I rapporti tra l’uomo e le pandemie

Introduzione

La pandemia di Sars-Cov-2 che sta coinvolgendo tutto il mondo è soltanto l’ennesima malattia da spillover che interessa la nostra storia.

Con questo termine si intende il “salto di specie”, per cui un virus che solitamente si trova in una -o poche- specie animali, compie un “salto” e riesce ad infettarne un’altra, portando all’insorgenza di nuove malattie. Nell’uomo queste patologie sono chiamate “zoonosi”.

Gli agenti eziologici che le causano possono essere diversi: virus, batteri, parassiti o funghi, comprendendo quindi tutto il campo della microbiologia.

Solitamente, la trasmissione animale-uomo avviene tramite ingestione di alimenti contaminati, oppure dopo contatto prolungato.

La storia dell’umanità, dalla nascita delle prime civiltà, è stata condizionata, in più momenti, da tali accadimenti. I casi sono tanti ed emblematici: Peste nera, Vaiolo, Ebola, Influenza. Malattie gravi che, spesso in più occasioni, hanno colpito la popolazione in diverse aree del pianeta.

Eppure, nonostante i tanti casi, non sembra che ci si abitui all’idea che questi avvenimenti siano del tutto naturali, a dispetto delle dietrologie e delle teorie del complotto che hanno sempre accompagnato la discussione sulle malattie. E che comprendono proteste riguardanti misure certamente non nuove (Figura 1).

In tutto ciò, peraltro, sembra esistere un unico filo conduttore quale causa scatenante: l’attività antropica.

Fede di sanità; uno tra i tanti documenti del passato che attestavano lo stato di salute dei viaggiatori.
Figura 1 – “Fede di Sanità”: documento risalente al 1750, che attestava lo stato di buona salute dei viaggiatori [Fonte: tecomilano.it]

Primordi

Probabilmente le pandemie sono nate già 12000 anni fa, durante il Neolitico, quando le piccole popolazioni nomadi iniziarono ad entrare in contatto tra loro e a creare le prime comunità. I primi approcci con animali selvatici per creare gli allevamenti, i depositi di cereali che attiravano roditori e le cisterne d’acqua per l’irrigazione dove proliferavano le zanzare. Tutti questi elementi hanno modificato le attività umane ma anche la circolazione di agenti infettivi sia tra diversi gruppi etnici che tra diverse specie.

E’ lecito pensare, infatti, che molti di questi animali erano in realtà serbatoi di malattie che a lungo andare hanno interessato anche l’uomo, con l’avvento quindi delle prime zoonosi.

Antiche e preziose testimonianze giunte ai giorni nostri hanno permesso di registrare l’esistenza di un’epidemia in Mesopotamia, circa 2000 anni fa. Purtroppo non è ancora chiaro quale fosse la sua natura.

Nell’antico Egitto è più corretto parlare di malattie endemiche, che colpirono la popolazione in certi periodi. Mummie risalenti al 1550-1075 a.C. contengono segni di infezione da Malaria. Gli storici ritengono che queste epidemie siano iniziate dopo la conquista dell’oasi di Fayyum, avvenuta durante il Medio Regno (circa dal 1994 al 1650 a.C.). Qui, la moltitudine di zanzare presenti sul posto ha probabilmente propagato la malattia che colpirà poi gli abitanti anche nei secoli a venire.

La lunga storia del Vaiolo

La storia del vaiolo è piuttosto complessa. Parte presumibilmente dall’India e si diffonde “a macchia d’olio” in Cina e in Egitto, dove sono state trovate tracce in antiche tombe di Faraoni (noto il caso di Ramses V).

L’incontro fra popolazioni differenti, tra la valle del Nilo, fino al bacino del Tigri e dell’Eufrate, un tempo centro della civiltà, ha favorito la propagazione del virus tra i diversi popoli, portando a frequenti epidemie che si sono susseguite nel corso della storia. 

Durante il Medioevo, le epidemie di vaiolo si verificarono soprattutto parallelamente alla crescita demografica e ai movimenti di persone, come nel caso delle crociate.

Bisogna aspettare il XV secolo prima che raggiunga le Americhe, per mezzo dei coloni spagnoli e portoghesi soprattutto, sconvolgendo un intero continente e cambiandone la storia per sempre.

E serivrono secoli prima che la variolizzazione prima e il vaccino poi, ponessero fine ad una malattia che colpiva duramente in tutto il mondo. Curiosamente, anche qui l’accoglienza della profilassi fu in alcuni casi tiepida (Figura 2).

