Armadillo e lebbra, un modello unico per la ricerca

Attenzione all’armadillo, può trasmettere la lebbra

Armadillo e lebbra, può sembrare un accostamento assurdo eppure non lo è affatto. All’American Occupational Health Conference ad Orlando del 2014, la società di medicina del lavoro ha discusso dei rischi legati al golf. Oltre alla possibile presenza di alligatori, nei campi da golf il pericolo maggiore sono proprio gli armadilli. Questo piccolo animale, quando spaventato, può provocare seri danni alle vetture a causa della sua coriacea corazza e della sua capacità di effettuare salti anche di un metro e mezzo. Purtroppo però non è questo il fattore più preoccupante. In uno studio del 2011 rilasciato nel New England Journal of Medicine è stato confermato che gli armadilli possono trasmettere agli umani il Mycobacterium leprae, il batterio che provoca la lebbra, o malattia di Hansen. Ma approfondiamo la questione.

Un animale “corazzato”

Dasypus novemcinctus o armadillo a nove fasce
Figura 1 – Dasypus novemcinctus o armadillo a nove fasce [Fonte: https://www.thoughtco.com/]

Il Dasypus novemcinctus, o comunemente detto armadillo a nove fasce, è un mammifero diffuso prevalentemente nell’America del Sud ma che si sta tuttora diffondendo anche nel Nord America. Le sue dimensioni possono variare dai 60 ai 110 cm di lunghezza, coda compresa, e un massimo di 30 cm di altezza, con un peso che si aggira attorno ai 5 – 10 Kg. Caratteristica principale dell’armadillo è la presenza di squame ossificate a ricoprirgli la quasi totalità del corpo, come una corazza. Questa infatti riveste testa, dorso, coda, fianchi e la parte esterna delle zampe. Ciò gli permette di proteggersi in maniera semplice ed efficace dall’attacco di moltissimi predatori.

Caratteristiche dell’armadillo a nove fasce

L’armadillo è dotato oltre ad un’ottima corazza anche di altre caratteristiche difensive contro possibili predatori. L’armadillo può infatti muoversi a grande velocità, saltare fino a un metro e mezzo d’altezza, scavare buche molto velocemente e persino nuotare. Tuttavia se da un lato mostra una solida armatura contro avversità esterne, non si può dire lo stesso per la sua difesa contro gli agenti patogeni. Difatti l’armadillo presenta un sistema immunitario poco efficiente che lo rende particolarmente vulnerabile al Lyssavirus, al fungo Paracoccidioides e al Mycobacterium leprae, che tratteremo appunto in questo articolo.

Mycobacterium leprae, il batterio della lebbra

Il Mycobacterium leprae è un batterio intracellulare obbligato, di forma bastoncellare, aerobio obbligato ed è l’unico patogeno in grado di infettare i nervi periferici nell’uomo. La via di trasmissione preferita è la mucosa nasale. Ancora ad oggi il meccanismo di trasmissione della lebbra non è stato pienamente compreso. Ciò che sappiamo tuttavia è che questo patogeno possiede un tropismo verso le cellule di Schwann (cellule del sistema nervoso periferico che rivestono i neuroni con la mielina). L’adattamento del Mycobacterium leprae nelle cellule ospite, in particolar modo le cellule di Schwann, portano alla inattivazione di molti geni e ad una riduzione del genoma.

Trasmissione della lebbra tramite l’armadillo

La lebbra di per sé è poco contagiosa. Bisogna entrare in contatto con lesioni o goccioline di muco e saliva di persone infette per contrarla, spesso anche per periodi piuttosto prolungati. Nel nostro caso ci interesseremo della diffusione tramite l’armadillo. L’armadillo a nove fasce è l’ospite ideale per il Mycobacterium leprae. Quest’ultimo predilige animali con una bassa temperatura corporea e quella dell’armadillo aggirandosi attorno ai 33 gradi è perfetta per la sua crescita.

Allora sorge spontanea una domanda: come si trasmette il batterio dall’armadillo all’uomo? In questo caso la zoonosi è dovuta alla caccia, al consumo di carne infetta o alla loro corazza, che viene anche venduta come souvenir dagli indigeni del Sudamerica per farne strumenti musicali. Negli USA ogni anno si registrano circa 250 nuovi casi di lebbra, un terzo dei quali è attribuibile agli armadilli. Nel mondo si contano circa 2/3 milioni di persone che sono rimaste permanentemente invalide a causa dei ritardi nel trattamento della lebbra. I paesi più colpiti sono India, Birmania e Nepal con il 70% dei casi.

L’armadillo come ci aiuta nella ricerca contro la lebbra?

Mycobacterium leprae, agente eziologico della lebbra
Figura 2 – Mycobacterium leprae, agente eziologico della lebbra [Fonte: laopinion.com]

Il Mycobacterium leprae è un parassita intracellulare obbligato e quindi è impossibile coltivarlo in vitro in laboratorio. Vista l’impossibilità di attingere campioni umani per lo studio del decorso della malattia (per motivi etici) si è provato ad utilizzare altri animali da laboratorio. Topi, cavie e conigli sono risultati tutti immuni al patogeno e quindi non utili alla ricerca. L’unico animale a sviluppare sintomi che implicassero anche il sistema nervoso e quindi un decorso molto simile a quello umano è stato l’armadillo a nove fasce. Nonostante sia una malattia famosa e “antica” il meccanismo di infezione della lebbra ancora risulta poco compreso. Grazie agli studi sugli armadilli è stato possibile estrapolare il profilo di espressione dei geni dei nervi implicati nelle lesioni infette da lebbra.

Questo ha permesso di ampliare la conoscenza sulla patogenesi e sulla prevenzione delle lesioni nervose che potrebbero essere persino traducibili nello studio di altre malattie neurodegenerative. Ora sono in corso studi per testare dei possibili vaccini contro la lebbra e anche dei trattamenti sia per le lesioni precoci sia per quelle tardive a livello nervoso. Inoltre stanno venendo sottoposti a test anche farmaci anti neuropatici in fase di sviluppo nelle malattie come HIV e cancro, che possiedono un grave decorso neurologico.

Conclusioni

Terapie antibiotiche multi-farmaco e sistemi di prevenzione sono armi efficaci nella lotta contro la lebbra. Tuttavia questi non sono sufficienti ad evitare danni irreversibili ai nervi colpiti dal patogeno. Con le nuove ricerche sugli armadilli e il recente sequenziamento del loro genoma è possibile effettuare studi molecolari e sviluppare reagenti immunologici specifici per questo animale. In tal modo sarà possibile sviluppare in futuro farmaci e vaccini anche per gli esseri umani, ad oggi non prontamente disponibili. L’utilizzo degli armadilli nella ricerca della lebbra ci fornirà le chiavi per ampliare la nostra comprensione di questa antica malattia e di altri disturbi neurologici.

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Riccardo Rosa

Chimico, laureato in chimica e tecnologia farmaceutiche, appassionato di biologia e microbiologia

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