A spasso nella storia II – Il cancro degli spazzacamini, la prima malattia professionale

Per definizione una malattia professionale è una patologia che si manifesta in seguito all’esposizione ad un fattore di rischio, verificatasi sul luogo di lavoro. Una malattia professionale non deve assolutamente essere confusa con l’infortunio sul lavoro, in quanto tra essi c’è una distinzione netta e precisa. Se di fatti l’infortunio sul lavoro è un evento dannoso che si manifesta nell’immediato, ad esempio la rottura di un arto in seguito ad una caduta, la malattia professionale è una vera e propria patologia che si manifesterà in seguito ad un’esposizione prolungata nel tempo. Ne è un esempio il cancro scrotale, o anche conosciuto come cancro degli spazzacamini.

Figura 1 - Malattie professionali denunciate/riconosciute in Italia
Figura 1 – Malattie professionali denunciate/riconosciute in Italia [Fonte: (puntosicuro.it]

Attualmente in Italia esiste un decreto (D.P.R n. 1124 del 1965) che tutela i lavoratori in caso essi contraggano una di queste patologie. Ma non sempre – purtroppo – è stato così. Anzi, la prima malattia professionale venne identificata nel XVIII secolo e solo dopo molto tempo si ebbero delle prove sperimentali a sostegno della correlazione tra lavoro – insorgenza della malattia. La patologia in questione è un raro tumore della pelle, il carcinoma scrotale, che all’inizio del Settecento si notò essere diffuso particolarmente tra gli spazzacamini. Ma facciamo un passo indietro.

Dove e quando

La nostra storia si svolge nell’Inghilterra di inizio Settecento. Nell’aria si respirava odore di cambiamento, i principi base di quella che sarà la Rivoluzione Industriale iniziavano a farsi spazio. Piano piano le società agricole si avviarono all’industrializzazione, cambiarono, quindi, le richieste energetiche. Se fino a poco prima il combustibile preferito era rappresentato dalla legna, da questo momento in poi il carbone appare l’alternativa migliore e più economica da utilizzare. Esso non veniva usato solo nelle fabbriche o nelle zone industriali, ma anche in ambito domestico. L’uso smodato del carbone ebbe delle conseguenze ambientali davvero spaventose. Le città industriali più grandi, come Londra e Manchester, erano perennemente invase da una fitta nebbia e molto ricorrente era il fenomeno delle piogge acide. Le città si riempirono di ciminiere, le quali erano spesso collegate tra di loro con percorsi contorti e angolati, anziché dritti come siamo abituati ad avere oggi.

Il ruolo degli spazzacamini

In questo contesto diviene di fondamentale importanza il lavoro degli spazzacamini. La conformazione delle ciminiere, però, rendeva difficile lo svolgimento del lavoro da parte di un adulto, per tale motivo iniziarono ad essere reclutati come spazzacamini i bambini. Quest’ultimi, essendo piccoli di corporatura, riuscivano a raggiungere anche gli angoli più stretti del camino, garantendo risultati eccellenti.

Figura 2 - Bambino spazzacamino
Figura 2 – Bambino spazzacamino [Fonte: Sentieri di Viaggio]

All’epoca il lavoro minorile era del tutto normale, basti pensare che nella sola città di Londra erano presenti da 400 a 600 bambini spazzacamini, ciascuno dei quali arrivava a pulire anche 20/25 ciminiere al giorno. Inutile dire che le condizioni di lavoro di questi bambini erano pessime. I maltrattamenti erano all’ordine del giorno e moltissimi furono i casi di morte dovuti ad intrappolamento. Come se non bastasse i piccoli spazzacamini erano continuamente – ed inconsapevolmente – esposti alla fuliggine, un cancerogeno ambientale. Questa continua esposizione portò ad un aumento esponenziale di una particolare patologia: il carcinoma scrotale.

Sir Percival Pott: l’uomo dietro la scoperta

Il primo a comprendere tale correlazione fu il chirurgo Percival Pott. Considerato il “padre dell’ortopedia”, Sir Percival Pott, grazie i suoi numerosi studi, è riuscito a comprendere e a descrivere numerose malattie, tra cui il “Pott’s puffy tumor” del cuoio capelluto o, ancora, fu il primo a descrivere la curvatura patologica della colonna vertebrale. Il suo contributo al mondo scientifico è straordinario.