Manifesto anti-vax dei primi del '900.
Figura 2 – Manifesto “anti-vax” del 1902, contrario al vaccino per il vaiolo [fonte: historyofvaccines.org]

La peste: grande protagonista

Sulla Peste, le testimonianze sono certamente più ricche e numerose. Per impatto nella cultura di massa, nella letteratura e per numero di vittime, ha certamente assunto un ruolo preponderante tra tutte le piaghe che in quei secoli sconvolgevano l’umanità.

La famosa “Peste di Giustiniano”, così ribattezzata poiché incorsa durante il regno dell’omonimo imperatore (527-565 d.c.), fu probabilmente il primo caso di peste bubbonica registrato in territorio Europeo. Giunto dall’Egitto fino a Costantinopoli, il morbo si espanse in tutto il territorio dell’impero, causando milioni di morti in pochi anni.

Più fonti arrivano invece dall’epidemia di Peste del XIV secolo, la cosiddetta “Peste nera”. Complici i frequenti scambi commerciali, si diffuse dall’Asia fino in Turchia e Grecia, passando per l’ Egitto e arrivando infine in Italia, nel 1347. Da qui, si diffuse negli anni successivi in tutta Europa, causando almeno 20 milioni di morti e cambiando la percezione del mondo e della società.

Sicuramente le attività umane, inevitabili per lo sviluppo socio-economico, portarono anche a tali conseguenze; il verificarsi di malattie sconosciute e l’intera popolazione mondiale impreparata ad affrontarle.

Questo diede d’altra parte un notevole impulso all’arte e alla letteratura. L’impreparazione medica portò anche alla diffusione di credenze, superstizioni e autentiche campagne d’odio contro alcune categorie di persone, accusate di essere i diffusori del morbo.

Grandi testimonianze arrivano anche dalla “Peste manzoniana”, che in Italia vide il picco nel 1630. La medicina aveva fatto piccoli passi in avanti rispetto a quella dei secoli precedenti, ma non abbastanza da tenere a bada una popolazione che si diede a fughe, disordini, ribellioni e “caccia all’untore”.

Un’altra grande piaga che colpì l’uomo specialmente in quel periodo fu la lebbra. Alcune ricerche, che hanno considerato il genoma di Mycobacterium leprae, fanno risalire alcuni ceppi fino al 400 d.c., anno cui si verificò un’epidemia in Gran Bretagna. La causa della diffusione, secondo alcuni studi, fu il commercio di pellicce di scoiattolo.

L’età industriale

Anche la Rivoluzione Industriale portò con sé conseguenze tangibili dal punto di vista infettivologico. La diffusione del Colera avvenne quando il commercio divenne più intenso, unitamente ai viaggi, favoriti dai nuovi mezzi a vapore che velocizzavano sì i trasporti di persone e merci, ma anche quello di agenti infettivi. 

Il Colera si diffuse quindi dall’India fino in Europa, causando focolai in molte città. L’Italia fu colpita in sei occasioni, tra il 1835 e il 1893.

Anche qui, la medicina non aveva trovato risposte certe e le prime teorie, pur corrette, non vennero accettate. Ne conseguì una certa rabbia nella popolazione, che in più città d’Europa diede luogo a violenze, saccheggi e persino esecuzioni di personale medico impotente.

Nell’era Moderna

Le conoscenze, le pratiche mediche innovative, l’introduzione e applicazione del concetto di “igiene” riuscirono a controllare la proliferazione di queste malattie. 
Ma la storia contemporanea non ha visto calare il numero di episodi epidemici o pandemici, anzi. Le pandemie influenzali rappresentano un esempio chiaro di come la situazione possa precipitare rapidamente ed ineluttabilmente, malgrado i tentativi di limitarne la diffusione.

I ceppi influenzali colpiscono soprattutto suini e volatili (anatre in particolar modo); alcuni di questi hanno avuto un impatto maggiore rispetto ad altri, con conseguenze nefaste.

Favorita dall’epilogo della grande guerra, in Europa l’influenza spagnola flagellò la popolazione tra il 1918 e il 1920, causando milioni di morti. Molti più di quanti ne fece la peste nera (Alla fine della pandemia, se ne stimarono circa 50 milioni in tutto il mondo).

