Chlamydophila pneumoniae

Caratteristiche

Chlamydophila pneumoniae è un batterio gram negativo appartenente al genere Chlamydia caratterizzato da proliferazione intracellulare obbligata, che attacca le mucose del tratto respiratorio.

Le clamidie contengono DNA, RNA e ribosomi e sono pertanto in grado di sintetizzare proteine ed acidi nucleici. Tuttavia dipendono dalla cellula ospite per tre dei loro quattro nucleosidi trifosfato e utilizzano l’adenosina trifosfato (ATP) dell’ospite per sintetizzare proteine clamidiali.
Il genere Chlamydia contiene nove specie tre delle quali provocano patologie umane:

Filogenesi

DominioProkaryota
RegnoBacteria
PhylumChlamydiae
ClasseChlamydiae
OrdineChlamydiales
FamigliaChlamydiaceae
GenereChlamydia
SpecieChlamydophila pneumoniae

Morfologia delle colonie

Le clamidie presentano due distinte forme biologiche denominate: corpi elementari e corpi ini­ziali o reticolari, che si alternano nel loro ciclo di sviluppo.

I corpi elementari sono quelli di dimensioni minori, circa 0,3 um di diametro, e costituiscono la forma extracellulare. Sono altamente infettanti, si colorano caratteristicamente in blu-rosso con il metodo di Giemsa e al microscopio elettronico mostrano un tipico aspetto elettrondenso per la forte compattazione della cromatina.

I corpi iniziali o reticolari sono quelli di dimensioni maggiori, circa 0,8-1,5 um di diametro, e rappresentano la forma intracellulare. Sono scarsamente infettanti, si colorano in blu con il metodo di Giemsa e al microscopio elettronico presentano un aspetto meno elettrondenso a causa della distensione e attivazione trascrizionale della cromatina.

Chlamydophila pneumoniae al microscopio elettronico
Figura 1 – Chlamydophila pneumoniae al microscopio elettronico

Patogenesi

Diffusa per via aerea, C. pneumoniae può infettare, all’interno dell’albero respiratorio, sia macrofagi alveolari che pneumociti.

L’infezione si presenta non focalizzata e senza infiltrato alveolare, ma determina un ispessimento dei setti alveolari con la conseguente alterazione della funzionalità respiratoria e l’opacizzazione del radiogramma del torace.

Il batterio invade le cellule sotto forma di corpi elementari (forme di resistenza, metabolicamente inattive). L’ingresso nella cellula è mediato dall’incorporazione in fagosomi, che normalmente andrebbero a fondersi con vescicole lisosomiali (contenenti idrolasi acide) per digerire e sterilizzare il contenuto. Chlamydophila però sopravvive in essi, perché entro un’ora dall’ingresso nell’ospite, induce la trascrizione della proteina CT147 che è determinante per la sopravvivenza del microorganismo perché blocca la fusione tra fagosoma e lisosoma.

Con la successiva espressione di early genes (“geni precoci“), il corpo elementare si attiva completamente, acquisendo il nome di corpo reticolare e, grazie proprio ai geni precoci, si divide, moltiplicandosi dando origine ai cosiddetti corpi inclusi, il tipico reperto morfologico di C. pneumoniae, rappresentati dalla dilatazione del compartimento fagosomiale grazie a cui il batterio è entrato nella cellula ospite.

L’ultima serie di geni espressi dal batterio costituisce i late genes (“geni tardivi“), tra cui le proteine istoniche, e le proteine di superficie, che gli serviranno per lisare la cellula-ospite, consentendo alla progenie batterica di diffondersi ed infettare nuove cellule. 

Ciclo replicativo di Chlamydophila pneumoniae
Figura 2 – ciclo replicativo di Chlamydophila pneumoniae

Metodi di identificazione

Chlamydophila pneumoniae è diagnosticato tramite la messa in coltura di campioni del tratto respiratorio o per mezzo di test basati sull’amplificazione degli acidi nucleici.

Dal punto di vista medico alcuni criteri da considerare a tal proposito sono:

  • all’anamnesi il paziente riferisce un esordio graduale;
  • all’esame obiettivo, si può notare una generica tosse secca, non produttiva;
  • il radiogramma del torace può mostrare un ispessimento.

Terapia

Poichè C. pneumoniae costituisce un batterio intracellulare, la terapia antibiotica è orientata su classi di molecole facilmente penetrabili anche in cellule eucariotiche, la cellula-ospite; vengono dunque utilizzati: chinoloni, macroliditetracicline.

I beta-lattamici, invece, in questo caso, anche per la natura proteica della parete cellulare del batterio, non rivestono alcuna utilità anzi, possono favorire la resistenza e la cronicizzazione dell’infezione.

Giovanna Spinosa

Fonti


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Francesco Centorrino

Sono Francesco Centorrino e sono il creatore di Microbiologia Italia. Mi sono laureato a Messina in Biologia con il massimo dei voti ed attualmente lavoro come microbiologo in un laboratorio scientifico. Amo scrivere articoli inerenti alla salute, medicina, scienza, nutrizione e tanto altro.

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