Gli effetti dell’alcol sul nostro organismo

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In ambito alimentare, col termine alcol intendiamo identificare quello etilico (o etanolo), che è alla base delle cosiddette bevande alcoliche. Possiamo ottenere tali bevande principalmente tramite:

  • fermentazione alcolica degli zuccheri contenuti nei frutti o nei cereali (vino dall’uva o la birra dall’orzo);
  • distillazione di bevande fermentate o cereali;
  • miscelazione di prodotti alcolici con altre sostanze per ottenere cocktail.

L’etanolo ha molteplici effetti sull’organismo umano, di natura: 

  • energetica: viene convertito in acetil-CoA eludendo il ciclo di krebs;
  • farmacologica: ha sia funzione diretta sui recettori, sia azione aspecifica destabilizzando le membrane cellulari;
  • tossica: a livello epatico, pancreatico e cerebrale;
  • di dipendenza: tale effetto dell’alcol può portare allo sviluppo di diversi disturbi psichici quali demenza, psicosi, disturbi dell’umore, d’ansia, disfunzione sessuale e disturbi del sonno.

L’alcol è assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dall’intestino. Il processo di smaltimento richiede un lasso di tempo legato alle condizioni fisiologiche individuali. Tale sistema di smaltimento non è uguale in tutte le persone, ma varia in funzione del sesso, dell’età e di caratteristiche individuali; non è completamente efficiente prima dei 21 anni ed è inefficiente fino ai 16 anni. Dopo i 65 anni di età si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol e, nel sesso femminile, generalmente è la metà rispetto alle capacità maschili. 

Assorbimento

L’etanolo viene assorbito per diffusione semplice a livello dello stomaco e dell’intestino tenue. L’alcol, quindi, riesce ad oltrepassare facilmente le pareti del tubo digerente e a passare nel sangue. La presenza di cibo nello stomaco rallenta lo svuotamento gastrico e riduce di conseguenza la velocità di assorbimento di alcol. Non tutto l’alcol assunto viene ossidato, una piccola aliquota viene infatti eliminata tramite la respirazione, il sudore e le urine; la maggior parte viene, invece, metabolizzata a livello epatico. 

Destino metabolico

Nel fegato, l’etanolo viene ossidato ad acetaldeide e a sua volta ossidata ad acetato. L’ossidazione per ottenere l’acetaldeide può avvenire tramite:

  • un enzima chiamato alcodeidrogenasi (ADH), presente sia a livello epatico sia a livello gastrico, capace di ossidare anche il metanolo, un alcol pericolosissimo per l’uomo;
  • il MEOS (sistema microsomiale di ossidazione dell’etanolo), tale enzima è presente a livello del reticolo endoplasmatico liscio degli epatociti, che si presenta ipertrofico negli alcolisti. 

Nell’ossidazione da acetaldeide ad acetato interviene un altro enzima, chiamato acetaldeide deidrogenasi (ALD). Tuttavia però quando l’apporto di alcol è troppo elevato, il fegato riesce a smaltire l’eccesso di etanolo e riversa in circolo anche l’acetaldeide, sostanza tossica per l’intero organismo. 

Effetti dell’alcol sul cervello

Il cervello è un delicato organo che deve mantenere un preciso equilibrio chimico per far si che funzioni correttamente. L’abuso di alcol, oltre a disturbare tale equilibrio, causerà danni sia a breve che a lungo termine.

Effetti dell’alcol a breve termine sul cervello

L’intossicazione alcolica è il risultato di effetti a breve termine sul sistema nervoso centrale con sintomi che possono variare drasticamente a seconda di quanto spesso si beve, la quantità di alcol che si consuma e dalla costituzione fisica. Gli effetti dell’alcol sul cervello sono dovuti alla sua influenza sulle vie di comunicazione e di elaborazione dell’informazione. Inoltre bere grandi quantità di alcol può causare diversi effetti mentali negativi quali confusione e coordinazione motoria compromessa. Continuare a bere ignorando tali segni di riconoscimento può portare all’avvelenamento da alcol che può risultare essere addirittura letale. I sintomi di avvelenamento da alcol possono includere:

  • confusione;
  • crisi epilettica;
  • battito rallentato;
  • vomito;
  • disturbo cognitivo;
  • nel peggiore dei casi, la morte.

Effetti dell’alcol a lungo termine sul cervello

I rischi a lungo termine per la salute derivanti dal consumo cronico di alcol comprendono problemi al cuore, fegato e digestione, cancro, indebolimento del sistema immunitario, disturbi dell’umore e del sonno, nonché problemi legati alla salute mentale. Inoltre l’alcol può causare danni duraturi al cervello e provocare una atrofia dell’ippocampo. In uno studio condotto dall’Università di Oxford, i ricercatori hanno seguito i partecipanti per 30 anni, tenendo sotto controllo le loro abitudini nel bere alcolici e la loro salute mentale. I partecipanti che erano soliti bere 4 o più bevande alcoliche al giorno avevano quasi 6 volte il rischio di riduzione dell’ippocampo rispetto ai non bevitori. Inoltre l’abuso di alcol per lunghi periodi di tempo comporta il rischio di carenza di tiamina a causa della cattiva alimentazione, ciò può portare allo sviluppo della sindrome di Wernicke-Korsakoff (WKS), comunemente conosciuta come “cervello bagnato”.

In questa risonanza magnetica encefalica possiamo confrontare gli effetti dell'alcol in due individui, uno sano (a sinistra) e l'altro alcoldipendente (a destra). La tonalità di colore blu indica il livello di attività cerebrale. Sul lato destro si può vedere un cervello danneggiato. Nelle zone nere, il cervello è totalmente inattivo. Si nota, inoltre, che nelle zone blu attive che funzionano ancora, c'è una generale diminuzione di luminosità: anche la funzionalità dei neuroni che sono ancora attivi risulta compromessa.
Figura 1 – In questa risonanza magnetica encefalica possiamo confrontare due individui, uno sano (a sinistra) e l’altro alcoldipendente (a destra). Le zone nere, ben rappresentate nell’immagine di destra, sono zone di atrofia cerebrale, notare come i ventricoli risultino slargati e i solchi più profondi. [Fonte:alimentarmente.it]

Sindrome di Wernicke-Korsakoff e disturbo da uso di alcol

Questa sindrome può causare confusione mentale persistente, disturbo del movimento degli occhi, difficoltà con la coordinazione e persistenti problemi di apprendimento e di memoria. Infine, l‘abuso di alcol può portare allo sviluppo di un “disturbo da uso di alcol” (AUD) che porta all’alcolismo. Un AUD è un modello compulsivo e problematico che persiste nonostante le conseguenze negative che si andranno a riversare sulla salute, sul lavoro e sulle relazione interpersonali. Per un professionista della salute mentale per diagnosticare l’AUD, il soggetto deve soddisfare almeno due dei seguenti criteri entro un periodo di 12 mesi: 

  • spendere una significativa quantità di tempo cercando di ottenere alcol;
  • una frenetica voglia di alcol;
  • bere in situazioni in cui è pericoloso farlo, come ad esempio mentre si guida; 
  • continuare a bere nonostante problemi familiari e di relazione causati dall’abuso di alcol stesso;
  • non essere in grado di adempiere agli obblighi sul lavoro, a casa o a scuola a causa dell’alcol;
  • non essere in grado di smettere di bere;
  • continuare a bere nonostante gli effetti negativi sulla salute fisica e mentale;
  • evitare di svolgere attività che ti piacciono preferendo andare a bere;
  • sintomi di astinenza da alcol se si tenta di smettere di bere. 

Effetti dell’alcol sull’intestino

Tanto sottovalutato quanto pericoloso è l’impatto dell’etanolo sull’intestino, con conseguente alterazione del microbiota e della permeabilità della barriera intestinale. Il microbiota intestinale è la nostra personale collezione di batteri e altri tipi di microrganismi, circa 100.000 miliardi, che conserviamo nel nostro apparato digerente. Tra intestino e microbiota vige una relazione di interdipendenza: il microbiota digerisce alcuni cibi, sintetizza vitamine e aminoacidi, produce alcuni enzimi per il benessere della mucosa intestinale e contribuisce a creare una difesa contro batteri, il nostro intestino, invece, offre al suo ospite un habitat ideale alla sua sopravvivenza. Numerosi studi hanno dimostrato che un consumo quotidiano di alcol determina alterazioni del microbiota intestinale.

Microbiota intestinale
Figura 2 – Microbiota intestinale [Fonte: pixabay.com]

L’etanolo è capace di cambiare in modo drammatico la composizione della flora intestinale, con un aumento delle specie che producono endotossine e sostanze ad azione infiammatorie. Tali alterazioni andranno a contribuire lo sviluppo di patologie epatiche. Inoltre, l’alcol riduce l’efficienza della barriera intestinale, diminuendo la funzione protettiva e permettendo l’ingresso di patogeni, antigeni e altre sostanze nocive. L’alcol interferisce con la produzione del muco che riveste le pareti intestinali e aumenta la permeabilità della membrana cellulare. Quando ciò accade, l’individuo non può più assorbire le sostanze nutritive indispensabili e questo comporterà una cattiva nutrizione e scompensi. Inoltre, il danno all’intestino tenue arrecato da batteri nocivi proliferati a causa dell’alcol altera i ritmi di evacuazione e produce gas. Ciò comporterà gonfiore, crampi addominali, stitichezza e diarrea. 

Epatopatia alcolica

Epatopatia alcolica: con tale termine ci riferiamo ad alcune alterazioni del fegato causate da un consumo eccessivo di alcol. L’epatopatia è un processo degenerativo che prevede tre stadi. In primis la steatosi causata da un accumulo di trigliceridi. Questa condizione può precedere l’epatite alcolica, un’infiammazione cronica dei tessuti del fegato che porta alla morte (necrosi) e all’alterazione delle funzionalità dell’organo. Il passo successivo è la formazione di cicatrici (fibrosi) tipico della cirrosi epatica

Fegato con cirrosi osservato al microscopio
Figura 3 – Fegato con cirrosi visto al microscopio [Fonte: wikipedia.org]

L’epatopatia alcolica è una malattia che colpisce il 10-20% dei bevitori ed ovviamente la percentuale aumenta in proporzione alle quantità di alcol che si consumano e alla durata dell’abuso, inoltre non è da escludere una predisposizione genetica. Il trattamento dell’epatopatia si attua modificando la propria dieta, aiutando così l’organismo a ritrovare l’equilibrio metabolico. Nelle fasi più avanzate di questa malattia ricorriamo a trattamenti farmacologici, mentre nei casi limite i soggetti vengono sottoposti ad un trapianto di fegato.

Francesco Maria Testa

Fonti

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