Il 13 febbraio 2026, lungo le coste di Nardò, in provincia di Lecce, una normale battuta di pesca si è trasformata in un evento che sta facendo discutere la comunità scientifica internazionale. L’esemplare è stato catturato nelle acque del Mar Ionio, in prossimità dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo. Un pescatore sportivo, esperto di spinning, ha allamato un esemplare di pesce che, a prima vista, presentava dettagli insoliti. Invece di limitarsi a riporre il pescato, il pescatore ha intuito l’anomalia e ha contattato gli esperti. Quella che sembrava una semplice curiosità si è rivelata la prima segnalazione ufficiale di Seriola quinqueradiata — nota come ricciola giapponese o “Gof” — in tutto il bacino del Mediterraneo. La ricciola giapponese arriva nel Mediterraneo, accendendo i riflettori su come i nostri mari stiano cambiando rapidamente.
Alla scoperta della ricciola giapponese arrivata nel Mediterraneo
Nativa del Pacifico nord-occidentale, Seriola quinqueradiata è un pilastro dell’economia ittica in Giappone, dove rappresenta una risorsa fondamentale sia per la pesca che per l’acquacoltura. Il suo areale naturale si estende dal Mare della Cina Orientale e dal Mar del Giappone fino alle acque costiere giapponesi e coreane.
Si tratta di un grande predatore pelagico (cioè che vive in acque aperte e non sul fondo), famoso per le sue lunghe migrazioni stagionali guidate dalle correnti e dalle temperature superficiali. Gli esemplari giovani si rifugiano tra le alghe alla deriva, che usano sia come protezione dai predatori che come una sorta di ‘tappeto volante’ naturale per spostarsi nelle acque marine.
Fino a oggi, il Mar Mediterraneo ospitava quattro specie note di questo genere, tra cui la nostra comune ricciola (Seriola dumerili). L’esemplare di Nardò, un giovane di circa 35 centimetri, conferma che la ricciola giapponese è arrivata nel Mediterraneo, allungando ufficialmente la lista delle specie presenti nelle nostre acque.

Le analisi scientifiche confermano l’arrivo della ricciola giapponese nel Mediterraneo
Distinguere una specie giapponese da una mediterranea non è semplice. La somiglianza morfologica è tale da aver indotto gli scienziati a ipotizzare che questa specie possa essere stata presente in passato, ma confusa con le “cugine” locali.
Per superare ogni dubbio, il team guidato da Francesco Tiralongo dell’Università di Catania ha utilizzato la tassonomia integrativa, un metodo che unisce l’analisi morfologica e quella genetica.
Gli scienziati hanno osservato la “supramaxilla”, un osso della mascella superiore, e contato i raggi delle pinne. Nella specie giapponese, questo osso è largo, ha una forma squadrata e arriva a coprire circa metà dell’occhio. Inoltre, ha 35 raggi nella pinna dorsale (superiore) e 22 in quella anale (inferiore).
![Figura 2 - Un esemplare di ricciola giapponese (Seriola quinqueradiata) pescato a largo dell' isola di Shikine (Tokyo) in Giappone. [Fonte: commons.wikimedia.org]](https://www.microbiologiaitalia.it/wp-content/uploads/2026/06/Seriola_quinqueradiata.jpg)
Per identificare con certezza questo pesce, gli esperti hanno analizzato le branchiospine, ovvero strutture poste sotto l’opercolo branchiale. Immaginatele come un piccolo setaccio naturale situato nella gola del pesce. Mentre respira e mangia, queste piccole strutture a forma di pettine filtrano l’acqua. La loro forma è diversa per ogni specie: nella ricciola giapponese sono lunghe e appiattite. Questo dettaglio anatomico ha permesso di distinguere con certezza la specie giapponese dalla sua parente mediterranea.
Un altro dettaglio importante riguarda la colorazione: la specie giapponese è tipicamente caratterizzata da una striscia longitudinale gialla. Tuttavia, questa striscia non era visibile sull’esemplare pescato a Nardò poiché, come spesso accade, il colore svanisce rapidamente dopo la morte dell’animale.
