Il risultato negativo è pur sempre un risultato: parola di Nature

Un mondo scientifico di soli successi

Il mondo della ricerca scientifica, apparentemente, è un mondo di soli successi.

Scienziati, ogni giorno, da ogni parte del globo, pubblicano articoli scientifici ricchi di risultati interessanti, positivi ed incoraggianti. Teorie ben fondate ed esperimenti in grado di trovare sempre la giusta logica e soprattutto in grado di confermare l’ipotesi di partenza. Nei casi più eclatanti questi studi vengono alla luce grazie alla pubblicazione su riviste scientifiche facoltose.

Grazie ai mezzi di comunicazione odierni, da lì il salto è breve. L’articolo viene condiviso ovunque. Stampato dallo studente che sta svolgendo la tesi proprio su quell’argomento, letto dal ricercatore come ispirazione per le sue linee di ricerca, studiato dal dottorando per nuovi esperimenti e, perché no, presto finirà anche in qualche power-point di una lezione universitaria.

In fondo è proprio questo il bello della ricerca scientifica: condividere. Una volta che si ottiene un risultato, che sia una grande o una piccola scoperta, l’obiettivo finale è quello della condivisione, poiché tutti sappiano, poiché tutti progrediscano. 10, 15, 20, 25 pagine ricche di contenuti, idee brillanti ed altrettanto brillanti risultati.

Ma è tutto qui?

L’apparenza inganna

Siamo talmente abituati a leggere pubblicazioni vincenti, che diamo per scontato che tutto il percorso fatto per arrivare a tale eccellenza sia stato positivo, anche perché nessuno mostra il contrario. L’articolo scientifico riporta la fine di un percorso, e tutto ciò che c’è nel mezzo? Tra l’inizio del progetto e la sua fine?

In parole povere, ciò che viene condiviso non è nient’altro che successo. Chiunque metta piede per un periodo nel mondo scientifico però, sa che, per arrivare a tali risultati, vi è un lungo cammino fatto di fallimenti ed esperimenti non riusciti. Lo impara e ci fa i conti ogni giorno.

Proprio ogni giorno, in qualche laboratorio, qualche ricercatore setta i propri esperimenti, prendendo spunto da tali pubblicazioni, li mette in atto ed analizza i dati. In fine, nel suo progetto, per il suo obiettivo, l’esperimento non fornisce il risultato sperato.

Il risultato negativo

Il concetto di risultato negativo, nella scienza è complicato. Esiste ed incute molto timore, ma non viene quasi mai condiviso in una pubblicazione. Nella maggior parte dei casi, questi risultati finiscono nel cestino della spazzatura, cosicché nessuno ne venga a conoscenza. Eppure, se quel ricercatore avesse letto una pubblicazione in cui qualcuno avesse dimostrato la scarsa attuabilità di tali esperimenti, forse non avrebbe perso tempo e fondi per farli. Forse avrebbe attuato migliorie e trovato nuove modalità per progettarlo e magari ne avrebbe guadagnato le risposte che cercava.

Per quanto possa sembrare utopico, questo è ciò che realmente significa: “il risultato negativo è pur sempre un risultato!” .

Fortunatamente, da qualche tempo, qualche rivista scientifica l’ha compreso.

La scelta editoriale di Nature

A febbraio di questo anno, un gruppo di Nature ha deciso di aprire un’intera sezione dedicata ai risultati negativi riguardanti le scienze naturali e cliniche. L’incipit della sezione è il seguente:

I risultati negativi a volte possono sembrare deludenti; in parte perché possono risultare difficili da pubblicare. Scientific Reports riconosce che la condivisione di risultati nulli e negativi è vitale per il progresso scientifico e accogliamo con piacere le richieste riportanti risultati negativi scientificamente validi.”

Non è la prima volta che gli scienziati si battono perché anche il risultato negativo abbia il proprio spazio nelle pubblicazioni scientifiche. Navigando nei siti scientifici infatti è facile imbattersi anche in articoli divulgativi di scienziati volenterosi di mettere in luce i risultati negativi, riconoscendone l’importanza.

Un’esempio eclatante è questo https://doi.org/10.1038/d41586-019-02960-3, prelevato da una sezione di Nature dedicata al dialogo tra i lettori, per condividere le proprie esperienze. In questo mini articolo del 2019, un gruppo di ricerca, alle prese con Crispr Cas-9 nelle piante, si lamenta e fa riflessioni su revisori (coloro che solitamente revisionano l’articolo e decidono se l’articolo sia idoneo per la pubblicazione o meno) che si oppongono alla loro scelta di pubblicare risultati negativi su questa tecnica di ingegneria genetica.

