Sarcocystis: quando il carpaccio di manzo diventa verde

La sarcosporidiosi, o sarcocistosi, è una parassitosi negletta il cui agente eziologico fu osservato per la prima volta in un topolino domestico a metà dell’Ottocento; occorsero tuttavia più di altri 120 anni per identificare lo sconosciuto artefice di questa parassitosi come un parente stretto del ben più noto Toxoplasma gondii. A distanza di pochi decenni, il genere di protozoi protagonista di questa scoperta fu riscontrato in numerosi altri animali domestici e selvatici, ed è tutt’oggi oggetto di continui aggiornamenti grazie alla frequente identificazione di numerose nuove specie.

Descrizione di Sarcocystis spp.

Il genere Sarcocystis comprende oltre 200 specie di parassiti protozoi diffusi in tutto il mondo, che presentano un ciclo vitale a due ospiti; tra questi si annoverano moltissimi vertebrati, inclusi uccelli, rettili, pesci e mammiferi (Figura 1). Quest’ultimo gruppo comprende i primati, che possono diventare ospiti definitivi di tre specie zoonotiche consumando carne cruda o poco cotta di suidi infetti da S. suihominis, o di bovini infetti da S. hominis o S. heydorni. Gli esseri umani possono inoltre divenire ospiti intermedi di una specie di Sarcocystis diffusa nel Sudest asiatico, S. nesbitti, il cui ciclo vitale, ancora poco noto, sembra includere i serpenti in qualità di ospiti definitivi.

Con il trascorrere degli anni e con il miglioramento delle tecniche di indagine molecolare, il genere Sarcocystis si sta arricchendo di nuovi componenti. Fino a pochi anni fa si riteneva, ad esempio, che solo tre specie di Sarcocystis utilizzassero il bovino come ospite intermedio, ovvero S. hirsuta, S. cruzi e S. hominis, che presentano rispettivamente felidi, canidi e primati come ospiti definitivi. Negli ultimi anni, tuttavia, il frequente ricorso alle indagini molecolari, che sono andate via via affiancando o sostituendo le indagini morfologiche, ha consentito di ampliare notevolmente le nostre conoscenze sulla tassonomia dei protozoi, che risulta in continua evoluzione. È stato così possibile scoprire che il bovino può ospitare, oltre alle specie sopracitate, almeno altre tre specie precedentemente sconosciute, ovvero S. bovifelis, S. bovini e S. heydorni, che utilizzano felidi e primati come ospiti definitivi.

Sarcocystis sp. in muscolo bovino
Figura 1 – Sezione istologica di muscolo di bovino con tre cisti tissutali di Sarcocystis hominis [Fonte: ARS Photo Unit, Public domain, via Wikimedia Commons]

Ciclo vitale di Sarcocystis spp.

Come accennato in precedenza, il genere Sarcocystis è in grado di infettare moltissimi vertebrati, garantendosi così un notevole successo evolutivo. Il ciclo vitale comprende un ospite intermedio, erbivoro o onnivoro, e un ospite definitivo, carnivoro o onnivoro. Sarcocystis sp. è pertanto un parassita dixeno, in quanto necessita di due ospiti per chiudere il proprio ciclo vitale. In questo contesto, il bovino rientra tra gli ospiti di Sarcocystis che generano più interesse dal punto di vista della sanità pubblica, tanto per il rischio zoonosico quanto per le perdite economiche causate agli allevatori.

All’interno della muscolatura dei bovini, che hanno il ruolo di ospiti intermedi, le forme infettanti di Sarcocystis sp., dette bradizoiti, restano in paziente attesa, racchiuse all’interno di cisti tissutali microscopiche o macroscopiche definite, non a caso, sarcocisti. Questa fase si interrompe quando l’ospite definitivo desiderato da Sarcocystis sp., sia esso un cane, una volpe, un gatto o un essere umano, ingerisce parte del bovino infetto: è grazie a questo evento che il protozoo può portare a compimento il proprio ciclo, svolgendo la sua fase di riproduzione sessuata nell’intestino del nuovo ospite e liberando infine le oocisti generate nell’ambiente, tramite le feci dello sfortunato animale infestato. Le due sporocisti contenute in ogni oociste, ciascuna a sua volta contenente quattro sporozoiti, attenderanno quiete di essere ingerite da un altro bovino di passaggio, per poter proseguire il proprio ciclo e garantire così la sopravvivenza e la diffusione di Sarcocystis sp. (Figura 2).

Ciclo vitale di Sarcocystis hominis e Sarcocystis suihominis
Figura 2 – Ciclo vitale di S. hominis e S. suihominis [Fonte: Dubey, 2015CC BY 4.0]

Patogenicità e sintomatologia

Gli ospiti definitivi delle diverse specie di Sarcocystis solitamente non manifestano sintomi. Nel caso degli esseri umani, tuttavia, oltre alle infezioni a decorso asintomatico o paucisintomatico, sono riportati casi di infezioni manifestatesi con sintomi gastroenterici di entità variabile, inclusi nausea, dolori addominali, vomito e diarrea.

Gli ospiti intermedi, al contrario, presentano una sintomatologia di gravità differente a seconda della specie di Sarcocystis e del numero di sporocisti ingerite. Generalmente, le specie di Sarcocystis che presentano i canidi come ospiti definitivi sono considerate le più patogeniche. Contestualmente alla formazione di cisti tissutali, a partire dalla quarta settimana seguente l’infezione, gli ospiti intermedi possono manifestare febbre, anoressia, diarrea, debolezza, deperimento generalizzato, mialgia, miopatie infiammatorie, aborto e, talvolta, morte.

Miosite eosinofilica bovina

È proprio qui che si inserisce il carpaccio di manzo a macchie verdi presente nel titolo di questo articolo; la miosite eosinofilica, diffusa maggiormente nei bovini, in cui è nota come BEM (Bovine Eosinophilic Myositis), è infatti una miopatia che comporta la comparsa, nella muscolatura dell’ospite infetto, di lesioni focali o diffuse di color verde intenso, che tendono a ingrigirsi con l’ossidazione (Figura 3). Tali lesioni sono contraddistinte istologicamente dalla presenza di fibre muscolari degenerate e da un’infiammazione caratterizzata prevalentemente da granulociti eosinofili; al centro delle lesioni sono spesso riscontrabili diverse specie di Sarcocystis, i cui antigeni sembrano essere responsabili di questa importante risposta immunitaria.

Nella maggior parte dei casi, la miosite eosinofilica è riscontrata nei bovini affetti prima della messa in commercio della carne. Ciò nonostante, seppur raramente, può capitare che tali lesioni sfuggano alle fasi di controllo, e arrivino fino al banco del macellaio. Ora lo sapete: se scorgete una colorazione anomala nella vostra tartare di carne, potrebbe esserci un Sarcocystis che attende fiducioso nel vostro piatto!

Muscolo di bovino affetto da miosite eosinofilica
Figura 3 – Muscolo di bovino affetto da miosite eosinofilica con lesioni diffuse e focali [Fonte: Rubiola et al., 2021CC BY]

Fonti

Crediti immagini

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Selene Rubiola

Sono laureata in Medicina Veterinaria presso di Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università degli Studi di Torino, all'interno del quale ho svolto e conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Veterinarie per la Salute Animale e la Sicurezza Alimentare. Attualmente sono un'Assegnista di Ricerca presso il settore di Ispezione degli Alimenti; mi occupo di parassiti a trasmissione alimentare e tecnologie di Next Generation Sequencing applicate allo studio del microbiota, del microbioma e del resistoma delle matrici alimentari di origine animale.

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