Neuroborreliosi: la malattia di Lyme e i danni al cervello

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Una malattia del Sistema Nervoso Centrale

Stessa causa, stessa patologia, sintomi differenti. La malattia di Lyme, detta anche borreliosi, nella sua forma tardiva è caratterizzata da alterazioni neurologiche, con conseguenti disturbi della memoria, deficit dell’attenzione e deterioramento comportamentale progressivo. Si parla difatti di neuroborreliosi o malattia di Lyme cerebrale. Essa è assai difficile da diagnosticare in quanto molti dei sintomi coincidono con quelli di altre malattie del Sistema Nervoso Centrale (SNC) decisamente più note.

Anche se la diffusione del batterio nel SNC, ed in particolare nel liquor e nelle meningi, avviene nelle prime fasi della malattia, si osservano sindromi neurologiche solo dopo anni dall’infezione. Al pari della sifilide terziaria o neurosifilide.

Questo implica che Borrelia burgdorferi, agente patogeno della malattia, riesce a rimanere silente durante il periodo asintomatico (Figura 1). A riprova del fatto che il microrganismo in questione può nascondersi nel SNC e sfuggire con facilità al Sistema Immunitario, difendendosi con efficacia contro eventuali terapie antibiotiche. Una capacità da non sottovalutare.

patogenesi borreliosi

Figura 1 – Patogenesi della malattia di Lyme. Sintomi e decorso: lo spirocheta Borrelia burgdorferi si trasmette all’uomo attraverso le zecche. I primi segni sono di origine dermatologica e nella maggior parte dei soggetti si presenta un eritema migrante ovvero una papula rossa molto vistosa e facilmente riconoscibile. Gradualmente l’area pizzicata dall’insetto si estende ed il sito interessato dal morso inizia a  somigliare ad un occhio di bue. Man mano che il batterio si diffonde nell’organismo compaiono nuovi sintomi generalizzati: dalle lesioni cutanee alle alterazioni muscolo-scheletriche e neurologiche.

Il batterio emulatore

In realtà molte delle specie afferenti al  genere Borrelia sono in grado di infettare il SNC. Quando questi batteri riescono a raggiungere lo strato più esterno del cervello compaiono i primi sintomi, lievi e molto aspecifici. Il soggetto potrebbe ad esempio lamentare una semplice cefalea protratta nel tempo che, se accompagnata da spossatezza muscolare, potrebbe lasciar pensare ad una banale influenza.

Solo quando il batterio si infiltra nel liquor, le manifestazioni sistemiche e nervose iniziano a diventare più serie, tant’è vero che la clinica inizia a ricordare quella di malattie autoimmuni o neurodegenerative.

L’infezione cerebrale da B. burgdorferi causa, ad esempio, disturbi molto simili a quelli della sclerosi multipla. SM è un disordine infiammatorio cronico, autoimmune e demielinazzante che porta a disabilità fisica e cognitiva. Nei pazienti affetti da neuroborreliosi si osservano, oltre che gli stessi segni della malattia, anche lesioni alla sostanza bianca in immagini ottenute con la tecnica dell’MRI. Immagini che ricordano in tutto e per tutto la SM e che rendono dubbia la diagnosi.

Per non parlare poi del fatto che i soggetti cronici con malattia di Lyme recidivante tendono a ritrovarsi in un continuo stato di confusione mentale. Oppure possono presentare altri sintomi cognitivi ed alterazioni dell’umore. Tutti elementi che accomunano un’ampia gamma di psicosi, dalla depressione alla schizofrenia.

Neuroborreliosi alla base delle malattie neurodegenerative?

Vi è un’ipotesi ancora in via di verifica che vede la neuroborreliosi non solo come imitatrice della malattia di Alzheimer  ma anche come una delle possibili  cause della neurodegenerazione che caratterizza questa stessa demenza senile.

Appurato che B. burgdorferi nel cervello determina danni alla sostanza bianca, effettivamente non è da escludere che possa essere concausa di disordini neurologici, quali deficit dell’attenzione, della memoria  e dell’orientamento. Soprattutto nel caso in cui vengano lesionate connessioni importanti ed il danno si estenda verso la sostanza grigia (Figura 2).

Inoltre, nei pazienti con malattia di Lyme nello stadio tardivo è possibile aspettarsi deterioramento della corteccia cerebrale. Al pari dei soggetti affetti da Alzheimer  o da altri tipi di demenza frontotemporale.

Ma non solo! Sono comuni anche disturbi cerebrovascolari come l’ ipoperfusione globale che da sola è in grado di alterare diverse funzioni mentali e di danneggiare in maniera considerevole la sostanza bianca.

sostanza grigia e sostanza bianca nel cervello

Figura 2 – Materia grigia e materia bianca a livello encefalico. La distribuzione di sostanza grigia e di sostanza bianca è ben definita: nel SNC la sostanza grigia, composta dai corpi cellulari dei neuroni, si dispone esternamente la sostanza bianca. Va costituire dunque la corteccia cerebrale che è la struttura maggiormente danneggiata in caso di demenze. Quest’ultima deteriorandosi provoca danni non indifferenti alle funzioni dell’intero cervello. La sostanza bianca è invece disposta internamente e si compone degli assoni cellulari dei neuroni raggruppati in fasci e fibre che connettono l’encefalo al midollo spinale. Qui  la distribuzione delle due è invece invertita.

Diagnosi differenziale

Dal momento che l’intero quadro sintomatologico non è esclusivo della neuroborreliosi ma che, anzi, è comune a diverse patologie, è bene affidarsi a test specifici in grado di confermare l’eventuale infezione da B. burgdorferi.

Con l’aiuto della biologia molecolare si può ottenere una diagnosi accurata, soprattutto grazie al fatto che esami come Western-blot e PCR si eseguono direttamente sul liquor. Altri test, come ad esempio quelli sierologici, sono invece meno precisi e quindi sconsigliati.

Carla Caianiello

Fonti:

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