Luppolo: le sue principali fitopatie (Parte 1)

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Humulus lupulus, meglio conosciuto come luppolo: impossibile non averne mai sentito parlare! Non solo perché con acqua, malto e lievito è uno degli ingredienti essenziali e caratteristici per la birra, ma anche per le sue qualità benefiche note sin dall’antichità. Infatti, il settore erboristico ne riconosce la capacità stimolativa dell’apparato digerente, oltre a quella di valido aiuto per l’insonnia, il nervosismo e altre proprietà. Queste sono dovute soprattutto all’azione di metaboliti secondari prodotti dalla pianta, tra i quali alcuni flavonoidi come lo Xantoumulone, finora trovato solo nel luppolo.

Come tutte le piante, anche il luppolo può essere soggetto a particolari fitopatie che, in alcuni casi, possono rendere il fiore inutilizzabile o portare ad un danneggiamento della qualità dei suoi derivati. Scopriamo insieme in questa prima parte dell’articolo quali sono i principali funghi che attaccano il luppolo, e se volete conoscere tutte le sue fitopatologie non perdetevi la seconda parte!

Luppolo

Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta dioica appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Formato da fusti rampicanti che crescono molto rapidamente, viene generalmente allevato con l’ausilio di tutori che favoriscano la capacità rampicante del tralcio. Allo stato spontaneo, questi fusti solitamente raggiungono i 6 m di altezza; le piante coltivate, invece, crescono fino a 12 m. Gli impianti di coltivazione sono formati soprattutto da piante femminili, moltiplicate per talea. Le piante maschili sono meno impiegate e solo come impollinatori. I fiori sono riuniti in infiorescenze con la caratteristica forma a cono, formata da 3 fino a 7 lobi, e sbocciano da luglio fino ad agosto. Quelli femminili vengono impiegati nella preparazione della birra.

Figura 1: Coltivazione di luppolo [Photo: www.westend61.de]
Figura 1: Coltivazione di luppolo [Photo: www.westend61.de]

Alternaria cone disorder

Si tratta di una fitopatologia del luppolo causata da Alternaria alternata, fungo ascomicete parassita delle piante molto diffuso nell’ambiente. Questo fitopatogeno può colpire una vasta gamma di colture e sverna sui detriti vegetali o sulle piante. Si tratta infatti di uno dei funghi più comuni trovati sulla materia organica in decomposizione derivante dalle coltivazioni di luppolo. Si pensa che l’Alteranaria sp. invada i tessuti dei coni tramite le lesioni meccaniche o ferite provocate dall’alimentazione di insetti. Lo sviluppo della malattia è più elevato quando le lesioni vengono provocate in periodi di bagnatura prolungata o elevata umidità. Le condizioni climatiche che favoriscono il patogeno sono temperature maggiori di 18°C durante la pioggia o elevata umidità.

I sintomi su luppolo variano in base al grado di lesione meccanica ai coni. Queste possono essere limitate a una o poche brattee o, nei casi più gravi, riguardare i coni interi. Il sintomo si presenta inizialmente sulla punta delle brattee come una colorazione bruno – rossastra. Le brattee possono rimanere inalterate o fare assumere ai coni un aspetto a strisce verdi e marroni. Nel caso di danni gravi, i sintomi possono coinvolgere le brattee sottoforma di un imbrunimento che può ricoprire interamente i coni del luppolo. Con la perdita di vitalità, il tessuto vegetale assume una colorazione marrone scuro. In alcuni casi, sulle brattee colpite si può osservare distorsione o avvizzimento dei tessuti.

Come è possibile controllare questa fitopatia? Ecco alcuni accorgimenti:

  • Evitare lesioni meccaniche ai coni di luppolo durante le attività di campo;
  • Adottare buone pratiche colturali: consentono di ridurre l’umidità della chioma, promuovendo la circolazione dell’aria nella vegetazione e programmando i tempi di irrigazione, al fine di ridurre i tempi di bagnatura dei coni;
  • Diminuire i danni ai coni provocati dal vento.

