La peste: un fil rouge tra storia e attualità

Parlare di peste ai tempi di oggi può sembrare piuttosto anacronistico; in realtà questo nemico silenzioso è più attuale di quanto si pensi. Corsi e ricorsi storici ci insegnano che tutto accade ciclicamente: esiste un fil rouge che abbatte ogni barriera cronologica e il nostro compito è quello di rintracciarlo e comprenderlo al meglio. Ecco dunque alcuni elementi interessanti da prendere in considerazione quando ci si imbatte in questo tipo di malattia.

Caratteristiche

La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersinia pestis, un cocco-bacillo gram-negativo a forma di bastoncino, appartenente alla famiglia Yersiniaceae, capace di crescere e moltiplicarsi a temperature comprese tra 0°C e 20°C. E’ una zoonosi, malattia infettiva che può essere trasmessa dall’animale all’uomo, direttamente o indirettamente.

Rappresentazione di cocco-bacillo gram-negativo Yersinia pestis, agente eziologico della peste.
Figura 1 – Micrografia elettronica a scansione che rappresenta una massa di batteri Yersinia pestis nell’intestino di una pulce infetta [Fonte: Wikipedia.org]

Si tratta di un’infezione molto grave, in particolar modo nelle forme setticemiche (infezione sistemica causata da batteri circolanti nel sangue) e polmonari. Inoltre, è estremamente contagiosa e può scatenare gravi epidemie attraverso il contatto da persona a persona.

Eziologia e patogenesi

Il bacillo Y. pestis è l’agente eziologico di tutte le manifestazioni cliniche della peste. Lungo 1-3 μm e largo 0,5-0,8 μm, fa parte del gruppo dei batteri “non coliformi”, batteri che non sono in grado di fermentare il lattosio. La sua fermentazione è acido-mista e si sviluppa meglio in terreni di coltura contenenti sangue. E’ in grado di svilupparsi a temperature comprese tra i 4 e i 40°C con un pH ottimale pari a 7,2-7,6. Y. pestis venne isolato per la prima volta dallo scienziato Alexandre Yersin, a seguito dell’epidemia scoppiata ad Hong Kong nel diciannovesimo secolo.

Il principale ospite del batterio è il ratto, mentre il vettore è la pulce. Gli studi affermano che la trasmissione dai ratti agli umani avviene attraverso la Xenopsylla cheopis: quando la pulce punge un ratto infetto per cibarsi del suo sangue attira il batterio nel suo esofago dove poi si moltiplica, causando l’ostruzione del proventricolo. Le pulci tendono a spostarsi verso ospiti alternativi: l’uomo. Una volta che un soggetto sano viene punto, nell’atto di deglutire rigurgita il batterio trasmettendolo nel suo sangue.

Segni e sintomi

I soggetti infetti solitamente sviluppano una malattia febbrile acuta con altri sintomi sistemici non specifici dopo un periodo di incubazione che va da 1 a 7 giorni come l’improvvisa comparsa di febbre, brividi, debolezza, dolori alla testa e al corpo, nausea e vomito.

Le modalità di trasmissione della malattia differiscono a seconda del tipo di peste riscontrata. Elenchiamo tre principali forme di infezione:

  • peste bubbonica: forma più comunemente riscontrata, è generata dal morso di pulci o di pidocchi, di animali selvatici o domestici infetti. E’ chiamata bubbonica per via dell’ingrossamento delle ghiandole linfatiche. A seguito del morso, Y. pestis viaggia attraverso il sistema linfatico fino al linfonodo più vicino nel quale si replica. Il linfonodo diventa infiammato, teso e doloroso. Spesso, nella sede del morso delle pulci, si generano lesioni cutanee primarie come papule, ulcere, pustole o escare. Il paziente risulta delirante, confuso, agitato e scoordinato. Il tasso di mortalità nei pazienti non trattati è di circa il 60% e la maggior parte dei decessi è causata dalla setticemia in 3-5 giorni. La peste bubbonica, solitamente, non si trasmette da persona a persona.
  • peste polmonare: forma più virulenta, insorge a seguito dell’inalazione di goccioline emesse da pazienti infetti. Il tempo di incubazione è da 1 a 4 giorni. Esistono due forme: peste polmonare primaria e secondaria. La primaria ha un periodo di incubazione di 2-3 giorni, seguita da un esordio acuto con febbre alta, tachicardia e cefalea di grave entità. La tosse si sviluppa entro 24 ore. L’escreato, inizialmente mucoso, diventa rapidamente striato di sangue. Sono presenti tachipnea e dispnea, ma non c’è dolore toracico pleurico. La peste polmonare secondaria, invece, è più comune rispetto alla primaria e deriva dalla diffusione ematogena di microrganismi da un bubbone o da altri focolai di infezione.
  • peste setticemica: è una complicanza delle due forme di peste descritte. Il tempo di incubazione è da 1 a 4 giorni. Il paziente può presentare dolore addominale dovuto ad una linfadenopatia mesenterica (nel 40% dei casi). Può essere mortale prima che compaiano le manifestazioni polmonari o bubboniche.

