Malaria durante la gravidanza per proteggere il neonato

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Malaria e gravidanza

Nuovi studi suggeriscono che le madri infettate da malaria durante la gravidanza possano essere d’aiuto nella protezione dei loro neonati. Un gruppo di scienziati del Fred Hutchinson Cancer Research Center (Figura 1) ha appena pubblicato dati che evidenziano come le cellule di una madre possano direttamente agire come parte del sistema immunitario del proprio figlio. Questo si protrae anche dopo la nascita, modificando il rischio, nel neonato, di un’infezione successiva.

Il prestigiose Fred Hutchinson Cancer Research Center
Figura 1 – Il prestigioso Fred Hutchinson Cancer Research Center [Credits: glassdoor.co.uk]

La placenta: il luogo dell’interazione tra mamma e feto

La placenta, da un lato, blocca alcuni agenti infettivi, dall’altro, permette il facile passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dalla madre al figlio. Permette, inoltre, uno scambio unico di cellule tra madre e bambino. Questo scambio prende il nome di microchimerismo.

Il gruppo di ricerca ha esaminato come la malaria possa alterare la condivisione delle cellule madre-figlio durante la gravidanza.
I risultati dello studio sono stati, recentemente, pubblicati nel Journal of Infectious Diseases.

La maggior parte dei bambini trasporta un numero molto piccolo di cellule acquisite dalle loro madri, con un rapporto di 1:100000. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che i bambini nati da madri tanzaniane, infettate da malaria durante la gravidanza e le cui infezioni erano andate in placenta, presentavano molte più cellule materne nell’organismo al momento della nascita. In media si è riscontrato un aumento dell’1%, che è arrivato a superare il 10%, in alcuni casi.

Malaria, gravidanza, infanzia

I ricercatori hanno esaminato 53 campioni di sangue, proveniente dalle madri e dal cordone ombelicale dei loro bambini. Tutti i partecipanti allo studio erano iscritti, anche, ad una precedente ricerca in Tanzania, condotta nel periodo dal 2002 al 2006. Circa la metà di queste donne ha avuto malaria placentare e circa la metà di queste ultime aveva lamalaria placentare infiammatoria. In questo caso è la placenta (Figura 2) stessa che si ammala e può smettere di funzionare correttamente.

placenta
Figura 2 – Feto nella placenta, il legame che ha con la mamma [Credits: ginecologoguastella.it]

Con grande sorpresa, quando il gruppo di ricerca ha esaminato i documenti sanitari dei bambini, ha scoperto che più alti livelli di microchimerismo materno davano una probabilità due volte maggiore di essere infettati da malaria durante l’infanzia. Eppure, sorprendentemente, questi bambini avevano solo la metà delle probabilità di ammalarsi in seguito all’infezione.
Questo suggerisce, quindi, che le cellule trasferite dalle madri, attraverso la placenta, potrebbero conferire una certa protezione contro lo sviluppo della malattia.

I ricercatori hanno anche esaminato i livelli di DNA materno nel sangue del cordone ombelicale dei bambini. Questa analisi è fondamentale per comprendere il livello di microchimerismo materno al momento della nascita. Questo perché non è ancora chiaro quanto questo possa mantenersi nei momenti successivi. Le donne con malaria placentare hanno dato origine a bambini con microchimerismo materno superiore alla media. In più, i bambini nati da madri con malaria placentare infiammatoria avevano livelli ancora più alti.

Studi futuri

La malaria è la principale causa di morte nei bambini di età inferiore a 5 anni. Per questo è molto importante comprendere come il sistema immunitario combatta il parassita. “Questa è una biologia affascinante ed è molto importante analizzarla”, ha spiegato Whitney Harrington, M.D., Ph.D., pediatra presso l’Università di Washington, a Seattle. “Abbiamo sempre considerato l’effetto di un vaccino o di un’infezione come prodotto del sistema immunitario di una persona. Quello che proponiamo nello studio è, in realtà, il prodotto di due diversi sistemi immunitari che interagiscono “.

Gli studiosi sono stati entusiasti dei loro risultati e sono ottimisti sugli studi futuri in questo ambito. In futuro, intendono porre l’attenzione su come le cellule di madre e figlio interagiscano per influenzare il rischio futuro di malaria nel bambino.

Emanuela Pasculli

Fonti

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