Malarioterapia e virus Ebola: dalla malaria la sopravvivenza

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Uno studio, pubblicato il 15 agosto 2016 su “Clinical Infectious Disease”, ha mostrato come i pazienti infettati da virus Ebola avessero piĂą probabilitĂ  di sopravvivere se nel loro sangue veniva rilevata la presenza di Plasmodium (parassita che causa la malaria). Da qui, la possibilitĂ  di utilizzare la malarioterapia!

Storia della malarioterapia: il trattamento con la malaria

Nel 1927, il medico austriaco Julius Wagner-Jauregg (Figura 1) vinse il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina. La sua scoperta riguardava il valore terapeutico dell’inoculazione dei parassiti della malaria nel trattamento della demenza paralitica causata dalla neurosifilide. Nei primi anni del XX secolo, prima della scoperta degli antibiotici, il trattamento del dottor Julius Wagner-Jauregg, comunemente noto con il nome di malarioterapia, è stato utilizzato per il trattamento di pazienti affetti da sifilide. Egli inoculava i pazienti con specie trattabili di malaria (Plasmodium vivax), in cui le febbri estreme, dovute alla parassitosi, erano sufficienti per uccidere i batteri sensibili al calore. Nonostante quasi il 15% dei pazienti sia morto di malaria, questo trattamento li ha salvati dalla morte, quasi certa, per sifilide.

Julius Wagner-Jauregg, il medico della malarioterapia
Figura 1 – Julius Wagner-Jauregg, il medico austriaco che per primo utilizzò la malarioterapia [Credits: britannica.com]

Malarioterapia per sopravvivere al virus Ebola

Uno studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID), facente parte dell’Istituto Nazionale della salute (NIH) e del Centro per il controllo e la prevenzione delle infezioni (CDC), ha mostrato come i pazienti infettati dal virus Ebola avessero una probabilitĂ  di sopravvivenza superiore al 20%, se co-infettati con parassiti del genere Plasmodium. Inoltre, parassitemie superiori (percentuale di parassiti nel sangue) sono correlate con un aumento dei tassi di sopravvivenza al virus.
Gli scienziati non stanno sostenendo apertamente il metodo del dottor Jauregg. Tuttavia, sono fiduciosi che, con il loro lavoro, si avrĂ  piĂą probabilitĂ  di curare in maniera efficiente malattie causate da agenti patogeni molto virulenti, come l’Ebola. I risultati di questo studio sono stati pubblicati recentemente nella rivista Clinical Infectious Disease.

Lo studio

In un laboratorio diagnostico, istituito in Liberia da NIH e CDC, gli scienziati hanno testato 1868 campioni di sangue. Il sangue proveniva da individui in cerca di cure per una possibile infezione da virus Ebola. I risultati dell’analisi dei campioni hanno confermato l’infezione da virus Ebola in 1182 campioni. Di questi, 956 sono stati analizzati per ricercare la presenza di parassiti Plasmodium, e, da questa analisi, 185 campioni hanno dato risultato positivo.

Sorprendentemente, il 58% dei co-infettati è sopravvissuto (Figura 2), contro il 46% di coloro che avevano contratto il solo virus Ebola. Inoltre, quelli con i piĂą alti livelli di parassitemia hanno mostrato un tasso di sopravvivenza dell’ 83%.

Figura 2 – Nei grafici è possibile osservare il tasso di sopravvivenza dopo co-infezione [Credits: Rosenke,K et al.]

I pazienti, visitati presso l’unitĂ  di trattamento, durante l’epidemia di Ebola, hanno ricevuto tutti i farmaci antimalarici. Tuttavia, i ricercatori hanno sostenuto che questo non avesse alcun rapporto con lo studio. Esperimenti, condotti separatamente negli Stati Uniti, Hanno dimostrato come il trattamento con farmaci antimalarici non influenzasse la sopravvivenza in topi di laboratorio, infettati con il virus Ebola.

Quale sarĂ  il prossimo passo?

Il team di ricerca si sta ora dedicando ad individuare un meccanismo che possa spiegare l’associazione tra infezione da Plasmodium e sopravvivenza a infezione da virus Ebola, con la speranza di scoprire nuove modalitĂ  di trattamento di quest’ultima.

“La parassitemia dovuta al Plasmodium è associata ad un aumento della probabilitĂ  di sopravvivere all’infezione da virus Ebola. Ulteriori ricerche sono però necessarie per comprendere il meccanismo molecolare alla base di questo fenomeno straordinario e tradurlo, quindi, in opzioni di cura per l’infezione da virus Ebola“, hanno concluso i ricercatori.

Emanuela Pasculli

Fonti

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