Epidemiologia

Secondo le statistiche, la maggior parte dei casi di peste umana viene registrata in Sudafrica e nell’Africa orientale, nell’Asia centrale, nel subcontinente indiano, nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente. L’ultima epidemia urbana di peste negli Stati Uniti si è verificata nel 1924-25, a Los Angeles, e da allora la malattia si è manifestata soprattutto nelle aree rurali con un ritmo di 10-15 casi all’anno, soprattutto in due zone, quella del New Mexico, nord Arizona e sud Colorado e tra California, sud dell’Oregon e Nevada occidentale. In Sudamerica, ci sono ancora due zone di attività della malattia, la regione andina montagnosa (in Bolivia, Perù ed Ecuador) e in Brasile. La peste è assente in Europa e in Australia.

Diffuse per millenni e in ogni parte del mondo, le epidemie di peste hanno avuto dimensioni tali da stravolgere la società e l’economia di intere aree geografiche. Oggi la peste rappresenta una malattia temibile e diffusa in varie regioni del pianeta: dal 2010 al 2015 sono stati registrati nel mondo circa 3248 casi, di cui 584 decessi. Attualmente i paesi più colpiti sono il Peru, il Madagascar e la Repubblica Democratica del Congo.

Rappresentazione dei casi di peste nel 2016 nel mondo.
Figura 2 – Focolaio di peste nel mondo (2016) [Fonte: WHO]

Le regioni più povere del mondo sono identificate come i principali focolai della malattia, soprattutto a causa della scarsa igiene. Grazie ai grandi passi in avanti fatti dalla medicina con antibiotici e nuove terapie, la peste è diventata una malattia da poter gestire.

La peste nella storia

Fu lo storico greco Tucidide a descriverci, per la prima volta, la disastrosa epidemia di peste che colpì Atene nel 430-429 a.C., descrivendone sintomi ed effetti della malattia. La peste non risparmiò neanche Roma nel 166 d.C. decimando la popolazione e lasciandola in rovina. La storia ci racconta che si propagarono ben altre due pestilenze tra il 260 e il 270 d.C. tra le file dell’esercito romano in lotta contro i Barbari.

Senza dubbio la più famosa epidemia della storia, identificata come morte nera, fu quella che colpì l’Europa tra il 1347 e 1351: si combatté contro un nemico invisibile che generò la morte di quasi un terzo della popolazione del vecchio continente nel giro di cinque anni. Nel ‘600 l’Europa venne nuovamente colpita dall’infezione arrivando anche nel Nord Italia, diffondendosi rapidamente e creando gravi danni al sistema economico e sanitario dell’epoca.

Ora come allora: pandemie a confronto

Sono numerose le testimonianze storiche che ci descrivono gli eventi che hanno travolto interi continenti, rendendo inevitabile il raffronto con ciò che sta accadendo nel 2020 con l’attuale pandemia.

Difatti, il Coronavirus ha gettato l’Italia in una situazione che, seppur meno romanzata, ci ricorda a distanza di 400 anni la pesta manzoniana. Sono molte le analogie che possiamo tracciare, partendo dal territorio di diffusione: Milano, Bergamo, Padova, Treviso, Venezia, Verona sono territori fertili delle due pandemie. Ma non solo: anche la quarantena, o isolamento personale, infatti, è un ulteriore elemento che accomuna le metodologie attraverso cui gestire e trattare casi di malattie ignote. Gli attuali ospedali COVID non sono un’invenzione recente: il fil rouge con la storia ci conduce ai lazzaretti di manzoniana memoria, luoghi deputati alla cura specifica e sperimentazioni mediche sui malati di peste.