L’identità genetica: una prova schiacciante
Infine, è stato analizzato il DNA della ricciola pescata a largo delle coste pugliesi utilizzando una tecnica chiamata DNA Barcoding.
Si tratta di una tecnica di identificazione molecolare che utilizza il sequenziamento di un breve frammento standardizzato di DNA (nel caso dei pesci, solitamente si usa il gene mitocondriale citocromo c ossidasi I, o COI) per assegnare un organismo a una determinata specie. Funziona come un “codice a barre” biologico: confrontando la sequenza ottenuta con database internazionali di riferimento si può confermare o meno l’identità genetica dell’individuo con elevata precisione.
Analizzando un frammento del gene mitocondriale COI, i ricercatori hanno trovato una corrispondenza del 99,84% con quello di Seriola quinqueradiata. Una prova schiacciante che conferma scientificamente l’arrivo della ricciola giapponese nel Mediterraneo.
Rotte di ingresso e cambiamenti climatici
Come può un pesce del Pacifico apparire nello Ionio? La distanza è enorme, rendendo la migrazione autonoma improbabile. Gli scienziati ipotizzano due vie:
- Trasporto marittimo: uova o larve trasportate involontariamente nelle acque di zavorra delle navi.
- Acquacoltura: fughe accidentali da impianti sperimentali o privati.
A questo si aggiunge il riscaldamento globale: il Mediterraneo, diventando più caldo, offre un habitat ideale per le specie termofile ovvero che prediligono il caldo. Questa è una delle ragioni principali per cui la ricciola giapponese è riuscita a stabilirsi nel Mediterraneo, trovando condizioni favorevoli alla propria sopravvivenza.
Citizen Science: il valore dei pescatori
Questa scoperta non sarebbe avvenuta senza la prontezza di un pescatore. La Citizen Science — cioè la collaborazione tra scienziati e cittadini — è ormai un pilastro della ricerca moderna. I pescatori, conoscendo profondamente il proprio mare, agiscono come sentinelle sul territorio. Documentare fotograficamente un esemplare sospetto o segnalarne la cattura è oggi un contributo fondamentale per monitorare l’invasione di specie non indigene (NIS).
La ricciola giapponese arriva nel Mediterraneo: un futuro da monitorare
Il 23 marzo 2026 è stato catturato nella stessa zona un secondo esemplare, più grande del primo: 60 cm per 2.580 grammi. La cattura di un secondo esemplare nella stessa zona suggerisce che non si tratti di un caso isolato.
I rischi? Seriola quinqueradiata è un predatore vorace: se dovesse stabilizzarsi nelle nostre acque potrebbe competere con i predatori locali. Sebbene non ci siano ancora prove di una popolazione riproduttiva stabile, la natura dinamica del Mediterraneo impone un monitoraggio costante per capire se siamo di fronte a un episodio isolato o all’inizio di un profondo cambiamento del nostro ecosistema.
Capire se la ricciola giapponese arriva nel Mediterraneo come visitatore occasionale o se si stabilirà permanentemente è cruciale per comprendere il futuro del nostro ecosistema.
Fonti:
- Tiralongo F., et al. (2026). “Unexpected occurrence of the Japanese amberjack Seriola quinqueradiata in the Mediterranean Sea: First record and possible introduction pathways“, Acta Adriatica.
Immagini:
- Immagine di copertina: https://www.google.com/maps/place/Nard%C3%B2+LE/@39.5188361,15.9389146,8.21z/data=!4m6!3m5!1s0x1346a048a36abff3:0x21a044525d70cd0d!8m2!3d40.1798347!4d18.0333437!16zL20vMGZ4X3kx?entry=ttu&g_ep=EgoyMDI2MDYyNC4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D
- Immagine 1 : Tiralongo F., et al. (2026). “Unexpected occurrence of the Japanese amberjack Seriola quinqueradiata in the Mediterranean Sea: First record and possible introduction pathways“, Acta Adriatica.
- Immagine 2 : https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Seriola_quinqueradiata_%28200810%29.jpg