicolare l’shRNA verso tutte le cellule nervose, cellule verso cui presenta tropismo.

La sperimentazione in vivo dimostra che l’iniezione è in grado di prevenire la degenerazione dei motoneuroni spinali α se effettuata nei topi prima dell’insorgenza della malattia, quindi nei topi che esprimono la mutazione per il gene SOD1 ma che non hanno ancora sviluppato alcun sintomo. Nei topi che, invece, hanno già sviluppato i sintomi, è in grado di bloccare la degenerazione dei motoneuroni α e arrestare l’ulteriore sviluppo della malattia.

Il team californiano ha testato il nuovo approccio terapeutico anche nei suini adulti o primati non umani. Gli studi hanno confermato la straordinaria efficienza del trattamento e l’assenza di effetti collaterali importanti.

Studi Clinici

Tuttavia, per avviare la sperimentazione clinica nei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica, è necessario attendere i risultati degli studi condotti nelle grandi specie animali, perchè più simili all’uomo. Lo scopo sarà verificare se i dispositivi di iniezione sviluppati e il dosaggio del vettore, anche in questo caso, si dimostrino sicuri e privi di complicanze chirurgiche.

La ricerca, dunque, resta l’unica risorsa possibile in grado di unire tutti i pezzi di questo immenso quanto complicato puzzle chiamato SLA.

Teresa Cantone

Fonti                                                                                                             

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