Fu la più devastante, ma non l’unica pandemia influenzale nell’età contemporanea: molti furono gli episodi in Asia, a partire da fine ‘800, ma è più facile ricordare quella del 2009-10: l’influenza suina che, partendo dal Messico, si propagò rapidamente in tutto il globo.

Anche qui non mancarono critiche nella gestione della comunicazione della pandemia, nei confronti dell’OMS, e accuse rivolte alle case farmaceutiche, colpevoli, secondo alcuni, di aver fatto pressione sulla organizzazione stessa affinché alzasse al massimo il livello di allarme a fini economici.

Il caso HIV

La pandemia di AIDS negli anni ‘80 ha avuto un grande risalto mediatico e molta attenzione in tutto il mondo. Questo per tre motivi: l’iniziale alto tasso di mortalità; la lenta ma globale diffusione e Il ruolo dell’opinione pubblica sulla trasmissibilità della malattia, che riguardava soprattutto la sfera sessuale e il coinvolgimento di tossicodipendenti. Comportamenti che venivano stigmatizzati e che in qualche modo circoscrivevano le possibilità di contagio ad un gruppo di individui, che dovette subire forti discriminazioni. Tale processo influì ovviamente sull’andamento della pandemia, poiché in molti purtroppo sottovalutarono il pericolo.

L’origine stessa del virus è stata dibattuta a lungo; si ritiene provenga dall’Africa centrale e che sia una mutazione di un virus delle scimmie (Simian Immunodeficiency Virus), dopo che queste vennero a stretto contatto con l’uomo in seguito all’espansione delle aree di coltura.

I Coronavirus

Protagonisti del passato recente e della nostra attualità, i Coronavirus sono entrati a far parte di quel gruppo di agenti eziologici in grado di provocare seri problemi all’uomo. La rapidità di diffusione, la difficoltà diagnostica, unitamente al fatto che resta l’abitudine presa con l’influenza -per tanti motivi- di uscire di casa malati o lievemente sintomatici, ha posto le basi per sottovalutare la pericolosità sia a livello individuale che collettiva. 

Questa famiglia di virus è comune in alcune specie animali, come pipistrelli e cammelli e le recenti pandemie (Sars del 2002/2003, Mers-Cov del 2012 e Sars-Cov-2 del 2020) sono state quasi certamente frutto di un salto di specie o evoluzione di un ceppo originariamente circolante tra alcune specie di chirotteri.

I frequenti, inevitabili contatti con altri animali e con l’uomo hanno portato a questo esiti. Con ogni probabilità non rimarranno casi isolati.

Le attività antropiche

Da questa rapida panoramica appare chiaro che le attività dell’uomo siano state decisive nello sviluppo delle epidemie e delle pandemie. Ed è naturale a questo punto pensare alla fatalità, intesa anche come risultato inevitabile, di tali accadimenti.

L’esplorazione e la conquista di nuovi territori, il contatto tra civiltà differenti, il progressivo addomesticamento di animali selvatici, lo sviluppo economico e ancora le pratiche di caccia e pesca, le guerre, sono tutti fattori che in qualche modo hanno portato ad avere alcuni sviluppi nefasti. Resta lecito pensare che questi risultati fanno parte della natura stessa e che occorre essere preparati a possibili scoppi di focolai, che devono essere arginati in tempo.

Alla luce della crescita demografica, dei cambiamenti climatici e della conseguente migrazione di masse di persone, questa è sicuramente la sfida principale che dovranno affrontare infettivologi ed epidemiologi.

Le reazioni

La pandemia da Sars-cov-2 ha fatto tanto rumore probabilmente perchè ha colpito una popolazione impreparata non a livello igienico-sanitario, ma a livello sociale.

L’idea di rinunciare al lavoro, ai contatti sociali, alle proprie passioni ha incontrato naturalmente l’ostilità di una collettività che probabilmente si credeva immune e che troppo spesso si dimentica della propria salute.

Rifugiarsi nel negare la pandemia prima e il vaccino poi fa parte di una reazione che l’uomo ha sempre manifestato, fin dai tempi del Vaiolo. La psicologia, la sociologia possono accorrere in aiuto per spiegare questi fenomeni. 

D’altra parte, la scienza e la politica, ciascuno nei rispettivi ambiti, devono unirsi per studiare piani di azione efficaci. Sono molti i virus oggetto di studio in questi anni e che sono tenuti sotto controllo.

Le pandemie fanno parte del nostro mondo, prevenirle ed essere preparati dovrà diventare un dovere civico.

Fonti

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