Figura 3 - Sir Percival Pott
Figura 3 – Sir Percival Pott [Fonte: Percivall Pott: (nih.gov)]

Il cancro degli spazzacamini: il cancro scrotale e la sua strana diffusione

Il carcinoma scrotale è un carcinoma a cellule squamose. Esso era molto diffuso proprio durante il 18° secolo, periodo in cui era diffusa l’esposizione negligente a cancerogeni ambientali sul luogo di lavoro. Tale patologia si diffuse a macchia d’olio, non solo tra i piccoli spazzacamini, ma anche nei lavoratori delle industrie dei distillati di carbone. E cosa più importante, sembra essere stato presente esclusivamente in Inghilterra. Questa strana caratteristica è dovuta a due fattori: in primis, l’esposizione – fin dall’infanzia – ad agenti cancerogeni come la fuliggine. In secundis, la mancanza di adeguate norme igieniche. I bambini, infatti, potevano venire a contatto con la fuliggine anche indirettamente dormendo, ad esempio, nelle coperte che gli spazzacamini avevano precedentemente utilizzato per la loro pulizia.

Figura 4 - Verruca da fuliggine. Disegno di Horace Benge Dobell
Figura 4 – Verruca da fuliggine. Disegno di Horace Benge Dobell [Fonte: ScienceDirect]

Il cancro scrotale era conosciuto tra gli spazzacamini come “Verruca da fuliggine” e veniva considerata come una malattia venerea. Il trattamento, che ovviamente non portava giovamento, prevedeva l’uso di mercuriali. Non era raro che gli uomini stessi andassero a tagliare via la verruca con un coltello. Questa metodica – per quanto selvaggia possa sembrarci – poteva portare ad importanti miglioramenti, soprattutto se la lesione non si era ancora infiltrata.

Le osservazioni di Pott

Il primo a notare una maggiore prevalenza del cancro tra gli spazzacamini fu proprio Percival Pott. Egli riuscì anche a determinare quali fossero i primi segni e manifestazioni della patologia. Capì che non si osservava mai al di sotto dell’età puberale, e forse per tale motivo veniva considerata dai più una malattia venerea. Pott osservò che la progressione della malattia era inarrestabile, egli stesso scriveva: “In poco tempo la malattia pervade la pelle e le membrane dello scroto, impadronendosi del testicolo…” Egli, però, non riuscì mai a provare l’esistenza di una relazione diretta tra fuliggine e cancro scrotale. A farlo fu James Earl, nel 1790. Earl seguiva come paziente un giardiniere che utilizzava la fuliggine per uccidere le lumache, e che mostrava sulla mano sinistra un cancro simile a quello degli spazzacamini.

La ricerca di una dimostrazione

Come spesso accade in questi casi, la vera e propria dimostrazione di tale correlazione tardò ad arrivare. Inizialmente, queste ipotesi non vennero considerate possibili. Molto spesso, infatti, il cancro si manifestava anche anni dopo l’esposizione. Questa cosa, non essendo ancora conosciuto l’effetto cumulativo, era considerata una prova della mancata correlazione. Fu solo all’inizio del ventesimo secolo che, partendo dalle osservazioni di Pott, Richard Douglas Passey dimostrò come indurre il cancro alla pelle con un estratto di fuliggine.

La diminuzione dei casi

In seguito ad alcune morti, e dopo anni di peripezie, nel 1875 venne approvata una legge che vietò ai ragazzi sotto la soglia di 21 anni di lavorare come spazzacamini. Questo divieto portò alla diminuzione drastica dei casi di cancro scrotale. Venne così data una prova ulteriore della correlazione. Più precisamente, il numero di casi in Inghilterra  fu di solo 16 tra il 1910 e il 1912 e continuò a scendere fino a che non si presentarono più casi.

Conclusioni

Capiamo, dunque, come gli studi di Pott sono stati fondamentali per lo studio della genesi tumorale. Ma non solo, da un punto di vista sociale, le osservazioni di Pott hanno portato alla ribalta il problema del lavoro minorile e della sicurezza sul lavoro, e quasi sicuramente hanno contribuito a salvare numerosi bambini da morte certa.

Greta Guida

Fonti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: