Fossa Calypso: plastica negli abissi

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By Elisabetta Cretella

Siamo abituati a pensare all’inquinamento da plastica come a qualcosa di visibile: una bottiglia che galleggia o un sacchetto abbandonato sulla sabbia. Dagli anni ’70, le immagini delle isole di plastica e degli animali intrappolati nei rifiuti continuano a fare il giro del mondo. La verità, però, è che ciò che vediamo in superficie è solo la punta dell’iceberg. L’inquinamento più silenzioso e difficile da scovare è quello dei fondali marini, che gli scienziati chiamano compartimento bentonico. Recentemente sono stati trovati rifiuti anche nella fossa abissale Calypso, il punto più profondo del mar Mediterraneo.

Busta di plastica sul fondale della fossa più profonda del mar Mediterraneo.
Figura 1 – Busta di plastica sul fondale della fossa più profonda del mar Mediterraneo. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]

Il lungo viaggio della plastica verso i fondali marini

Come arrivano i nostri rifiuti fin laggiù? Il tragitto è lungo e complesso: partono dalle città, viaggiano lungo i fiumi o vengono trasportati dal vento e dalle correnti.

Anche gli oggetti che inizialmente galleggiano, con il tempo affondano perché si degradano o vengono colonizzati da alghe e piccoli organismi. Questo processo, noto come biofouling, appesantisce la plastica fino a trascinarla verso gli abissi marini.

Altri rifiuti sono prodotti direttamente in mare dalle attività di pesca e dagli scarichi delle navi. Una volta in acqua, sono trasportati dalle correnti marine e dal vento verso le spiagge, sulla superficie dell’acqua oppure precipitano verso gli abissi.

La fossa abissale Calypso: il cuore profondo del Mediterraneo

A circa 60 chilometri dalle coste del Peloponneso, in Grecia, si trova la Fossa abissale Calypso. Situata nel mar Ionio, rappresenta la massima profondità dell’intero mar Mediterraneo. La sua parte più interna scende oltre i 5.000 metri, toccando un punto massimo di 5.122 metri.

Figura 1 - Ubicazione della fossa Calypso nel mar Mediterraneo. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]
Figura 2 – Ubicazione della fossa Calypso nel mar Mediterraneo. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]

Non è solo la profondità a renderla speciale, ma le sue caratteristiche uniche.

  • L’area è geologicamente attiva e soggetta a frequenti terremoti.
  • Mentre negli oceani a queste profondità l’acqua è gelida (2-4 °C), qui la temperatura resta sorprendentemente alta, tra i 13 e i 14 °C. È il sistema di ambienti abissali caldi più vasto della Terra.
  • Correnti e vortici a sud della fossa agiscono come una trappola, trascinando i rifiuti galleggianti verso il centro e facendoli depositare esattamente sul suo fondale.

Poche forme di vita nella fossa Calypso

Se confrontata con gli oceani aperti, la Fossa Calypso è quasi un deserto sottomarino. La fauna è estremamente ridotta a causa della scarsità di cibo e delle alte temperature.

Le spedizioni hanno avvistato solo due specie principali: il pesce Granatiere mediterraneo (Coryphaenoides mediterraneus) e il gambero di profondità (Acanthephyra eximia).

L’assenza di vita è così marcata che il fondale appare liscio, privo delle classiche tane o tracce biologiche che si trovano altrove.

Missione a 5.000 metri: cronaca di una discarica abissale

Nel febbraio 2020, una spedizione straordinaria ha raggiunto il punto più profondo del Mediterraneo. A bordo del sommergibile Limiting Factor, il pilota Victor Vescovo e il Principe Alberto II di Monaco sono scesi nell’Abisso Calypso, a 5.109 metri di profondità. Per 43 minuti hanno esplorato il fondale per documentare la presenza di rifiuti in un luogo apparentemente inaccessibile.

Tecnologia contro l’inquinamento

Esplorare gli abissi richiede tecnologie capaci di resistere a pressioni enormi. In questa missione, invece di usare le distruttive reti a strascico (che mescolano tutti gli oggetti trattenuti, indipendentemente da dove siano stati catturati), i ricercatori hanno utilizzato tre telecamere ad alta risoluzione per documentare il fondale della fossa Calypso.

Ogni oggetto è stato catalogato secondo lo standard europeo della Joint List of Litter Categories (JLLC), che divide i rifiuti in base al materiale. Identificare un oggetto a 5 chilometri di profondità non è facile ma si può fare confrontando i detriti con oggetti noti (come bottiglie da 1,5 litri).

Figura 2 - Bottiglia d'acqua in plastica da 1,5 litri e una lattina in metallo utilizzate come riferimento per le dimensioni dei rifiuti trovati sommergibile Limiting Factor.
Figura 3 – Bottiglia d’acqua in plastica da 1,5 litri e una lattina in metallo utilizzate come riferimento per le dimensioni dei rifiuti trovati dal sommergibile Limiting Factor. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]

I risultati dell’analisi nella fossa abissale Calypso sono allarmanti

La concentrazione di rifiuti è tra le più alte mai registrate al mondo: 26.715 oggetti per chilometro quadrato. Per capire la gravità, basti pensare che in vaste aree dell’oceano Pacifico si trovano mediamente tra i 17 e i 335 oggetti per chilometro quadrato. Solo alcuni canyon sottomarini nel mar Cinese Meridionale mostrano dati peggiori.

La composizione dei rifiuti è dominata dalla plastica (88%), seguita da vetro, metallo e carta. Si tratta di una percentuale molto più alta rispetto alla media globale dei fondali oceanici.

Figura 3 - Rifiuti di plastica fotografati nella fossa abissale Calypso. (A) Sacchetto di plastica (B) Sacco di plastica resistente (C) Foglio di plastica (D) Contenitore per alimenti in plastica rigida (E) Sacco di plastica resistente (F) Sacchetto di plastica (G) Bicchieri e coperchi in plastica rigida (H) Corda di plastica (I) Scatole di carta/Tetrapak (J) Lattina di metallo per bevande(K) Bottiglia di vetro(L) Bottiglia di plastica per bevande ≤ 0,5 litri. Tutte le barre della scala sono di 15 cm. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]
Figura 4 – Rifiuti di plastica fotografati nella fossa abissale Calypso. (A) Sacchetto di plastica (B) Sacco di plastica resistente (C) Foglio di plastica (D) Contenitore per alimenti in plastica rigida (E) Sacco di plastica resistente (F) Sacchetto di plastica (G) Bicchieri e coperchi in plastica rigida (H) Corda di plastica (I) Scatole di carta/Tetrapak (J) Lattina di metallo per bevande(K) Bottiglia di vetro(L) Bottiglia di plastica per bevande ≤ 0,5 litri. Tutte le barre della scala sono di 15 cm. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]

Gli abissi sono diventati la trappola finale dei nostri rifiuti. Si stima che sui fondali del pianeta si trovino tra 3 e 11 milioni di tonnellate di plastica, una quantità fino a 100 volte superiore a quella che vediamo galleggiare in superficie.

Fossa Claypso: non solo plastiche moderne

Oltre alla plastica moderna, i ricercatori hanno trovato il clinker: residui della combustione del carbone delle vecchie navi a vapore. Questi depositi seguono le antiche rotte commerciali tra il Canale di Suez e lo Stretto di Messina, confermando che il fondo del mare conserva una memoria storica di ogni nostra attività industriale e di navigazione.

Il punto più profondo del nostro mare è oggi una discarica sommersa che attesta come gli abissi siano la destinazione finale dell’inquinamento prodotto sulla terraferma.

Perché i rifiuti finiscono nella Fossa Calypso?

Ciò che è stato scoperto nella fossa Calypso è lo specchio di un problema globale. Ma perché i rifiuti finiscono proprio lì e quali sono le conseguenze per l’ambiente? Il mar Mediterraneo è un bacino chiuso sottoposto a una pressione enorme: l’alta densità abitativa, il turismo di massa e il 30% del traffico marittimo mondiale creano un accumulo di rifiuti senza sosta. A peggiorare la situazione intervengono una gestione dei rifiuti inefficiente e l’abbandono di attrezzature da pesca, che trasformano queste acque in un pericoloso serbatoio di inquinamento.

Figura 4 - Rifiuti accumulati sul fondale della fossa più profonda del mar Mediterraneo.
Figura 5 – Rifiuti accumulati sul fondale della fossa abissale più profonda del mar Mediterraneo. [Fonte: Hanke, G. et al., 2025]

Una volta che i rifiuti affondano, sono trascinati verso i canyon sottomarini dove si accumulano. È stato osservato che più il mare è profondo e più il fondale è pianeggiante, più i rifiuti tendono ad accumularsi. L’area di Calypso, essendo una depressione estrema, raccoglie tutto ciò che scende verso il basso.

Fossa Calypso: l’effetto imbuto degli abissi

Perché i rifiuti si accumulano proprio in questo punto del mar Ionio? La Fossa Calypso non è solo il punto più profondo del Mediterraneo, ma agisce come un vero e proprio raccoglitore naturale. Questo fenomeno, noto come “effetto imbuto”, è causato da tre fattori idrogeologici principali:

  • Le correnti superficiali trasportano i detriti plastici dalle coste del Peloponneso, da Creta e persino dal mar Adriatico, convogliandoli direttamente verso il centro dello Ionio.
  • L’area è caratterizzata da potenti correnti circolari (come i vortici marini) che funzionano come una centrifuga, concentrando i rifiuti galleggianti in un unico punto critico sopra la fossa.
  • Quando la plastica inizia ad affondare (a causa del degrado o del biofouling), la conformazione geologica della fossa e dei canyon sottomarini circostanti impedisce ai detriti di disperdersi, sequestrandoli per sempre sul fondale.

Questa combinazione di fattori trasforma le grandi depressioni marine in discariche abissali inaccessibili, rendendo la Fossa Calypso uno dei siti più critici per l’inquinamento da microplastiche e macroplastiche nel Mediterraneo.

Esplorare ecosistemi rari e fragili come la Fossa Calypso è fondamentale: solo conoscendo questi abissi possiamo proteggerli. Non possiamo permettere che i nostri rifiuti soffochino un mondo sottomarino che stiamo ancora imparando a conoscere.

Bibliografia:

  • Georg Hanke, Miquel Canals, Victor Vescovo, Tim MacDonald, Eirini Martini, Luis F. Ruiz-Orejón, Francois Galgani, Marco Palma, George Papatheodorou, Christos Ioakeimidis, Dimitris Sakellariou, Paraskevi Drakopoulou, Elias Fakiris, Marine litter in the deepest site of the Mediterranean Sea, Marine Pollution Bulletin, Volume 213, 2025, 117610, ISSN 0025-326X, https://doi.org/10.1016/j.marpolbul.2025.117610.

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: 
  • Figura 1 : Hanke, G. et al., 2025
  • Figura 2 : Hanke, G. et al., 2025
  • Figura 3 : Hanke, G. et al., 2025
  • Figura 4 : Hanke, G. et al., 2025
  • Figura 5 : Hanke, G. et al., 2025