Nacchera di mare: il gigante del Mediterraneo è in pericolo

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By Elisabetta Cretella

Immaginate un ventaglio di madreperla, alto circa un metro, piantato verticalmente nella sabbia tra le praterie di Posidonia oceanica. E’ Pinna nobilis, meglio conosciuta come nacchera di mare. Non è solo il mollusco bivalve più grande del nostro mare, ma un vero e proprio ingegnere che lavora instancabilmente per la salute dell’ecosistema. Purtroppo, sta scomparendo rapidamente a causa della combinazione di diversi fattori tra cui la distruzione dell’habitat, l’inquinamento, i cambiamenti climatici e, di recente, le epidemie causate da microrganismi come protozoi e batteri e dai virus.

Per questo motivo, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha classificato la nacchera di mare come specie in Pericolo Critico (CR).

La carta d’identità di Pinna nobilis

Se dovessimo consultare la carta d’identità di Pinna nobilis, scopriremmo che fa parte della classe dei Bivalvi. Si tratta di molluschi che possiedono una conchiglia formata da due parti (chiamate valve), proprio come le vongole e le cozze, tenute insieme da una sorta di cerniera naturale. La nacchera di mare appartiene alla famiglia delle Pinnidae, che si distinguono per la caratteristica forma a triangolo dei loro gusci.

Il nome scientifico racconta molto della sua natura. Infatti, “Pinna” deriva dal latino e richiama la forma di una piuma o della pinna di un pesce. Invece, “Nobilis” è un aggettivo che ne sottolinea la rarità e il valore. Non a caso Pinna nobilis produce il bisso, una fibra naturale così preziosa e lucente da essere chiamata “seta del mare”. Fin dai tempi antichi, questi filamenti venivano intrecciati per creare tessuti regali, destinati esclusivamente a sovrani e figure sacre.

Comunemente, è chiamata nacchera perché le sue valve ricordano gli strumenti a percussione usati dai ballerini di flamenco e della tradizione popolare.

Pinna nobilis protetta da una prateria di Posidonia oceanica.
Figura 1 – Pinna nobilis protetta da una prateria di Posidonia oceanica. [Fonte: animalia.org]

Come è fatta

La nacchera di mare può superare il metro di lunghezza, anche se mediamente è alta 65 centimetri. Nei primi anni di vita cresce velocemente (circa 10 cm l’anno), per poi rallentare una volta raggiunta la maturità sessuale, intorno ai 40 cm. E’ molto longeva: vive dai 20 ai 45-50 anni.

La sua conchiglia, sottile e fragile, ha una caratteristica forma a ventaglio. Internamente è rivestita da uno di madreperla iridescente. Esternamente è di colore bruno, punteggiata da scaglie più chiare.

Al suo interno, può capitare di trovare delle piccole sfere opache chiamate perle. Si formano come meccanismo di difesa: quando un granello di sabbia o un piccolo detrito entra nel mollusco, viene rivestito da strati di calcare per evitare che lo ferisca.

Una particolare colla sottomarina

Pinna nobilis vive parzialmente infossata nel fondale marino. Per resistere alla forza delle correnti, ha sviluppato un ingegnoso sistema di ancoraggio grazie alla produzione di una particolare sostanza liquida che si indurisce a contatto con l’acqua. In questo modo, crea una fitta rete di filamenti, incredibilmente resistenti e flessibili, che la fissano al fondale.

Questa sostanza si chiama bisso o “seta di mare” ed è composta da migliaia di filamenti (fino a 30.000!).

Maestra del mimetismo

Con il passare degli anni, il guscio esterno si ricopre di alghe, spugne e piccoli organismi detti epibionti. Questi inquilini rendono Pinna nobilis quasi invisibile, mimetizzandola perfettamente tra le rocce e le piante marine.

Pinna nobilis, comunemente chiamata nacchera di mare, colonizzata da organismi epibionti si mimetizza tra i fondali marini.
Figura 2 – Pinna nobilis, comunemente chiamata nacchera di mare, colonizzata da organismi epibionti si mimetizza tra i fondali marini. [Fonte: commons.wikimedia.org]

Dove si può incontrare la nacchera di mare

La nacchera di mare è esclusiva del Mediterraneo: si trova lungo tutte le sue coste, dalla Spagna alla Turchia, dal Marocco alla Siria e naturalmente in Italia. Preferisce fondali sabbiosi o fangosi oppure le praterie di Posidonia oceanica.

Sebbene sia stata avvistata fino a 60 metri di profondità, la sua zona preferita è quella più illuminata dal sole, tra i 3 e i 40 metri sotto la superficie. Spesso si riunisce in grandi gruppi, formando delle vere e proprie comunità in punti dove le correnti marine sono moderate. Questa posizione non è casuale: il flusso costante dell’acqua le serve per ottenere più facilmente il plancton e le sostanze nutritive di cui ha bisogno per crescere.

Cosa mangia

Essendo un organismo filtratore, aspira l’acqua di mare attraverso un tubicino (chiamato sifone inalante), trattiene il nutrimento e la espelle pulita da un secondo tubicino (chiamato sifone esalante). La sua dieta è composta per il 95% da piccoli detriti organici, ma non disdegna il fitoplancton e lo zooplancton.

Come nasce una nacchera di mare: i segreti della riproduzione

Pinna nobilis è un mollusco ermafrodito sequenziale: ciò significa che nel corso della sua vita può cambiare sesso, passando da maschio a femmina o viceversa. Inoltre, per evitare l’autofecondazione e garantire una prole più forte, le sue cellule riproduttive maturano in tempi diversi. A due anni è già adulta e pronta per riprodursi.

Una volta liberate in acqua, le piccole larve iniziano un viaggio che dura solitamente meno di 10 giorni. In questo breve periodo, la temperatura del mare influenza il loro destino.

In acque calde, le larve crescono in fretta e si accomodano sul fondale molto vicino ai genitori. Se da un lato questo velocizza la nascita di nuovi esemplari, dall’altro limita i loro spostamenti.

In acque fredde, invece, restano sospese più a lungo, lasciandosi trasportare dalle correnti verso zone lontane.

Tuttavia, se l’acqua del mare è troppo calda, la produzione di uova tende a diminuire alterando così i tempi e il successo della riproduzione.

Pinna nobilis svolge funzioni ecologiche insostituibili

Questo grande mollusco bivalve si comporta come un filtro naturale, aspirando l’acqua per nutrirsi di plancton e detriti e restituendola pulita e limpida. Inoltre, il suo grande guscio offre una superficie solida su cui possono vivere alghe, spugne, molluschi e crostacei. È un’oasi di biodiversità in mezzo a fondali sabbiosi, una sorta di condominio sottomarino. Grazie alle sue dimensioni e alla sua struttura, contribuisce a contrastare l’erosione dei fondali marini, proteggendo il suolo.

Perché sta scomparendo?

Oggi Pinna nobilis è classificata come specie in Pericolo Critico (il gradino più alto prima dell’estinzione) dall’IUCN. Le cause sono molteplici:

  • epidemie devastanti: dal 2016, un parassita (Haplosporidium pinnae) e diversi batteri stanno decimando le popolazioni in tutto il Mediterraneo con tassi di mortalità vicini al 100%;
  • il cambiamento climatico: il riscaldamento delle acque ne indebolisce il sistema immunitario e favorisce la proliferazione di organismi patogeni;
  • l’impatto umano: l’inquinamento, l’ancoraggio selvaggio delle barche che distrugge i gusci e la pesca a strascico hanno devastato gran parte del suo habitat;

Inoltre, in passato veniva pescata per ottenere il bisso (usato per tessere abiti preziosi di colore dorato) e la madreperla (da cui si ricavavano gioielli e accessori di pregio come i bottoni).

Speranze per il futuro della nacchera di mare

In tutta Europa sono attivi progetti di conservazione, come il Life Pinna. Gli scienziati stanno monitorando gli esemplari superstiti (quelli che sembrano resistenti alle malattie) e stanno mettendo a punto tecniche di allevamento in cattività per poter un giorno ripopolare i nostri mari.

Proteggere la nacchera di mare (Pinna nobilis) significa proteggere la purezza delle nostre acque e la ricchezza della vita che ospita.

Bibliografia:

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pinna-nobilis.jpg
  • Figura 1 : Pexels.com
  • Figura 2 : https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gro%C3%9Fe_Steckmuschel_Pinna_nobilis_2.jpg