Marciume radicale da Armillaria

Il marciume radicale è una fitopatia comune in numerose specie arboree e arbustive causata dal patogeno fungino Armillaria sp. Questo fungo basidiomicete attacca piante già debilitate o a dimora in terreni troppo compatti o asfittici. I sintomi si manifestano con un iniziale appassimento della pianta. In particolare, la parte aerea può presentare crescita stentata, clorosi, appassimento progressivo delle foglie.

Sintomi caratteristici sono da ricercare a livello radicale. La crescita del micelio, infatti, interessa soprattutto le radici, il colletto e successivamente la zona basale del fusto con la formazione di una patina biancastra (formata dal micelio) sotto corteccia. Esternamente è possibile notare la caratteristica forma a ventaglio. Le radici colpite appaiono depresse ed emanano odore di fungo. I tessuti interni risultano più scuri rispetto a quelli sani, disomogenei. Tipico segno identificativo dell’Armillaria sp. è la facilità con cui si distacca la corteccia attaccata. Si trovano rizomorfe in corrispondenza delle radici, elementi utili a distinguere il marciume da Armillaria sp.. Hanno aspetto simile a piccole radici, sono inizialmente chiare e virano colore al bruno- nerastro. Nei mesi autunnali il micelio produce carpofori, ovvero corpi fruttiferi alla base del fusto e sugli organi legnosi attaccati. Questi vengono comunemente chiamati chiodini, molto apprezzati in cucina.

Figura 2: Micelio di Armillaria sp. sotto la corteccia di una pianta [Photo: Vanessa Vitali].
Figura 2: Micelio di Armillaria sp. sotto la corteccia di una pianta [Photo: Vanessa Vitali].

L’esito finale è la morte della pianta di luppolo, in tempi variabili in base alle condizioni climatiche della zona e dello stato vegetativo. Per controllare (per quanto possibile) questo patogeno, gli impianti di luppolo non dovrebbero essere impiantati dopo colture arboree sensibili ad Armillaria sp. Se fosse necessario, le radici e i ceppi presenti nel terreno devono essere rimossi e distrutti. Ulteriori suggerimenti sono evitare i terreni pesanti e asfittici, e la predisposizione di un impianto di drenaggio utile ad evitare i ristagni idrici.

Black root rot su luppolo

Il marciume della radice nera è una fitopatia causata da Phytophtora citricola, un fungo appartenente alla famiglia delle Peronosporaceae. Questa fitopatia è tendenzialmente più dannosa nelle piante di luppolo coltivate in terreni a falda idrica alta o poco drenati. Particolarmente sensibili risultano i cluster di tipo E-2 e L-8. I sintomi possono provocare avvizzimento, per questo sono spesso confusi con quelli causati dal cancro da Fusarium sp. o da Verticillium sp.

I sintomi si possono riscontrare specialmente a livello delle radici, che assumono un aspetto “impregnato d’acqua”, con annerimento con un netto confine a dividere il tessuto sano da quello infetto. In caso di attacco grave, le foglie di luppolo assumono colorazione giallastra. Nel caso in cui le giovani piante impiantate da poco vengano abbondantemente irrigate per avviare la produzione nel primo anno, queste in caso di infezione da P. citricola possono appassire tardivamente nella stagione. L’avanzamento dell’infezione ed il progredire della fitopatia fa si che le foglie assumano colorazione nerastra e rimangano attaccate alle ramificazioni. Nei casi gravi, le piante possono indebolirsi e morire nel corso dell’inverno o nella primavera successiva.

Altre fitopatie del luppolo

Tra le altre fitopatie fungine che possiamo riscontrare attraversando un campo coltivato a luppolo, troviamo la botrite (Botrytis cinerea), il cancro provocato da Fusarium sp., come Fusarium sambucinum, la peronospora, causata da Pseudoperonospora humuli, oidio, causato dal fungo fitopatogeno Podosphaera macularis e molti altri. Se sei curioso di scoprire quali altri patogeni possono attaccare il luppolo, seguici e cerca il prossimo articolo di fitopatologia di oggi, firmato Beatrice Cavenago! MI RACCOMANDO! NON MANCARE!

Fonti

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