Nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche

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By Elisabetta Cretella

La presenza dei rifiuti di plastica negli oceani non è una novità, ma negli ultimi anni è in aumento. Nonostante la crescente consapevolezza, a livello globale, la gestione inefficiente dei rifiuti continua a riversarne in acqua molte tonnellate ogni giorno. Per fortuna, la scienza sta facendo passi da gigante. Lo sviluppo di nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche è oggi fondamentale per permettere ai ricercatori di trovare e analizzare queste piccolissime particelle e svelare la reale entità del problema nei nostri mari.

L’inquinamento da plastiche oggi colpisce oltre 660 specie marine, che spesso scambiano questi rifiuti per cibo. Il pericolo maggiore, tuttavia, è rappresentato da ciò che non si vede ad occhio nudo: le microplastiche. Si tratta di particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, derivanti dalla frammentazione di oggetti più grandi. La loro diffusione è ormai ubiquitaria, dai sedimenti delle profondità oceaniche ai tessuti degli organismi viventi.

Oltre ai metodi tradizionali…

Catturare e analizzare queste minuscole particelle non è affatto semplice. Per anni, i ricercatori hanno fatto affidamento sull’utilizzo di soluzioni saline per separare la plastica dai sedimenti, sfruttandone il diverso galleggiamento. Tuttavia, questo sistema tradizionale presenta limiti evidenti: non permette di isolare polimeri pesanti come il PVC o il PET, che finiscono per affondare e sfuggire al conteggio.

Ecco perché i ricercatori hanno sviluppato nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche basate sull’utilizzo di sostanze più dense, come lo ioduro di sodio. Le nuove metodologie permettono di isolare e analizzare anche le plastiche più pesanti, offrendo finalmente una fotografia realistica e completa dell’inquinamento sottomarino.

Figura 1 - Nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche permettono di stimare in modo realistico l'entità dell'inquinamento sottomarino. [Fonte: Pexels.com]
Figura 1 – Nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche permettono di stimare in modo realistico l’entità dell’inquinamento sottomarino. [Fonte: Pexels.com]

Nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche: come si analizzano i fondali oceanici

Isolare le microplastiche dai sedimenti marini richiede strumenti di alta precisione. Una delle metodologie più efficaci è l’elutriazione, un processo che sfrutta il movimento dei fluidi. Il flusso d’acqua è spinto verso l’alto all’interno di una colonna, così si sollevano anche le particelle di microplastiche presenti. Poiché la plastica è più leggera della sabbia, i suoi frammenti sono trasportati in superficie dalla corrente, mentre i granelli di sedimento, più pesanti, restano sul fondo.

Questo sistema, preso in prestito dalla biologia marina, si è rivelato estremamente efficiente. Una volta separate dal resto del materiale, le microplastiche sono purificate e osservate al microscopio per poi essere catalogate. I dati ottenuti confermano la maggiore accuratezza di questa tecnica rispetto a quelle tradizionali.

Tuttavia, il tipo di polimero può influenzare l’efficienza di estrazione, poiché la densità e la forma di ogni materiale reagiscono in modo differente al flusso d’acqua.

Microplastiche in mare: come si rilevano negli organismi?

Il problema delle microplastiche riguarda anche la sicurezza della catena alimentare. Molti abitanti del mare, come le cozze e altri molluschi filtratori, ingeriscono involontariamente queste particelle mentre si nutrono accumulandole così nei propri tessuti.

Per analizzare le microplastiche ingerite si utilizza la digestione chimica, un procedimento diviso in quattro fasi.

  1. Fase di depurazione: prima di procedere con l’analisi, gli organismi sono immersi in acqua marina filtrata. Questo passaggio serve a rimuovere eventuali detriti esterni, permettendo di analizzare esclusivamente le microplastiche ingerite e accumulate all’interno dei tessuti.
  2. Dissoluzione dei tessuti: le parti molli dell’animale sono trattate con acidi specifici, come l’acido nitrico, a temperature controllate affinché si sciolgano.
  3. Isolamento delle microplastiche: la materia organica ormai è sciolta lasciando inalterati i polimeri della plastica.
  4. Analisi al microscopio delle microplastiche isolate, conteggio della quantità di particelle trovate e identificazione del tipo di plastica.

Grazie a questo metodo, è possibile ottenere dati certi sulla contaminazione da plastica nei prodotti ittici, un passo fondamentale per valutare i potenziali rischi per la salute degli ecosistemi e, di conseguenza, per l’uomo. Stimare in modo preciso la quantità di plastica ingerita dagli organismi marini permette di ottenere un quadro più realistico (seppure con le dovute approssimazioni) di quella che raggiunge le nostre tavole.

Figura 2 - Microplastiche in mare. [Wikimedia.org]
Figura 2 – Microplastiche in mare. [Wikimedia.org]

Rischi ambientali e nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche

L’impatto delle microplastiche sugli ecosistemi marini è un campo di ricerca ancora in parte inesplorato, anche se i dati finora raccolti destano delle preoccupazioni. L’ingestione di tali particelle può provocare non solo lesioni fisiche agli organi interni ma portare anche ad una contaminazione chimica. Le microplastiche, infatti, assorbono le sostanze inquinanti presenti nelle acque per poi rilasciarle negli organismi.

Grazie all’impiego di nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche, gli scienziati hanno scoperto che queste minuscole particelle possono persino superare le barriere biologiche e penetrare nel sistema circolatorio di alcuni molluschi. Anche se le conseguenze a lungo termine sulla salute umana e marina sono ancora sotto esame, la capacità della plastica di infiltrarsi così profondamente negli organismi viventi rappresenta un campanello d’allarme che richiede un monitoraggio costante e strategie di mitigazione immediate.

Verso una protezione più efficace degli oceani

La sfida per il futuro sarà quella di standardizzare i protocolli di analisi su scala internazionale, così da poter confrontare i dati raccolti in diverse regioni del mondo in modo coerente.

In questo contesto, le nuove tecniche di rilevamento delle microplastiche rappresentano un primo passo per quantificare l’entità del danno. Solo attraverso strumenti di estrazione sempre più precisi potremo definire strategie globali capaci di arginare questa invasione invisibile e preservare la salute del nostro pianeta.

Bibliografia:

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: https://pixabay.com
  • Figura 1 : https://www.pexels.com/it-it/foto/plastica-sparsa-sulla-spiaggia-9034664/
  • Figura 2 : https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Water_Pollution_with_Trash_Disposal_of_Waste_at_the_Garbage_Beach.jpg