Specie aliene nei mari italiani

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By Elisabetta Cretella

Le specie aliene nei mari italiani rappresentano una delle principali minacce per gli ecosistemi marini locali. La loro introduzione, spesso legata alle attività umane come il traffico marittimo, altera profondamente la struttura e il funzionamento degli habitat acquatici, causando danni significativi alla biodiversità locale e impattando negativamente sulle attività socio-economiche costiere.

L’Italia: un hotspot di vulnerabilità e biodiversità marina

La posizione strategica della penisola italiana, nel cuore del mar Mediterraneo, unita all’intensa attività commerciale e all’alta densità di popolazione costiera rende i suoi mari particolarmente vulnerabili alla diffusione delle specie alloctone. Queste specie sono organismi viventi (animali, piante, funghi, microrganismi) introdotti, volontariamente o accidentalmente, in un’area geografica diversa dal loro areale naturale. Il termine “alloctono” deriva dal greco e significa letteralmente “da un altro luogo”.

Il mar Mediterraneo è un hotspot di biodiversità. [Fonte: google.it/maps]
Figura 1 -Il mar Mediterraneo è un hotspot di biodiversità. [Fonte: google.it/maps]

Nonostante ciò, l’Italia vanta anche una delle più ricche biodiversità marine autoctone del Mediterraneo. Questa coesistenza rende ancora più importante lo studio e il monitoraggio sia delle specie aliene che di quelle native per valutare l’impatto complessivo delle invasioni biologiche.

LifeWatch Italia: dati affidabili per contrastare le invasioni di specie aliene nei mari italiani

La frammentazione e la dispersione dei dati sulle specie marine aliene in Italia hanno finora ostacolato una comprensione completa del fenomeno. Per rispondere a questa crescente minaccia, il progetto LifeWatch Italia ha sviluppato due nuovi dataset completi. Questi strumenti, frutto di un’ampia collaborazione di esperti, raccolgono informazioni dettagliate sia sulle specie aliene nei mari italiani che su quelle native presenti negli ecosistemi marini e di transizione. Questi dataset sono preziosi per la ricerca scientifica, la valutazione del rischio e lo sviluppo di strategie di gestione efficaci per proteggere la biodiversità marina italiana.

Proteggere la biodiversità dei mari italiani

I due dataset, ora disponibili sul sito di LifeWatch Italia, sono un grande aiuto per gli scienziati e chiunque voglia saperne di più sulla biodiversità marina e delle acque di transizione.

Il dataset marino contiene oltre 12.200 osservazioni di specie, raccolte in 91 luoghi diversi e sette tipi di habitat marini (classificati con il Sistema Informativo Europeo sulla Natura, EUNIS, che categorizza gli habitat). Questo permette di capire in quali ambienti vivono le diverse specie. Il dataset delle acque di transizione, invece, ha più di 3.800 osservazioni, provenienti da 23 località e quattro tipi di habitat specifici.

Questi non sono semplici elenchi. Ogni osservazione è un vero e proprio biglietto da visita della specie, con tutte le informazioni essenziali: la sua classificazione (specie, genere, famiglia), dove e quando è stata trovata, il tipo di ambiente in cui vive e, soprattutto, se è una specie aliena o nativa per quella zona.

Dati marini italiani: un beneficio per l’Italia

I due nuovi dataset, frutto di un grande impegno, coprono un’ampia porzione delle coste italiane, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, includendo il mar Ligure, Tirreno, Ionio e Adriatico. Alcune aree sono più documentate di altre, un fenomeno comune nella raccolta dati sulla biodiversità. Proprio questa ricchezza di informazioni permette di individuare le zone meno studiate e di concentrare lì i futuri sforzi di biomonitoraggio.

Mappa delle località marine (croci verdi) e di transizione (cerchi blu) incluse nei set di dati. [Fonte: Di Muri et al., 2023]
Figura 2 – Mappa delle località marine (croci verdi) e di transizione (cerchi blu) incluse nei set di dati. [Fonte: Di Muri et al., 2023]

Questi dataset non solo facilitano l’accesso e il riutilizzo delle informazioni scientifiche, ma sono anche uno strumento concreto per:

  • definire le priorità di conservazione: aiutano a identificare le aree più a rischio o quelle con la maggiore biodiversità da proteggere;
  • migliorare i programmi di monitoraggio: forniscono una base solida per tracciare le specie e individuare rapidamente nuove invasioni;
  • applicare la normativa vigente: supportano le decisioni politiche per ridurre il rischio di nuove introduzioni e controllare la diffusione delle specie aliene già presenti.

Questo strumento, quindi, usa le informazioni su specie autoctone e aliene per stimare l’impatto delle specie invasive sui diversi habitat europei.

Quante e quali specie sono state identificate nei mari Italiani?

I nuovi dataset rivelano un’impressionante biodiversità nei mari italiani.

Il dataset marino è particolarmente ricco: 3.772 specie diverse. Di queste, la stragrande maggioranza, ovvero 3.715, sono specie native dell’ambiente italiano, mentre 59 sono specie aliene. Queste specie sono state classificate in 16 grandi gruppi biologici (phyla). I gruppi più rappresentati sia per numero di segnalazioni che di specie sono:

  • Molluschi (es. conchiglie e polpi)
  • Ochrophyta (un gruppo di alghe)
  • Artropodi (es. crostacei)
  • Anellidi (vermi segmentati)
  • Rhodophyta (alghe rosse)

Il dataset delle acque di transizione (come lagune e estuari) contiene 3.838 segnalazioni e 2.019 specie. Anche qui, le specie native sono la maggioranza (1.925), con 97 specie aliene identificate. Queste sono distribuite in 13 phyla. Per numero di segnalazioni, i Molluschi sono in testa, seguiti da Artropodi, Anellidi, Ochrophyta e Cordati (come i pesci). Per quanto riguarda il numero di specie, gli Artropodi sono il gruppo più numeroso, seguiti da Molluschi, Ochrophyta, Anellidi e Rhodophyta.

Questi dataset rappresentano una risorsa inestimabile per la ricerca scientifica e per le politiche di conservazione. Forniscono, infatti, una base solida per futuri studi sulla biodiversità e per una gestione più efficace delle specie aliene nei mari e nelle acque di transizione.

Bibliografia:

  • Di Muri C, Lazic T, Rosati I, Pierri C, Boggero A, Corriero G, Basset A. Alien and native species in Italian marine and transitional waters. Biodivers Data J. 2023 Apr 27;11:e101464. doi: 10.3897/BDJ.11.e101464. PMID: 38327345; PMCID: PMC10848676.

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Childrens_Museum_of_Indianapolis_-_Atlantic_blue_crab.jpg#filelinks
  • Figura 1 : https://www.google.it/maps/@41.7225398,10.7017831,2162772m/data=!3m1!1e3?hl=it&entry=ttu&g_ep=EgoyMDI1MDYwOS4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D
  • Figura 2 : Di Muri et al., 2023