Malattie esantematiche virali: la rosolia

Caratteristiche

La rosolia è una malattia infettiva esantematica virale, con manifestazione acuta, causata da un virus appartenente alla famiglia dei Togaviridae, il Rubella Virus. Insieme al morbillo, la varicella, la pertosse e la parotite, è una delle infezioni pediatriche più comuni.
Per “malattie esantematiche” si intendono quelle patologie caratterizzate dalla comparsa di un esantema, cioè di alterazioni della pelle (Fig. 1). La rosolia infatti colpisce principalmente la pelle e le linfoghiandole.

esantema
Figura 1 – Manifestazione cutanea di una malattia esantematica (Fonte: www.amicopediatra.it)

Particolare attenzione dev’essere posta a questa malattia soprattutto se contratta in gravidanza. Infatti, in particolare nei primi mesi, può avere effetti teratogeni e portare al rischio di gravi malformazioni. In particolare, i nascituri possono presentare ritardi di crescita, cataratta, sordità, difetti cardiaci congeniti, difetti in altri organi, disabilità intellettuali.
Il virus della rosolia è altamente contagioso e si trasmette per aerea, attraverso saliva, tosse, starnuti o per contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. La trasmissione può anche essere verticale (anche detta “Sindrome da rosolia congenita”), se la donna in gestazione è infetta, non immunizzata, e trasmette il virus al feto attraverso la placenta. La trasmissione verticale avviene nel 90% dei casi. L’Organizzazione mondiale della sanità stima in circa 110.000 i bambini che nascono ogni anno con la sindrome da rosolia congenita e devono confrontarsi con le sue conseguenze invalidanti.

Eziologia e patogenesi

L’agente eziologico della rosolia è il Rubella virus (Fig. 2), un virus appartenente al genere dei Rubivirus, famiglia Togaviridae. In quanto Togavirus, è un virus a RNA a singolo filamento, da 9.700 nucleotidi. Ha un involucro esterno lipidico e un nucleocapside a simmetria icosaedrica. La membrana virale, originata dalla membrana della cellula infettata, possiede sulla superficie dei prolungamenti lunghi circa 10 nm costituiti da glicoproteine virali (Fig.3).

Rubella virus al TEM
Figura 2 – Rubella virus al microscopio a trasmissione elettronica (Fonte: www.sciencephoto.com, Cavallini James)
Immagine del virione del Rubella virus
Figura 3 – Rappresentazione grafica del virione del virus della rosolia (Fonte: https://www.microbiologiaitalia.it/virologia/virus-della-rosolia/)

Una volta penetrato nella cellula infettata, l’RNA virale scapsidato funge da RNA messaggero, portando alla sintesi delle proteine virali. Viene sintetizzato un singolo polipeptide che successivamente viene frammentato per formare proteine più piccole. Quando i nucleocapsidi completi acquisiscono l’involucro dalla membrana plasmatica cellulare, il virione diventa infettivo. Si replicano nel citoplasma.
Come unico ospite identificato il Rubella virus ha l’uomo.

Sintomatologia

Le persone infette dal virus della rosolia possono trasmettere la patologia sia durante un’infezione asintomatica, sia da 7 giorni prima fino a 15 giorni dopo l’insorgenza dell’esantema, con particolare contagiosità nel periodo finestra da alcuni giorni prima fino a 7 giorni dopo la comparsa del rash cutaneo. I bambini infettati durante la gravidanza possono trasmettere la malattia anche per diversi mesi dopo la nascita.

Molti casi di rosolia infatti, possono manifestarsi lievemente. Questo può rendere complicata la diagnosi precoce, specialmente nei bambini.

I sintomi più comuni inizialmente comprendono febbre, mal di testa, rinite, infiammazione agli occhi, linfonodi suboccipitali, retroauricolari e cervicali posteriori ingrossati. Successivamente si manifesta l’esantema, sotto forma di una sottile eruzione cutanea rosacea dapprima sul viso, e poi si diffonde rapidamente al tronco, braccia e gambe. L’esantema assume velocemente una morfologia scarlattiniforme (a punta di spillo) e rossastra, e ha durata di 3-5 giorni. E’ stata dimostrata artralgia o artrite nel 70% delle donne adulte che contraggono la rosolia.