Una riflessione importante

L’articolo lascia veramente spazio a molte riflessioni e si conclude con tali affermazioni: ”Abbiamo bisogno che i revisori e gli editori si impegnino a pubblicare risultati negativi nei loro giornali. Abbiamo bisogno di conferenze accademiche per abbracciare discussioni oneste su esperimenti falliti. Abbiamo bisogno di agenzie di finanziamento per sostenere gli scienziati che producono buoni risultati negativi. E, come scienziati, dobbiamo riconoscere che tutto il lavoro importante dovrebbe essere riconosciuto, indipendentemente dal suo risultato.

Finalmente qualcuno ha accolto queste riflessioni ed ha dedicato un’intera sezione a tale scopo.

Una sezione dedicata ai risultati negativi

La sezione presente su Nature è suddivisa in micro-sezioni: la ricerca medica, l’ecologia, l’immunologia, ed all’interno sono riportate tutte le pubblicazioni con risultati negativi.

Cosa si intende quindi per risultati negativi?

Basta sfogliare un po’ ed il significato risulta facilmente intuibile dai titoli di tali articoli: “L’integrazione di Vitamina D NON previene le recidive il morbo di Graves”, “I corticosteroidi non hanno effetto sulla mortalità di pazienti covid ospedalizzati”, e ancora “I neutrofili non influiscono sulla carica virale e sul picco della malattia durante infezioni da RSV”.

Il risultato negativo perciò è frutto di un qualche esperimento che, a livello tecnico, è riuscito ma che non ha dato il risultato sperato. Sapere che i neutrofili non hanno un’azione importante sul virus respiratorio sinciziale umano (RSV) è sicuramente stato un risultato scoraggiante per il gruppo di ricerca che li ha indagati. Essi pur non trovando la chiave di lettura della patologia, pubblicando tale ricerca, avranno permesso a molti altri, oltre che a loro stessi, di progredire in tale ambito sapendo un tassello in più.

I fallimenti sono parte del puzzle della scienza

Perfetta, inoltre, è l’immagine che Nature ha deciso di fissare accanto a questa sezione: un insieme di tessere di un puzzle ancora in costruzione che piano piano trovano la loro locazione (Figura 1).

tasselli di un puzzle in costruzione
Figura 1: Immagine riportata all’inizio della sezione dedicata ai risultati negativi, a significare come anche questi siano tasselli fondamentali per il progredire della ricerca scientifica. Credit to: [https://www.nature.com/collections/gcifjebabg/]

Un’immagine perfetta in quanto in grado di descrivere coerentemente questa scelta editoriale: anche i risultati negativi sono parti fondamentali del grande puzzle della ricerca scientifica, senza di loro non ci sarebbero molti dei successi che siamo abituati a leggere, vedere e sentire. Fanno parte del processo scientifico che porta alle grandi scoperte e non possono essere messi da parte.  

Normalizzare è la giusta via

Il mondo della scienza è un apparente mondo di successi, dietro di questi c’è un vasto mare di prove, esperimenti falliti e risultati negativi che devono essere normalizzati. Rita Levi Montalcini ha impiegato una vita intera e tanti fallimenti prima di trovare il suo Nerve Growht Factor, Lo stesso accadde a Kary Mullis con la sua PCR e lo stesso accade ogni giorno, nel piccolo mondo di tutti i ricercatori.

È normale ed è giusto esplicitarlo tramite queste scelte editoriali, soprattutto per le nuove generazioni di scienziati che, approdando in questo mondo, si trovano bombardati da soli successi ed al primo fallimento cedono, poiché ritengono di essere loro il problema, di non essere all’altezza, di non saperne abbastanza. Queste “sensazioni” hanno un nome e vengono definite “sindrome dell’impostore”, molto frequente nel mondo della ricerca.

La scelta di Nature è finalmente un passo verso la normalizzazione. Il risultato negativo è pur sempre un risultato, e soprattutto ricordiamo che nella storia della scienza, da alcuni risultati negativi, errori, e risposte inaspettate sono nate grandi cose, Pasteur ne sa qualcosa.

Ilaria Bellini

Fonti:

  • https://www.nature.com/collections/gcifjebabg/
  • https://www.nature.com/articles/d41586-019-02960-3
  • https://portlandpress.com/biochemist/article/42/3/62/225249/Coping-with-imposter-syndrome-in-academia-and
  • Figura 1: https://www.nature.com/collections/gcifjebabg/
  • Immagine di copertina: https://www.franzrusso.it/insideweb/online-e-offline-il-fallimento-come-momento-per-crescere-e-imparare/
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