Un batterio minaccia Pinna nobilis

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By Elisabetta Cretella

Il mar Mediterraneo custodisce tra le praterie di Posidonia oceanica un mollusco gigante. Si chiama Pinna nobilis, comunemente detto nacchera di mare. La sua maestosa conchiglia può superare il metro d’altezza ed offre rifugio a numerose altre specie. Eppure, oggi, tra inquinamento, ancoraggi selvaggi e distruzione degli habitat, è in serio pericolo. Tuttavia, la minaccia più insidiosa è arrivata di recente dal mondo microscopico: un batterio minaccia Pinna nobilis mettendone a rischio la sopravvivenza. I cambiamenti climatici e il riscaldamento delle acque hanno spinto gli scienziati dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a classificare Pinna nobilis come specie in ‘Pericolo Critico’.”

Un passato di sfruttamento: tra artigianato e cucina

Per centinaia di anni, Pinna nobilis è stata una risorsa preziosa per l’uomo, che ne ha utilizzato ogni parte. Anticamente, l’interno madreperlaceo delle sue valve era lavorato per produrre gioielli, bottoni e raffinati oggetti ornamentali. L’aspetto più affascinante del suo impiego storico riguarda il bisso: i robusti filamenti che il mollusco usa per fissarsi alle rocce venivano intrecciati per creare la “seta di mare”, un tessuto di estremo lusso. Questa tradizione affonda le radici nelle epoche greca e romana e ha visto fiorire centri di lavorazione d’eccellenza in Italia meridionale, specialmente a Taranto (in Puglia) e sull’isola di Sant’Antioco (in Sardegna).

Figura 1 - Mentre la tradizione millenaria del bisso (in foto) rischia di scomparire, oggi un batterio minaccia Pinna nobilis e la sua stessa sopravvivenza nel Mediterraneo. [Fonte: Pixabay.com]
Figura 1 – Mentre la tradizione millenaria del bisso (in foto) rischia di scomparire, oggi un batterio minaccia Pinna nobilis e la sua stessa sopravvivenza nel Mediterraneo. [Fonte: Pixabay.com]

Con il passare del tempo, è diventata molto richiesta anche dai collezionisti per la forma particolare della conchiglia e per scopi alimentari.

Intorno alla metà del Novecento, si è diffuso l’uso culinario del muscolo della nacchera di mare, mentre le restanti parti molli venivano impiegate come esca dai pescatori.

Sebbene oggi un batterio minaccia Pinna nobilis mettendone a rischio la sopravvivenza stessa, in passato l’uomo è stato il suo predatore principale.

Pericolo estinzione per Pinna nobilis: le cause

Non è stata solo la pesca a mettere in crisi la specie. Diverse attività umane hanno danneggiato indirettamente il suo habitat, accelerandone la sparizione. Hanno contribuito anche l’inquinamento marino, la frammentazione degli spazi vitali e i danni fisici causati dalle ancore delle barche che sradicano questi molluschi dal fondo.

Questa combinazione di fattori ha innescato uno spopolamento drastico in tutto il Mediterraneo, diventato particolarmente evidente e preoccupante a partire dalla fine degli anni ’80.

Pinna nobilis oggi: tra malattie e riscaldamento globale

Negli ultimi tempi, la scomparsa di questa specie ha subito una forte accelerazione, rendendo ormai concreto il pericolo di estinzione per Pinna nobilis. La causa principale è una violenta epidemia che sta colpendo le sue popolazioni in tutto il Mediterraneo. I suoi nuovi nemici non sono solo batteri e virus, ma anche protozoi che ne attaccano i tessuti vitali.

Il riscaldamento dei mari crea un doppio danno: da un lato indebolisce le capacità riproduttive della nacchera di mare, dall’altro crea l’ambiente ideale per la proliferazione dei microrganismi che la fanno ammalare. Per queste ragioni, l’IUCN l’ha inserita nella lista rossa, definendola in “Pericolo Critico”, ovvero a un passo dall’estinzione definitiva.

Un batterio minaccia Pinna nobilis: si chiama Mycobacterium sherrisii

Per anni si è pensato che l’alta mortalità di questa specie fosse dovuta ad un parassita (Haplosporidium pinnae). Recentemente, però, gli scienziati hanno scoperto un altro complice: Mycobacterium sherrisii. Si tratta di un batterio che colpisce l’uomo e gli animali con difese immunitarie basse e che ora sta causando gravi infiammazioni ai molluschi in tutto il Mediterraneo. E’ stato trovato lungo quasi tutte le coste italiane: Campania, Sicilia, Sardegna, Toscana, Puglia, Abruzzo, Veneto, Croazia, Spagna e Grecia.

Il declino della nacchera di mare nel Mediterraneo ricalca quanto già avvenuto in passato alle barriere coralline caraibiche, danneggiate da batteri fecali provenienti dalla terraferma.

Inoltre, il riscaldamento globale favorendo l’aumento della temperatura dell’acqua aumenta l’apporto trofico che a sua volta crea l’ambiente ideale per la riproduzione di questi microrganismi nocivi. Allo stesso tempo, l’inquinamento indebolisce le difese naturali, rendendo Pinna nobilis incapace di reagire alle malattie.

Oltre ai batteri, la specie deve fare i conti con l’azione diretta dell’uomo: le ancore delle barche che rompono le conchiglie e le reti a strascico che distruggono i fondali peggiorano drasticamente le sue possibilità di sopravvivenza.

Le leggi a tutela di Pinna nobilis

Oggi sappiamo che un batterio minaccia Pinna nobilis mettendo a rischio la sopravvivenza della specie, ma l’impegno per proteggerla ha radici lontane. Il tentativo di salvaguardarla non è recente: già dagli anni ’90, l’Europa l’ha inserita nella Direttiva Habitat (92/43/CEE) e nella Convenzione di Barcellona, rendendola ufficialmente una specie protetta a livello internazionale. Anche l’Italia ha recepito queste norme, inserendo Pinna nobilis tra le specie di massima priorità nei monitoraggi della Strategia Marina nazionale (D.Lgs. 190/2010 art. 11).

Purtroppo, la legge da sola non basta. Nonostante i divieti, persistono problemi gravi come il bracconaggio e una scarsa attenzione alle regole di navigazione e ancoraggio in alcune zone, che complicano ulteriormente la lotta contro le malattie e il degrado del suo habitat.

Figura 2 - Un esemplare di Pinna nobilis tra le praterie di Posidonia oceanica, oggi in pericolo di estinzione. [Fonte: Pixabay.com]
Figura 2 – Un esemplare di Pinna nobilis tra le praterie di Posidonia oceanica, oggi in pericolo di estinzione. [Fonte: Pixabay.com]

Per rallentare ed evitare l’estinzione di questo mollusco, la comunità scientifica ha unito le forze in diverse iniziative internazionali. Una delle più importanti è il progetto Life Pinna, sostenuto dall’Unione Europea. L’obiettivo principale è individuare e proteggere i rari esemplari ancora in vita tra l’Adriatico e il Mediterraneo occidentale.

La vera sfida, però, si gioca in laboratorio: i ricercatori stanno mettendo a punto tecniche innovative per allevare questi molluschi in cattività. L’idea è quella di far crescere esemplari più forti e resistenti alle malattie, per poi riportarli in mare e ripopolare le aree dove la specie è ormai scomparsa. Se questo metodo avrà successo, potrà essere applicato su larga scala in tutto il Mediterraneo, offrendo una seconda possibilità di sopravvivenza a questo straordinario gigante marino.

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