Sono stati descritti casi di encefalite, più frequentemente negli adulti, ma comunque rari. Si possono verificare anche emorragie, in circa un caso su 3.000, più spesso nei bambini, per danno ai vasi e alle piastrine. Gli effetti possono durare da giorni a mesi, e la maggior parte dei pazienti guarisce.

Epidemiologia

La rosolia è diffusa in tutto il mondo, in particolare nei Paesi a clima temperato di ritrova prevalentemente nel periodo invernale o in primavera. Grazie alla somministrazione di vaccinazioni però, la sua incidenza è notevolmente diminuita in moltissimi Paesi.
Nel periodo gennaio 2005 – febbraio 2018 in Italia sono stati segnalati 173 casi di rosolia in gravidanza e 88 casi di rosolia congenita.

Secondo i dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in 53 Paesi della Regione europea, sono stati segnalati 10.976 casi di rosolia nell’anno 2018. In Italia, nel 2003, è stato approvato il primo Piano di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc), in linea con le indicazioni della Regione europea dell’Oms, con l’obiettivo di eliminare la trasmissione endemica del morbillo, e di ridurre l’incidenza della rosolia congenita a < 1 caso/100.000 nati vivi. Dal 2013 è stato raggiunto l’obiettivo di riduzione dell’incidenza della rosolia congenita.

Diagnosi e test di laboratorio

Le indagini di laboratorio sono fortemente raccomandate in tutti i casi sospetti per ragioni di salute pubblica. La diagnosi può essere eseguita attraverso esami di laboratorio sul siero (presenza di anticorpi IgM rosolia-specifici, comparsa ex novo o aumento significativo degli IgG specifici) o può basarsi sull’identificazione virale in un campione clinico, tramite la RT-PCR (reazione a catena della polimerasi a trascrittasi inversa). In quest’ultimo caso si possono utilizzare campioni nasali, faringei o di urine.
La diagnosi è confermata dall’aumento ≥ 4 volte del titolo anticorpale tra la fase acuta e quella di convalescenza (dopo 4-8 settimane) ed anche dalla presenza di anticorpi sierici IgM per la rosolia.
Per le indagini epidemiologiche può essere utile anche l’analisi del genotipo.

Terapia e prevenzione

Per la rosolia non esiste un trattamento farmacologico specifico. E’ possibile curare la sintomatologia come febbre, dolori articolari o antibiotici nel caso di concomitanza di altre infezioni batteriche. L’arma più potente è senza dubbio preventiva: questa malattia prima endemica, è stata quasi eradicata grazie allo sviluppo di vaccini specifici.
In Italia attualmente è possibile somministrare un vaccino vivo attenuato combinato Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR). Induce un’immunità che dura oltre 15 anni in più del 95% dei riceventi e non sembra trasmettere l’infezione. Sono previste due dosi del vaccino: la prima dose è somministrata a 12-15 mesi di età, la seconda a 5-6 anni, questo perchè nei bambini nati da donne che hanno ricevuto il vaccino o che sono già immuni sono solitamente protetti dalla rosolia per 6-8 mesi dopo la nascita. Negli adolescenti e adulti mai vaccinati sono previste due dosi a distanza di almeno 4 settimane.

Dal momento che questo virus è particolarmente pericoloso se contratto in gravidanza, le donne in età fertile dovrebbero essere a conoscenza del proprio stato immunitario verso la rosolia. Questo è possibile dosando le IgG specifiche attraverso il rubeotest. Nel caso in cui non siano protette, si dovrebbe effettuare la vaccinazione subito dopo il parto per proteggere dalla rosolia congenita i futuri figli.

Il vaccino infatti non è raccomandato per:

  • Donne in gravidanza o donne che hanno intenzione di intraprendere una gravidanza entro quattro settimane;
  • Persone che hanno avuto una reazione allergica pericolosa a componenti del vaccino, all’antibiotico neomicina o a una precedente dose di vaccino MPR.

Fonti:

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