Gerhard Henrik Armauer Hansen

Gerhard Henrik Armauer Hansen (Fig. 1) è stato un medico norvegese, specializzato in dermatologia. Viene ricordato per aver individuato il Mycobacterium leprae, agente eziologico della lebbra, nota anche, e per l’appunto, col nome di “Malattia di Hansen”.

Immagine che ritrae Gerhard Hansen
Fig. 1 – Gerhard Henrik Armauer Hansen (1841 – 1912). Fonte: bergenbibliotek.no

Biografia

Gerhard Henrik Armauer Hansen nacque il 29 Luglio del 1841 a Bergen, oggi una graziosa città universitaria a sud-ovest della Norvegia, situata nella regione delle Vestlandet. Era l’ottavo di ben 15 figli avuti dalla madre, Elizabeth Concordia Schram e dal padre, Claus Hansen.

Iniziò la carriera scolastica frequentando con profitto la Bergen Cathedral School, adiacente all’omonima cattedrale luterana della città.

Si trasferì poi all’Università di Christiania, a Oslo, dove si iscrisse alla facoltà di medicina, laureandosi poi nel 1866.

Spese l’anno successivo prestando servizio nelle suggestive isole Lofoten, arcipelago situato a Nord-Ovest del paese, dentro il circolo polare artico. Qui lavorò come medico per un’azienda di pesca.

Dopo questa breve e non entusiasmante esperienza, fece ritorno a Bergen nel 1868. Qui la sua carriera svoltò molto presto. Iniziò a lavorare nel Lungegaarden Hospital, come assistente del Dr. Daniel Cornelius Danielssen. Era un noto medico che aprì questa struttura nel 1849 con l’intento di curare i pazienti affetti da una grave malattia che stava colpendo duramente l’Europa, e la Norvegia in particolare: la lebbra.

L’attività clinica si accompagnava a quella di ricerca e nel 1869 uscì il suo primo lavoro su questa malattia, dove sono descritte le alterazioni patologiche nei campioni dei malati, con particolare attenzione al tessuto linfatico. Il lavoro era autorevole, ma Hansen voleva dimostrare la natura infettiva di questo male e aveva bisogno di analisi più approfondite sui suoi campioni.

Si trasferì quindi per un breve periodo a Bonn e a Vienna, dove poté acquisire le competenze che gli mancavano in anatomia patologica e nella allora moderna tecnica della microscopia.

Al termine di quel periodo, fece ritorno in Norvegia e nel 1873 pubblicò fiducioso il suo ultimo studio in cui riportò la scoperta di “piccoli corpi rossi” nei campioni di tessuto dei pazienti affetti. Nello stesso anno, sposò Stephanie Marie Danielssen, la figlia del medico per cui lavorava e con cui aveva un grande rapporto. 

Ma proprio quando la sua carriera stava raggiungendo il giusto e meritato apice, tutto iniziò a crollare.

Caduta e rinascita

La sua giovane moglie morì di tubercolosi, sempre nel 1873.

Uno sconforto aumentato dal fatto che la sua pubblicazione venne accolta con scherno da gran parte della comunità scientifica, che ancora non riteneva plausibile una causa microbica alla base delle malattie.
La delusione fu ovviamente grande. Anni di ricerche assidue, di viaggi e studi incessanti non erano bastati per dimostrare ciò di cui era assolutamente certo. Al contrario, ottenne la derisione di molti colleghi, che ritenevano tale teoria come semplice frutto della sua immaginazione.

Fu solo alcuni anni più tardi, quando vennero pubblicati i lavori di Albert Neisser (che tentò di appropriarsi delle sue scoperte), che riuscì pian piano a riconquistare il giusto credito.

Ulteriori studi, insieme alle sue dimostrazioni, lo riportarono sotto i riflettori quando espose la sua teoria a Berlino, nel 1897.

Riottenne la fama che meritava, dopo aver rivoluzionato per sempre la concezione di medicina.

Morì il 12 Febbraio del 1912 per una crisi cardiaca, lasciando una grande eredità al mondo intero.

Focus: la scoperta del Mycobacterium leprae

La lebbra era una malattia già molto nota e di cui esiste una letteratura che arriva fino ai tempi di Plinio il vecchio, che la cita nel suo Naturalis Historia. Di fatto, potrebbe essere tra le più antiche malattie infettive conosciute. 

In Europa era endemica fino almeno al XVI Secolo, quando con le forti migrazioni e il calo demografico si osservò una decrescita dei casi.

Tuttavia, rimaneva ben presente nel nostro continente e nel momento in cui Gerhard tornò a Bergen nel 1868, la Norvegia contava ben 3000 casi, più di qualunque altro paese europeo.

Serve sempre puntualizzare che nella metà del XIX secolo, la natura infettiva delle malattie non era stata ancora dimostrata e tanto meno universalmente accettata, ancorché in quegli anni già diversi studiosi avevano avanzato ipotesi in questo senso.

Così, anche nel caso della lebbra, il Dr. Danielssen, personaggio di assoluta autorevolezza nel campo, restava convinto della causa ereditaria della malattia.

Gerhard Hansen, che era un autentico genio nel suo campo, sapeva che non era così. Ma sapeva anche di avere un grande ed urgente problema davanti a sé: riuscire a dimostrare la sua intuizione rivoluzionaria, che avrebbe cambiato per sempre la storia di quella malattia e non solo.