Immagine rappresentante il lazzaretto di Milano, luogo deputato ai malati di peste
Figura 3 – Lazzaretto di Milano [Fonte: Wikipedia.org]
Rappresentazione di un reparto Covid nella città di Wahan.
Figura 4 – Centro Covid nella città di Wuhan, primo focolaio nel mondo [Fonte: Wikipedia.org]

Un’altra analogia la riscontriamo nelle fosse comuni, una macabra pratica, ma alle volte inevitabile, che accomuna le popolazioni a distanza di secoli. Questa è la dimostrazione che l’orrore e la paura non hanno né barriere cronologiche, né confini.

Rappresentazione delle fosse comuni durante la peste, presso Poveglia, Isola dei morti di Venezia
Figura 5 – Fosse comuni in tempi di peste [Fonte: Foto che segnano un’epoca]
Rappresentazione delle fosse comuni a New York durante l'attuale pandemia.
Figura 6 – Fosse comuni in tempi di Covid-19 [Fonte: Avvenire.it]

Sebbene i tanti anni passati, i presidi protettivi utilizzati dei medici nel periodi di peste ci rimandano ancora alla situazione vigente.

Rappresentazione dei presidi medici utilizzati durante la peste.
Figura 7 – Indumento del “medico della peste” [Fonte: Camacana.com]

I medici indossavano una lunga tonaca nera fino alle caviglie, un paio di guanti, scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco nel quale erano contenute essenze aromatiche e paglia che agivano da filtro e che, secondo le credenze dell’epoca, avrebbero dovuto impedire il passaggio degli agenti infettanti. Con gli anni i dispositivi medici sono stati potenziati e resi sempre più sicuri ed efficaci. Oggi, mascherine e camici bianchi ci rinviano inevitabilmente agli scenari dei secoli precedenti.

Rappresentazione dei dispositivi di protezione del personale sanitario durante l'attuale pandemia.
Figura 8 – Dispositivi protettivi utilizzati dal personale sanitario durante il Covid-19 [Fonte: cronacheancona.it ]

Diagnosi

Un’adeguata diagnosi è fondamentale per il successo del trattamento del paziente e per limitare la diffusione di una epidemia. La peste può essere confermata attraverso accurati esami di laboratorio. La diagnosi si basa sull’isolamento del batterio prelevato dal bubbone, dal sangue, dall’espettorato o dal siero. Il patogeno si sviluppa su diversi terreni di coltura, quali l’agar MacConkey, l’agar cuore-cervello e l’agar sangue, ad una temperatura ottimale compresa tra 26 e 28°C. Per l’incubazione è necessaria una temperatura ottimale di 37°C perché si produca l’antigene F1. Dopo 24 ore il bacillo Y. pestis sarà visibile.

Test strumentali e di laboratorio

I pazienti che presentano sintomi o segni di infezione polmonare possono essere sottoposti a una RX toracica, la quale può rivelare nell’immediato una polmonite progressiva nella peste polmonare.

Nel 2003 è stato messo a punto un test rapido per la diagnosi di peste polmonare e bubbonica, che consente il rilevamento degli anticorpi entro 15 minuti. Può essere eseguito un test di inibizione dell’emoagglutinazione dell’antigene F1 nel campione biologico prelevato ma anche test di immunofluorescenza e immunoenzimatici al fine di rilevare l’antigene F1 o il suo relativo anticorpo. La PCR non è comunemente usata anche per una sua relativa inaffidabilità nel rilevare il batterio.

Terapia

E’ molto importante diagnosticare la malattia entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi. In questo modo può essere trattata con successo attraverso la somministrazione di antibiotici quali gentamicina, tetraciclina, cloramfenicolo, terapia raccomandata anche per coloro che entrano potenzialmente a contatto con un paziente infetto, al fine di prevenire l’insorgenza della malattia. E’ comunque importante iniziare una terapia quanto prima per evitare rapidi decorsi fino alla morte del soggetto.

Una forma preventiva efficace è sicuramente anche l’informazione delle persone a seguito della presenza di peste nell’ambiente e il consiglio di prendere precauzioni contro il morso di pulci.

Per i pazienti con peste bubbonica sono sufficienti le abituali precauzioni di isolamento. Per i pazienti con peste polmonare invece, si richiede rigoroso isolamento respiratorio.

Prevenzione

La peste, come tutte le malattie infettive, si può prevenire con la massima igiene sia personale che dei luoghi pubblici. E’ importante disinfestare gli ambienti dall’eventuale presenza di ratti o altri roditori selvatici, i quali potrebbero essere portatori di pulce responsabile della trasmissione del batterio.

Fonti

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