Gli anni di Vienna furono utili per scoprire i “segreti” della microscopia e dell’anatomia patologica. Grazie a questa esperienza, poté descrivere infatti dei “corpi rossi intracellulari” nel materiale di campioni prelevati dai malati di lebbra, che era sicuro rappresentassero l’agente eziologico responsabile della malattia, che oggi è noto come Mycobacterium leprae.

Ma una comunità scientifica ancora convinta nel fattore ereditario come causa della malattia, unitamente all’intervento divino, si prese gioco di lui.

Invero, nella sua ricerca non riuscì a soddisfare i postulati di Koch, quantomeno accettati dai moderni microbiologi, ed ogni tentativo di isolamento e inoculo su un altro animale fu vano.

Il peso di questo mancato riconoscimento era enorme, ed insieme il nervosismo. La disperazione per tutto questo lo portò purtroppo ad affrontare seri guai, come può capitare a chi non riesce ad accettare una realtà insostenibile.

Per dimostrare la sua teoria, infatti, Hansen prelevò del materiale da un malato di lebbra e lo inoculò in una donna, senza averne il consenso. 

Tale gesto, inaudito e sconsiderato, lo catapultò in un inferno lungo anni, che frenò bruscamente la sua carriera. Il secondo matrimonio nel 1875 fu la sola consolazione di un periodo in caduta libera. A 36 anni soffrì per un ictus e prima dei 40, nel 1880, il tribunale lo giudicò colpevole per la sua grave condotta e lo rimosse dal suo ruolo nell’ospedale di Bergen.

Furono anni difficili, ma erano comunque molti i medici che ne riconoscevano la grandezza, non soltanto all’interno della sua nazione.

Una svolta inaspettata


Nel 1879, infatti, un giovane batteriologo tedesco di nome Albert Neisser andò a Bergen a fargli visita, perché voleva vederci più chiaro riguardo al lavoro di Hansen che aveva letto.

Prelevò alcuni campioni da pazienti infetti e con le sue conoscenze più innovative di tecniche di colorazione di istopatologia, riuscì a confermare l’esistenza di alcuni corpi estranei. A quel punto la microbiologia, grazie ai contemporanei lavori di Pasteur e Koch aveva acquisito maggior credito rispetto al decennio precedente, in cui aveva operato Hansen. Ma Neisser, giovane ed ambizioso, pubblicò la sua scoperta senza dare il giusto credito all’ormai abbandonato medico norvegese.

Fu a questo punto che un’associazione di medici norvegesi accorse in suo aiuto, accusando Neisser di plagio e facendo ottenere ad Hansen il credito di cui meritava.

Forte di questo appoggio, radunò le forze e i suoi anni di studi per un ultimo lavoro a dimostrazione della sua tesi. Serviva solo lo sforzo finale: provare che l’ereditarietà non aveva nulla a che vedere con l’eziologia della malattia. Per fare questo, ricercò i discendenti di alcuni dei malati che erano emigrati negli Stati Uniti. Scoprì che nessuno di loro aveva mai contratto la malattia.

Presentò questi ultimi risultati nella conferenza internazionale sulla lebbra del 1897, a Berlino, con un lavoro tradotto in diverse lingue.

L’intera comunità scientifica fu convinta. Da quel momento in poi, la lebbra verrà conosciuta anche col nome di “Malattia di Hansen”.

Contributo scientifico

Quantificare l’apporto di Gerhard Hansen alla scienza è compito impossibile. Di fatto fu il primo a dimostrare che un batterio poteva essere la causa di una malattia nell’uomo. Erano anni fiorenti per la microbiologia, ma il suo lavoro è da ritenersi un pilastro fondamentale in campo sia scientifico che sociale.

Nei suoi anni di studio si occupò anche di dirigere un giornale e di alcune ricerche sui molluschi. Ma il suo nome è legato indissolubilmente alla sue scoperte sulla lebbra, malattia a cui dedicò l’intera carriera.

Da quel momento in poi, l’approccio alle cure della lebbra e delle malattie infettive in generale non fu più lo stesso. Dal 1885 in poi, tutte le autorità sanitarie d’Europa adotteranno le misure di sicurezza per i malati, obbligando i pazienti all’isolamento. Sebbene considerato un provvedimento crudele, il drastico calo di casi negli anni successivi non poté che confermare la correttezza di questa misura.
Si rivoluzionò quindi il trattamento dei pazienti insieme alla ricerca delle cure, che avverrà non molto dopo grazie ad Alice Ball, che isolò un farmaco efficace a partire da una pianta.

Inoltre, fu grande la spinta per la scoperta di altri agenti patogeni quali causa di malattia nell’uomo. In pochi anni, Robert Koch identificò i batteri causa di antrace e tubercolosi.

Era appena nata l’infettivologia.

Premi e riconoscimenti

Gerhard Henrik Armauer Hansen è ad oggi riconosciuto come uno dei più grandi scienziati mai esistiti. Sono tanti i riconoscimenti che ottenne in tutto il mondo per la sua scoperta.
Divenne direttore del Museo di Storia Naturale di Bergen.

L’università di Copenhagen lo insignì del titolo di dottore.

A Bergen, il museo della lebbra è dedicato a lui e dopo la sua morte, l’Università ha eretto una statua (Fig. 2) e indetto una borsa di studio annuale dedicata a lui.

Statua raffigurante Gerhard Hansen
Fig. 2 – Busto raffigurante Gerhard Hansen, nel giardino botanico di Bergen. Fonte: uib.no

Fonti

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